La Sagrada Familia: storia e significati di un progetto immenso

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Una delle più belle frasi del grande architetto Antoni Gaudí, autore dell’ambizioso progetto per la costruzione della Sagrada Familia, risulta ampiamente emblematica per entrare nello spirito di questo magnifico tempio di culto, antico e moderno nel contempo:

“La povertà genera eleganza, perché l’eleganza non è mai né ricca, né opulenta”.

Il tempio Espiatorio della Sacra Famiglia (Tempio Expiatorio de la Sagrada Familia), noto in tutto il mondo come Sagrada Familia, sorge a Barcellona, metropoli catalana e seconda città della Spagna. Come detto in apertura la sua costruzione si è basata sul progetto di Gaudí, uno dei più insigni esponenti del modernismo europeo. L’ampiezza dei piani di edificazione, nonché il suo stile così composito, sospeso tra il passato, il presente ed il futuro, hanno reso la basilica uno dei più importanti simboli di Barcellona e della Spagna stessa, risultando, da alcuni sondaggi raccolti nell’ultimo decennio, come uno dei monumenti più visitati del Paese.

La storia della Sagrada Familia è stata abbastanza travagliata ed ha visto il succedersi di varie generazioni e di tanti eventi storici. I lavori cominciarono nel 1882, quando regnava Alfonso XII di Spagna, in stile prettamente neogotico, come era moda ricorrente nella seconda metà del diciannovesimo secolo non solo in Europa, ma anche negli Stati Uniti. Gaudí subentrò nel progetto a Villar l’anno successivo, rivoluzionando l’opera completamente con il suo genio creativo, tranne che nei ritocchi finali della cripta che era stata già avviata. Il promettente architetto, al momento dell’assunzione della responsabilità nella direzione dei lavori per la basilica, era appena trentunenne. Al progetto della Sagrada Familia dedicò circa 40 anni della sua vita, soprattutto gli ultimi quindici che lo videro impegnato in maniera estenuante e continuativa. Secondo testimonianze contemporanee e, grazie ad alcune ricostruzioni successive, oltre alla notevolissima portata dell’opera, vasta nelle dimensioni e nei contenuti iconografici da sintetizzare, Gaudí avrebbe prestato particolare attenzione ai dettagli che era solito definire man mano che i lavori procedevano.

Il celebre modernista considerava giustamente la Sagrada Familia l’opera della sua vita ed era deciso a lasciare un ricordo indelebile nei posteri. Come detto in precedenza, l’impronta iniziale fu del tutto neo-gotica, ma con il progredire dei lavori, l’aspetto della basilica assunse un aspetto sempre più fantastico, come ad esempio le quattro torri affusolate che richiamano i castelli di sabbia dei bambini. L’estro di Gaudí intendeva plasmare le slanciate strutture neogotiche in forme più aderenti agli elementi naturali. In particolare, si nota come le torri, coronate da cuspidi di forma geometrica alte 115 metri e rivestite di ceramica, siano di colori molto vivaci, influenzate notevolmente dal movimento artistico del cubismo. Numerose, inoltre, sono le decorazioni riconducibili allo stile dell’Art Nouveau, intriso di elementi neo-barocchi.

La lunga durata dei lavori nel tempo è derivata anche da motivi burocratici e dalle differenti Autorità a cui è stata devoluta la responsabilità di esecuzione. Nel 1895 la gestione fu affidata alla Junta Constructora della basilica, una fondazione ecclesiastica creata ad hoc per promuovere l’edificazione della chiesa, attraverso le donazioni dei privati e le iniziative pubbliche. Un tragico destino capitò a Gaudí nel giugno 1926, quando fu travolto da un tram e riuscì a vedere finita soltanto la facciata della Natività ed una soltanto delle torri, quella di San Barnaba. Nei dieci anni successivi, la responsabilità dei lavori fu assunta dall’assistente di Gaudí, Domenec Sugranes, che riuscì a completare le altre tre torri della facciata della natività. Quando nel 1936 scoppiò la rivolta militare che portò alla guerra civile spagnola, alcuni gruppi anticlericali bruciarono la cripta e gran parte del laboratorio dove aveva lavorato Gaudí, ma non la distrussero completamente in quanto opera d’arte. Da allora i lavori proseguirono a sprazzi ed in maniera rallentata, dipendendo per lo più dalle donazioni di privati o di organizzazioni religiose.

