Tutti gli strumenti musicali di Mark Sandman e dei Morphine

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Il loro essere inclassificabili nel muoversi tra diversi generi musicali, l’inafferrabilità del loro stile e l’anticonformismo nell’approccio degli arrangiamenti hanno fatto si che i Morphine, storica band di Boston approdata alla ribalta negli anni ’90 sulla scena alternativa, sia ancor oggi tra le formazioni più analizzate, criticate, amate ed apprezzate.

Sono trascorsi ormai più di trent’anni dalla loro nascita avvenuta nel 1989 e poco più di vent’anni dal tragico avvenimento accorso sul palco del festival di Palestrina “Nel Nome del Rock” dove, il 3 Luglio del 1999, un infarto stroncò sul palco Mark Sandman, leader e frontman dei Morphine, mentre impugnava lo strumento musicale che lo distingue tutt’ora: il basso elettrico.

Tanti sono stati gli apprezzamenti e gli approfondimenti fatti dai critici e dai fan verso una band così originale e carismatica. È proprio l’utilizzo che i Morphine facevano della strumentazione musicale, o meglio, la loro sperimentazione e reinvenzione che rappresentarono uno di quei tratti distintivi che hanno fatto accrescere il numero degli estimatori del trio formato da Mark Sandmen (basso e voce), Dana Colley (sax e back vocal) e Jerome Deupree (percussioni, in alternanza con Billy Conway).

Il prossimo approfondimento ha lo scopo di riassumere e contemporaneamente risaltare come l’estro dei Morphine sia stato utilizzato anche, e soprattutto, dal punto di vista tecnico musicale.

Il basso elettrico con due corde

Mark Sandman è da annoverare tra i più virtuosi ed incredibili interpreti di questo strumento. La musica dei Morphine non esisterebbe senza il protagonismo che questo sapeva donare ai lavori della band. Tale funzione di colonna portante però non si è sviluppata con arrangiamenti che si è soliti ascoltare nella storia del rock, anche in quella attuale. I sostantivi per ricreare lo stile che il basso elettrico sa donare all’ascolto dei Morphine sono: sinuosità, malinconia e legame (delle note).

Sandman raccontava che da bambino aveva imparato per gioco a suonare il basso elettrico con solamente una corda. Quest’esperienza, accompagnata negli anni da una consapevolezza artistica crescente, fece si che il suo strumento – solitamente un Waterstone Premier – venisse completamente customizzato come mai nessuno aveva pensato prima. Le corde da una passarono a due e dalle classiche quattro del mondo rock MI-LA-RE-SOL ne sopravvissero solo le due centrali cioè il LA ed il RE. Ovviamente il passo successivo – oltre che necessario – fu quello di ricreare un’accordatura dell’ormai nuovo ed inedito strumento spesso di volta in volta specifica da una canzone all’altra. Quanto descritto fa si che i Morphne siano tra le band più difficili da coverizzare in primis per un bassista. In aggiunta è da sottolineare che parte altrettanto fondamentale dello stile di Sandman fu il modo in cui queste corde venivano percosse. La sua mano sinistra infatti faceva largo uso dello sliding con il conseguente aiuto essenziale del bottleneck.

Di seguito un esempio estratto dal live della celeberrima Cure For The Pain:

La grande famiglia dei sax

Dana Colley fu la spalla di Sandman in prima linea sul palco dei live dei Moprhine. Gli arrangiamenti di Colley negli album della band si rifacevano essenzialmente all’uso dei seguenti strumenti: sax baritono e sax tenore.

Furono però tante le occasioni in cui Colley si cimentò, anche lui, in territori strumentali meno consueti. Un esempio è l’utilizzo anche del sassofono basso, caratterizzato da una tonalità inferiore rispetto al sax tenore. Strumento il sax basso prettamente utilizzato nel mondo del jazz e del free jazz da interpreti giganti come Coleman HawkinsOtto Hardwick, nel mondo del rock il suo impiego pone i Morphine in un piccolo ed esclusivo club di band che si cimentarono nel suo utilizzo composto da: Fishbone, They Might Be Giants e Bonzo Dog Doo-Dah.

Altra esperienza di Colley con i Morphine fu quella infine di suonare a volte due sax contemporaneamente. Eccone un reperto:

La voce di Mark Sandman

Poter annoverare i Morphine anche all’interno del genere jazz come raccontato precedentemente è un esercizio che potrebbe risultare anche fin troppo semplice. Molto più complesso è decifrare l’impatto della voce di Mark Sandman e delle sue sfumature sullo stile apportato alle produzioni dei Morphine. Riservata ed estremamente distinguibile questa risulta donare alle tracce dei Morphine gradazioni che vanno dal blues alla lounge, dalle atmosfere da piano bar anni ’50 alla malinconia del post-punk per finire, in alcune tracce più uniche che rare, sino a delle arie arabeggianti.

L’esperienza da cronner-frontman rock portata all’ascoltatore da Sandman tra nostalgia, livore, inadeguatezza e malinconia tramite il suo timbro vocale risulta essere un ricordo difficilmente cancellabile dalla memoria dopo un ascolto dei Morphine.

L’assenza della chitarra elettrica

Uno dei marchi distintivi del rock, cioè la chitarra elettrica, tra parti ritmiche ed assoli, fu rimosso sin dalla genesi dei Morphine. Sprazzi di chitarra nella sua versione acustica sono comunque presenti sporadicamente qua e là nelle tracce anche se spesso votate all’utilizzo di uno strumento customizzato un po’ come succede per il basso. Non manca quindi la sperimentazione di un tritare ante litteram magari costruito con due corde di chitarra ed una di basso oppure arrangiamenti ottenuti con mandolino e oud.

Era sempre Sandman che si dilettava nella band nell’utilizzo di uno dei primi prototipi di tritare nella musica.

Nella storica Miles Davis’ Funeral invece è possibile apprezzare un’ombrosa chitarra acustica:

La grande orchestra di The Night

La sintesi di quanto appena raccontato pone le basi per la grande opera musicale di The Night. Quinto ed ultimo album dei Morphine, fortunosamente registrato prima della tragica serata di Palestrina, risulta essere l’opera omnia della band dal punto di vista strumentale. Oltre al trio di base Sandman-Colley-Deupree prese parte alle incisioni anche il secondo percussionista per militanza nella band Billy Conway. In aggiunta, data la presenza di almeno un’altra decina di artisti nelle registrazioni, The Night rappresenta il vero e proprio testamento dei Morphine nonché il lavoro della consapevolezza più matura ed eclettica sia in termini stilistici sia in quelli più tecnici. Di conseguenza, oltre ai classici strumenti della loro discografia, ne hanno fatto parte, in ordine sparso, chitarra acustica, organo, viola, violoncello, contrabbasso, oud, cocktail di tamburi e, dal punto di vista vocale, dei cori femminili.

Pubblicato nel 2000, dopo un successivo e delicato mixaggio postumo alla scomparsa di Sandman, le tracce estratte da The Night rappresentano e rappresenteranno per tantissimi altri decenni a seguire uno snodo fondamentale che supera il rock per sconfinare in terre stilistiche esotiche ed ammalianti.

Era questa la missione che i Morphine ed in particolare Mark Sandman si erano prefissati. Senza dubbio ci riuscirono.

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