Cime tempestose: l’amore e l’odio tra letteratura, cinema e musica

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Odi et amo. Quare id faciam, fortasse requiris.
Nescio, sed fieri sentio et excrucior.

Catullo – Liber, Carme LXXXV

Odio e amo. Forse chiederai come sia possibile.
Non so, ma è proprio così e mi tormento.

Traduzione di Salvatore Quasimodo

Non molto tempo fa ho sentito il forte desiderio di rileggere Cime tempestose (Wuthering Heights in lingua originale). L’ho finito in una manciata di giorni, complice un’inattesa quantità di tempo a disposizione e la grande capacità narrativa della sua autrice. Il celebre nonché unico romanzo di Emily Brontë, pubblicato sotto lo pseudonimo maschile di Ellis Bell nel 1847, è la storia dell’amore impossibile ma eterno tra Catherine Earnshaw e Heathcliff, un amore che sfida (e in qualche modo vince) la morte, elemento di cui le pagine sono intrise fino all’esasperazione. Spesso viene erroneamente presentata come una relazione incestuosa, ma non c’è alcun legame sanguigno tra i due: Heathcliff, un trovatello dal passato sconosciuto, diventa il fratello adottivo (e adorato) di Cathy dopo che il padre di quest’ultima lo incontra e lo porta a casa. Parlare di incesto, benché non completamente fuori luogo, è piuttosto fuorviante, per quanto problematico e impuro possa essere ogni sentimento che nasce sotto lo stesso tetto.

Tutti i personaggi primari del romanzo, a dispetto dei tempi, sono guidati da un’indole irrazionale; non è possibile dividerli in buoni e cattivi. Le loro pulsioni sono molto più forti e decisive della loro coscienza. Per quanto questo possa sembrare storicamente paradossale, non lo è: se da un lato l’illuminismo ha condotto l’uomo fuori dalle tenebre dell’ignoranza, dall’altro gli ha mostrato tutti i limiti della ragione, proiettando ombre nuove e gigantesche come solo certe luci possono fare. A pensarci, è lo stesso motivo per cui è stato possibile il Romanticismo, movimento artistico di cui l’opera riprende temi, estetica e ideologie fondamentali.

Nello stesso tempo, l’incolta brughiera come ambientazione delle vicende principali, le bufere di neve, i lampi, le notti di luna piena e le chiare sfumature soprannaturali fanno di Cime tempestose un romanzo gotico in tutto e per tutto, all’epoca tanto scandaloso quanto lo era Frankenstein e quanto lo sarebbe stato Dracula, i cui rispettivi protagonisti mostrano valori etici discutibili, se non del tutto assenti.Lo stesso Heathcliff è l’antieroe per antonomasia, le cui scelte sono dettate molto più da uno stomaco avvelenato che non dal pensiero. O meglio, il nostro ha indubbiamente un piano d’azione studiato, ma è dando libero sfogo alle sue peggiori passioni che lo persegue. Ignaro che la vendetta spietata nei confronti di chi lo ha sempre disprezzato e rifiutato non gli garantirà la pace, il suo spirito vendicativo non cederà mai il passo al perdono e non risparmierà nemmeno l’amata, colpevole di averlo umiliato in modi diversi. Heathcliff è un personaggio davvero ben delineato, anacronistico, molto più adatto al mondo shakespeariano – e addirittura a quello delle tragedie antiche – che al proprio, fatto di rivoluzioni e costantemente teso al progresso.

Facciamo un passo indietro. Il libro comincia dal 1801, con la maggior parte dei fatti già accaduti e la narrazione di un personaggio ad essi estraneo, un certo Mr. Lockwood, che, in cerca di solitudine, si ritira nelle campagne dello Yorkshire trovando alloggio nel Thrushcross Grange, un casale di proprietà del misterioso e burbero signor Heathcliff. Da buon gentiluomo qual è, Lockwood decide di far visita al padrone, che vive nel più antico maniero chiamato appunto Wuthering Heights. Dopo una serata non esattamente piacevole, una tormenta lo costringe a restare per la notte, che si rivela più inquieta del previsto soprattutto a causa di un incubo che lo vede scontrarsi con lo spettro di una bambina che lo supplica di farlo entrare. Lockwood si rende presto conto che quello che gli era sembrato un sogno è stato in realtà molto, molto di più. Una volta tornato a Thrushcross Grange, lo sfortunato ospite racconta l’esperienza alla zelante e non troppo saggia governante Ellen “Nelly” Dean, che da qui in poi sarà il narratore (quasi esclusivo ma non sempre attendibile) delle disavventure consumatesi negli ultimi trent’anni e che hanno portato alla rovina non solo i due amanti, ma anche tutti quelli intorno a loro.

Basta, lascio la parola alla scrittrice. Rovinare a chi non lo avesse ancora letto la scoperta di un libro tra i più importanti di tutta la letteratura inglese va oltre le mie intenzioni. Mi limito ad aggiungere una delle frasi più belle del romanzo:

Lui è me più di quanto lo sia io stessa. Di qualunque cosa siano fatte le nostre anime, la mia e la sua sono la stessa.