Uno dei problemi più importanti era come inserire la chiesa nel contesto urbanistico di Barcellona, in considerazione che alla fine del diciannovesimo secolo era situata in un territorio agricolo, già mutato un ventennio dopo. Il progetto iniziale prevedeva di inserire la basilica in un grande parco a forma di stella ad otto punte, ma esso non fu mai realizzato. Per questo, nel 1975, il comune di Barcellona decise di disegnare quattro piazze ad ogni angolo del tempio, in modo che l’immagine finale assumesse l’aspetto di una croce. Attualmente anche questo progetto non è stato completato, in quanto per trovare lo spazio delle due piazze ancora in sospeso, si dovrebbero abbattere alcuni edifici. Dopo anni di dispute giuridico-amministrative tra il Comune di Barcellona ed il Patronato della basilica, nel 2010 finalmente l’arcivescovo di Barcellona annunciò la consacrazione della chiesa, avvenuta il 7 novembre di quello stesso anno ad opera di papa Benedetto XVI. Di recente, nel 2011, un folle piromane incendiò la cripta, provocando alcuni danni, anche se per fortuna non coinvolgendo le opere di Gaudí.

La grande opera incompiuta della Sagrada familia vuole essere l’espressione della fede cristiana, in particolare dei valori familiari, ponendo come esempio la sacra famiglia di Nazareth. Ma è un tempio ricco di simbologia anche per chi non professa la fede cristiana, rappresentando un centro di spiritualità di livello internazionale che invita le persone di diversa etnia a condividere i medesimi valori di amore, armonia e fratellanza. Il piano originario di Gaudí prevedeva un gruppo di 18 torri, di cui 12 collocate sulle facciate e 6 più alte al centro di un layout a forma di piramide, in grado di riflettere meglio la simbologia della basilica, di cui la più alta è quella prevista per l’incrocio centrale per rappresentare Gesù Cristo, raggiungendo 172,5 metri di altezza. Intorno sono posizionate le quattro torri degli evangelisti, di cui ciascuna misura 135 metri, mentre la sesta copre l’abside della basilica ed è l’icona della Vergine Maria. Gaudí, inoltre, aveva previsto per le 12 torre delle facciate, altrettanti campanili alti 100 metri, come emblema dei 12 apostoli.

La struttura interna attuale si presenta con una navata centrale affiancata da quattro navate, a cui si aggiunge il transetto, a sua volta formato da una navata centrale e da due laterali, con il risultato di disegnare una vera e propria croce latina. Le cinque navate principali hanno una lunghezza di 90 metri, mentre le tre trasversali ne misurano 60.  Di grande pregio e significato sono le tre facciate monumentali, ciascuna delle quali intende rievocare i momenti apicali della vita di Gesù: la sua nascita, la sua morte e la sua resurrezione. Ognuna delle tre facciate presenta peculiari caratteristiche, in quanto quella della natività è ricca di dettagli ornamentali della tradizione, mentre quella della passione è volutamente più scarna di elementi, richiamando i fedeli alla riflessione ed all’introspezione; la facciata della gloria è quella concepita per essere la principale, ma non ancora è stata ultimata.                      

Dopo alcune incertezze tra i responsabili, il progetto iniziale fu completato con quattro cupole alte circa 40 metri, collocate ad ogni angolo della basilica, nonché con l’aggiunta di due sacrestie sul lato nord e sul lato sud del Battistero, la Cappella del Santissimo Sacramento e la “Penitenza”. In considerazione della complessità della struttura, Gaudí aveva abilmente previsto, all’interno della chiesa, un sistema di circolazione efficiente, creando una sorta di “corridoio coperto”, chiamato anche “chiostro Gaudí”, in grado di collegare le tre facciate alle sacrestie ed alle Cappelle, in modo da isolare la navata principale. Si prevede che i lavori possano terminare tra il 2025 ed il 2026, considerando che i finanziamenti derivano esclusivamente dalle donazioni e dai proventi dei biglietti di entrata, anche se alcuni sono molto scettici.

