La Tribù di Piero Pelù e il bisogno di essere ribelli

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“Non sono mai impazzito per chi si toglie dal mondo, preferisco chi ci resta dentro per combattere. È rimanendo nell’Apocalisse e toccando l’uragano con le tue mani che puoi provare a capire e cambiare le cose. Ribelle è una parola che indica chi non si arrende mai, che contiene infiniti modi, infiniti mondi e infinite persone. Infiniti tipi di persone. Ribelle non è il coglione che spara su tutti e poi va via, ribelle non è il kamikaze che si imbottisce di tritolo e si fa esplodere al mercato uccidendo decine di persone innocenti per arrivare puro al cospetto del suo dio. Ribelle è chi imbraccia l’arma della sua mente e fa fuoco con la forza delle sue parole. Per questo ho il fucile delle idee sempre carico e non mi tiro mai indietro quando devo fare la mia parte.”

Da Identikit di un ribelle, Piero Pelù – Massimo Cotto

Cento colpi
Cento dubbi
E buttarsi
Nella mischia
Sei come un treno
Che viaggia senza orario

La ribellione di Piero Pelù è innata, per lui non è eroico, è vitale. Ribellarsi è un atto necessario e dovuto a fronte di una reiterata situazione di sottomissione e privazione della libertà e della possibilità di esprimersi di un soggetto e di un gruppo sociale. Descrive ciò che sente e prova sulla propria pelle, attraverso la musica e certamente, di lavoro ne ha fatto. Ha una carriera alle spalle da ammirare, il suo pugno fermo sul suo pensiero politico lo ha contraddistinto da sempre. Con diversi progetti alle spalle, da solista e non, lo ricorderemo sempre come il rocker italiano più ribelle tra tutti. La discografia da solista è vasta, ricca di collaborazioni, live e tanto altro.

Libera la tua mente
Prima che si liberi di te
Libera
Sopra quei giganti
Con quei sogni sulla faccia…

Tu, tu sei la mia tribù

Il viaggio introspettivo che Pelù ci regala con questo brano è psicologico, intimo e riflessivo. Ci fa riflettere, ci persuade e ci trascina nei meandri della nostra anima, facendoci riflettere sulle cose importanti della vita e su quelle futili. È un viaggio attraverso cui nutriamo la nostra anima, il nostro ego e alla fine di questo viaggio, tutta la pesantezza non la si trova più, la leggerezza ci fa da guida verso nuovi sentieri, quelli che caratterizzano la nostra vita, le nostre scelte e tutto ciò che ci rende felici. Perché in fondo nel nostro viaggio chiamato vita ciò che ricerchiamo è la felicità, una felicità che varia da soggetto a soggetto, ma che ci rende liberi dalle oppressioni sociali e morali, quella leggerezza di cui ogni individuo ha profondamente bisogno. Talvolta per essere felici bisogna ribellarsi.

“Ribellarsi è un atto difficile che procura problemi e sofferenza. È certamente il modo migliore per essere te stesso e anche per conoscerti meglio, perché la ribellione vera non è mai in prima battuta contro qualcuno, ma dentro di te. In qualche modo, il ribelle, deve sapere che non esistono sicurezze neanche dentro di sé, che deve essere sempre pronto a ribellarsi anche alla ribellione stessa, se diventa troppo claustrofobica e limitante. Il vangelo del ribelle è il Dubbio.”

Ora hai mille progetti
Ma il futuro va’ stretto
Ti cibi
Di sogni precari
Domattina
Puoi cambiare
Puoi sentire il vento urlare

“Il ribelle vero non soffre il delirio d’onnipotenza, non pensa di essere un dio perché dio è morto e pure tutti noi non ci sentiamo troppo bene, semmai può diventare un diavolo che scombina tutto in nome del caos. Il ribelle ama la propria libertà, ma non se stesso, o meglio: ha perfettamente chiaro in testa il concetto che lui è il mezzo per arrivare alla libertà, non per fare arrivare altre persone a lui.

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