Del libro sono state fatte diverse trasposizioni televisive e cinematografiche. La prima di queste, che risale al 1939 e tralascia gran parte del racconto originale, ricevette ben otto nomination agli Oscar aggiudicandosi il premio per la migliore fotografia. Un altro adattamento degno di nota è il film del 1992, più fedele al libro rispetto ai suoi predecessori. Spostandoci sul piccolo schermo, la miniserie della BBC del 1978 è probabilmente la rivisitazione meno ricordata ma più onesta, perché racconta anche gli eventi tutt’altro che trascurabili che seguono la morte di Catherine.

Quando si parla dei più grandi omaggi alla storia di Catherine e Heathcliff non ci si può non soffermare sull’omonimo brano di Kate Bush (della quale vi abbiamo già parlato qui), un vero capolavoro del genere art rock. Per quattro minuti, l’artista diventa una banshee e rende completamente giustizia all’opera della Brontë facendo rivivere al lettore il sentimento malato e contraddittorio che Heathcliff e Catherine (che è anche il nome anagrafico di Kate) provano l’uno per l’altra.

Questo è il lavoro di qualcuno che si è completamente immerso in ciò che voleva esprimere, tanto da mettere da parte il proprio punto di vista e farsi personaggio. Ogni singolo aspetto della canzone è perfetto: il vestito indossato dalla cantante; l’interpretazione quasi teatrale del fantasma; il racconto in prima persona; la voce che raggiunge le quattro ottave di estensione e sprigiona tutta la sofferenza e il tormento di una creatura defunta che, ancora legata alla vita terrena da un amore vero ma mai realizzato, non può fare a meno di tornare dal suo amato. Ed è proprio su questo ritorno, il momento più intenso della storia, che Kate Bush incentra i suoi versi.

Ho visto una serie in tv, circa dieci anni fa. Sono rimasto colpita dagli ultimi cinque minuti, quando lei [Catherine] cerca di entrare dalla finestra. Poi, prima di scrivere la canzone, ho letto il libro, perché avevo bisogno di calarmi nella parte.

Kate Bush in un’intervista del 1978

Il fantasma di Catherine, morta da tempo, appare improvvisamente davanti agli occhi di un Heathcliff ormai malato e delirante, rivolgendosi a lui e ricordando i giorni passati insieme a Wuthering Heights:

Out on the wiley, windy moors
We’d roll and fall in green
You had a temper like my jealousy
Too hot, too greedy
How could you leave me
When I needed to possess you?
I hated you. I loved you too

Bad dreams in the night
They told me I was going to lose the fight
Leave behind my wuthering, wuthering
Wuthering Heights

 Fuori sulle rugiadose e ventose brughiere
Ci rotolavamo buttandoci nell’erba
Tu avevi un carattere simile alla mia gelosia
Troppo ardente, troppo bramoso
Come hai potuto lasciarmi
Quando avevo bisogno di averti tutto per me?
Ti ho odiato, ti ho anche amato

Brutti sogni di notte
Mi dicevano che avrei perso la battaglia
Andandomene dalle mie cime,
Cime tempestose

Con una sintesi straordinaria e apparentemente semplice, Kate Bush riassume, molto meglio di quanto possa fare io, la gioia e l’insostenibile passione che prima fa innamorare i due e poi li travolge. Poi Catherine si rivela, in caso Heathcliff non l’abbia ancora riconosciuta:

Heathcliff, it’s me, I’m Cathy
I’ve come home. I’m so cold
Let me in through your window

Heathcliff, sono io, sono Cathy
Sono tornata a casa. Ho tanto freddo
Fammi entrare dalla tua finestra

Ooh, it gets dark! It gets lonely
On the other side from you
I pine a lot, I find the lot
Falls through without you
I’m coming back, love
Cruel Heathcliff, my one dream
My only master

Too long I roam in the night
I’m coming back to his side, to put it right
I’m coming home to wuthering, wuthering
Wuthering Heights

Ooh, let me have it
Let me grab your soul away
Ooh, let me have it
Let me grab your soul away
You know it’s me, Cathy

Oh, si sta facendo buio! Tutto è solitario
Dall’altra parte
Soffro molto, scopro che la sorte
Si riduce a niente senza di te
Sono di ritorno, mio amato
Crudele Heathcliff, mio unico sogno
Mio solo signore

Per troppo tempo ho vagato nella notte
Torno al suo fianco, per mettere le cose a posto
Torno a casa, alle cime,
Cime tempestose

Oh, fammela avere
Lascia che ti strappi via l’anima
Oh, fammela avere
Lascia che ti strappi via l’anima
Sai che sono io, Cathy

Le strofe più strazianti e piene di pathos, seguite dal ritornello che si ripete tre volte per poi lasciare spazio a un assolo di chitarra notevole che chiude il brano. Cathy confessa il dolore che ha provato ed esplicita il desiderio che Heathcliff la raggiunga nel regno dei morti, esortandolo a lasciarsi strappare via la vita.

Alla fine del video si vede il fantasma della donna svanire e rimanifestarsi più volte, come a voler ribadire che infesterà per sempre quel luogo. Con un ultimo gesto, saluta il suo Heathcliff. Si riuniranno? Non ve lo dico. Un fatto interessante è che Kate Bush, che nelle varie tappe del tour del ’79 era solita lasciare questa canzone per ultima, ringrazia e saluta il pubblico con lo stesso movimento ondeggiante. E se ne torna a casa, anche lei.

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