Per fortuna, per poter visitare questo magnifico esempio di architettura moderna, non è necessario attendere il suo completamento, in quanto, come si diceva in apertura, la Sagrada Familia, già rappresenta uno dei monumenti più visitati dell’intera Spagna. Le enormi impalcature presenti, tuttavia, in qualche modo limitano la visione di immensità degli spazi, anche se l’ambiente si impone per la sua straordinaria originalità. Gli enormi pilastri slanciati verso l’alto rivelano l’anima neogotica della basilica, la tensione dell’umano che anela al divino. Gaudí, ideando l’immagine dei tronchi che si ramificano in cima ai pilastri, nella sua visione naturalistica dell’arte, vuole offrire la visione di una fitta foresta che si innalza verso il cielo.

La chiesa è piena di simboli affascinanti e non ancora del tutto chiariti, molti dei quali frutto del genio di Gaudí. Una delle letture più misteriose riguarda le iscrizioni della facciata della passione. Essa, iniziata solo nel 1954 sulle indicazioni di Gaudí, fu ultimata definitivamente nel 2009. Dovendo ripercorrere i momenti drammatici della passione di Gesù, tale facciata è priva di tante decorazioni, presentandosi in nuda pietra, come se si trattasse di uno scheletro. Le sculture del ciclo della passione, scolpite da Subirachs, conferiscono un effetto plastico e coinvolgente. Da notare come il ciclo scultoreo sia distribuito su tre livelli, in ordine ascendente a formare la lettera S, con l’idea di raffigurare il Calvario di Gesù.  Il portale d’ingresso riporta alcune frasi della Bibbia in diverse lingue del mondo, nonché importanti citazioni letterarie, come un passo del Canto XXVIII del Paradiso: “il mio disir dee aver fine in questo miro e angelico tempio che solo amore e luce ha per confine” (una frase più che emblematica, in grado di esprimere il grande progetto spirituale di Gaudí).

L’uomo che sorregge la Veronica corrisponde in maniera evidente ad un ritratto di Gaudí, al di sotto del quale notiamo il simbolo biblico dell’alfa e dell’omega, il principio e la fine di tutte le cose. La disposizione della prima e dell’ultima lettera dell’alfabeto greco, tuttavia, è a dir poco singolare, in quanto le due lettere sembrano formare una “losanga” e riconducibili, sovrapposte in parte l’una sull’altra ad un altro simbolo, l’esagramma o stella di Davide. Quest’ultimo segno vuole portare l’immaginazione del visitatore al tempio di Salomone ed ai suoi significati etici e religiosi.  Sulla facciata della passione notiamo anche la cosiddetta “tavola magica”, dove al posto delle lettere, sono segnati alcuni numeri. Se il visitatore si cimenta a fare la somma delle varie combinazioni numeriche, ottiene sempre il 33, secondo la tradizione, l’età di Cristo al momento della morte, ma anche il numero che indica il massimo grado della massoneria nel Rito scozzese.

Molto interessante è anche il portale della nascita, dove si distingue il “pellicano”, posizionato alla base del cipresso, simbolo della vita eterna, che rappresenta il sacrificio di Cristo, secondo l’iconografia paleocristiana. La femmina del pellicano, infatti, si squarcia il petto per nutrire i piccoli, nelle situazioni di emergenza. È stato notato che il pellicano indica anche il 18° grado della scala massonica, un altro elemento che potrebbe far pensare alle simpatie di Gaudí per le tradizioni dell’architettura salomonica. Sul portale della nascita sono, inoltre, evidenti altri simboli di matrice massonica, come l’occhio della divina provvidenza e la piramide, all’interno della quale c’è la Madonna ed una fontana. Ricordiamo che la piramide con l’occhio di Dio è presente anche sul dollaro americano.

La facciata della natività presenta soprattutto gli elementi umani e familiari legati alla nascita di Gesù, come alcuni strumenti da lavoro ed animali domestici. Si divide in tre portali, legati alle virtù teologali, fede (a destra) dedicato a Maria, speranza (a sinistra) dedicato a Giuseppe e carità (al centro), con la porta di Gesù sulla quale vi è l’albero della vita. I portali sono separati da due colonne, alla base delle quali sono collocate due tartarughe, l’una di mare e l’altra di terra, animali simbolo di prosperità e di saggezza. Le colonne si innalzano a spirale, mentre i capitelli hanno la forma delle foglie di palma, da cui emergono datteri coperti di neve, su cui appoggiano quattro angeli con trombe. La particolarità di questa facciata consiste nel fatto che Gaudí utilizzò come modelli alcuni calchi in gesso di cittadini di Barcellona e perfino di qualche cadavere.

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Anche la decorazione specifica di ogni portale è altamente simbolica: quello della carità è adornato di edera e fiori di zucca, rispettivamente immagini dell’obbedienza e del matrimonio, quello della fede con rose selvatiche, indicando la difficoltà di credere come toccare le spine, mentre quello della speranza con delle canne, a somiglianza di quelle del fiume attraversato dalla sacra Famiglia in fuga verso l’Egitto.

Sulla facciata della Nascita, si distingue anche la croce del Tau, di origine molto antica, presente in vari libri biblici, come la Genesi, Giobbe ed Ezechiele. La lettera tau, essendo l’ultima dell’alfabeto ebraico, aveva lo stesso significato dell’omega greca. Essa fu adottata anche dagli scudieri dei cavalieri templari e poi trasformata in croce, al momento della solenne investitura. La ricca simbologia della facciata della natività non finisce qui. Se si osservano con attenzione le finestre poste al di sopra del complesso scultoreo della nascita, è possibile notare figure classiche come la “triplice cinta”, il “centro sacro”, le “ruote solari” ed anche un disegno molto simile al “nodo Lacy”.

Anche la simbologia della facciata della gloria, quando sarà completata, si presenterà in maniera molto significativa, destinata ad essere l’ingresso principale e più moderno della cattedrale, di cui Gaudí disegnò solo una bozza. La facciata della gloria si baserà sulla simmetria del 7, numero biblico della perfezione. Ci saranno 7 colonne ispirate ai 7 doni dello Spirito Santo, mentre le basi delle colonne richiameranno i sette vizi capitali ed i capitelli le virtù teologali. Nel portico saranno inserite sette porte, ognuna dedicata ad uno dei sette sacramenti, nonché decorata da un passo del “Padre nostro”. Gaudí, come si diceva, ne abbozzò soltanto i tratti principali, delineando la rappresentazione della Morte, del Giudizio Finale, della Gloria celeste, ma anche dell’Inferno per coloro che si discosteranno dagli insegnamenti divini. Dovendo fungere da entrata principale della cattedrale, è prevista una grande scalinata con una terrazza, dove sarà collocato il Monumento al Fuoco e all’Acqua.  Si tratta di un progetto avveniristico ed imponente: un grande sostegno per torce, a ricordare la colonna di fuoco che guidò il popolo eletto, unito ad un grande dispensatore d’acqua, con un getto da 20 metri di altezza, suddiviso in quattro cascate, per rievocare i fiumi del paradiso terrestre e le sorgenti di acqua viva del libro dell’Apocalisse.

Mi ha destato una grande impressione di originalità la cripta della cattedrale, composta da sette cappelle dedicate alla Sacra Famiglia di Gesù: San Giuseppe, il Sacro cuore, l’Immacolata Concezione, San Gioacchino, Sant’Anna, San Giovanni e quella di Santa Elisabetta e San Zaccaria, disposte in una suggestiva forma semicircolare. Sull’altare spicca un bassorilievo che raffigura la “Sacra famiglia”, progettato da Josep Limona, mentre suscita meraviglia la chiave di volta con un rilievo policromo dedicato all’Annunciazione. Anche qui sono molto importanti i simboli naturalistici, come la vite ed il grano, simbolo dell’eucaristia, raffigurati su un bellissimo mosaico romano, chiamato “opus tesselatum”, così come la splendida acquasantiera realizzata con grandi conchiglie provenienti dalle Filippine. Nel 1936 un grave incendio danneggiò alcuni modelli, piani e progetti originari di Gaudí, ma non tutte le sue opere. Dal 1930 la cripta è sede della chiesa parrocchiale e di un’arcipretura che comprende varie circoscrizioni.

Molti esegeti hanno evidenziato come la Sagrada Familia sia stata intesa per rappresentare i momenti salienti della vita di Cristo, inteso come il Sole del mondo, dal momento della nascita fino alla morte in croce ed alla gloria della resurrezione, presupposto principale della fede cristiana. La cupola centrale dovrà coronare il progetto voluto da Gaudí, dando l’impressione di entrare all’interno di una città celeste, la Gerusalemme celeste del libro dell’Apocalisse di Giovanni di Patmos, affinchè il fedele possa compiere un percorso di ricerca interiore in grado di condurlo verso il divino.

Una divertente leggenda racconta che Gaudí avrebbe ricevuto un oggetto molto misterioso, da custodire nella basilica, da parte di Berenger Sauniere, l’enigmatico parroco di Renne-les Chateaux, al quale si ispirava Il Codice da Vinci di Dan Brown. Nonostante una certa diffusione di questa storiella, pare che alla base vi sia soltanto un’invenzione, peraltro ammessa, di Alfredo Castelli, autore del numero 121 della serie a fumetti Martin Mystère.

È passato oltre un secolo dalla posa della prima pietra della Sagrada Familia, eppure i lavori procedono con notevole lentezza, al punto che sono in molti a non credere che possa essere completata entro il 2025/2026, ritenendo più plausibile il 2040 in maniera orientativa. Fa riflettere che nell’era ipertecnologica e post-moderna come la nostra, l’opera proceda in maniera rallentata, con ritmi prettamente “medioevali”.  Ne era ben consapevole il suo ideatore Gaudí che, avendo concepito un progetto così immenso, come emblema stesso della fede cristiana, sapeva di non poter assistere alla sua conclusione. Allo stesso architetto si devono significative dichiarazioni:

“La nostra Sagrada Familia crescerà lentamente. Ci vorranno decenni e decenni, forse secoli, io morirò e non sarà ancora finita, ci saranno altri che la costruiranno dopo di me…”.

Non vi sono dubbi sul fatto che la basilica della Sagrada Familia, come ho accennato in precedenza, rappresenti un vero e proprio inno alla natura, con l’esaltazione della luce che illumina il creato, quasi si trattasse di una riproposizione artistica della creazione, così come descritta nel libro della Genesi. Si è parlato anche di un’opera ideata e costruita secondo lo spirito francescano, ispirato all’umiltà ed alla povertà, ed i molteplici materiali riciclati, impiegati nella costruzione della basilica, testimoniano in maniera tangibile questa tensione pauperistica. Gaudí, per il suo grande amore per la natura, è stato considerato anche un precursore del movimento ecologistica, gettando le basi per un monumento colossale, la cui simbologia potesse essere di monito sia alle dottrine di formazione occidentale che a quelle di origine orientale. Sembra che Gaudí si fosse ispirato alla grotta del Salnitre a Collbato, nella stessa provincia di Barcellona, nonché alla montagna di Montserrat, per l’immagine complessiva della cattedrale. Per il grande artista, l’architettura gotica da sola non poteva soddisfare le proprie aspirazioni naturaliste, in quanto troppo limitate dalle sue forme rettilinee e dai suoi sistemi di pilastri e di contrafforti, prediligendo, invece, forme geometriche rigate, come il paraboloide iperbolico, l’iperboloide, l’elicoide ed il conoide.  

Il tempio della Sagrada Familia, nel corso delle mie due visite, mi è apparso come un grande giardino di pietra, dove il regno minerale, quello vegetale e quello animale si fondono in un’immagine di intensa e di completa armonia. L’uomo non è visto come “signore della natura”, in quanto dominatore e sfruttatore di essa, ma come l’essere che plasma le energie naturali e le conduce verso il divino, grazie al proprio spirito razionale. L’esplosione di colori presenti nella basilica ispira gioia e riconoscenza nei confronti della natura, di cui la cattedrale vuole essere una grande espressione sintetica. Come diceva, appunto, Gaudí: “il colore è vita.”

E nessuno più di Benedetto XVI, grande teologo, avrebbe potuto meglio riassumere il significato del progetto di Gaudí alla luce della fede cristiana:

“Superò la scissione tra coscienza umana e coscienza cristiana, tra esistenza in questo mondo temporale ed apertura alla vita eterna, tra la bellezza delle cose e Dio come bellezza. Non realizzò tutto questo con parole, ma con pietre, linee, superfici e vertici…”    

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