La spiegazione definitiva di Twin Peaks

Posted by

Questo articolo rivela elementi importanti della trama e della spiegazione di Twin Peaks di David Lynch, svelandone il significato, gli eventi e le prospettive migliori per apprezzarne i pregi. Se ne suggerisce dunque la lettura solo ed esclusivamente dopo aver visto la serie, e non prima, per evitare di perdervi il gusto della prima visione.

Paranormale, gnosi, surrealismo. Abbiamo scandagliato il deep web alla ricerca del senso di Twin Peaks. Abbiamo atteso la terza stagione, sperato in una rivelazione di Lynch. Cos’é davvero la Loggia, chi diavolo è Judy? Abbiamo, infine, dubitato. E se la spiegazione l’avessimo sempre avuta qui, sotto al naso?

“I mean it like it is, like it sounds” tiene a precisare Mike, dopo il suo enigmatico monologo sull’amputazione del braccio. Like it is, like it sounds. E se provassimo a dargli retta ed interpretare quello che vediamo, i dialoghi, in modo letterale?

Prendiamo una delle scene-chiave, la riunione al Convenience Store. Gli spiriti della Loggia sembrano volerci dire qualcosa sulla loro natura. “Il croma riflette la nostra immagine. Elettricità. Discendiamo dall’aria pura, andando su e giù. Scambio tra i due mondi.” Il croma è l’insieme di informazioni cromatiche trasmesse dalle onde radio. Le immagini che forma sono quelle televisive. Le onde radio viaggiano nell’aria a zig zag, su e giù. E a cosa serve l’elettricità? Ad accendere la TV. Gli spiriti della Loggia ci stanno dicendo né più né meno come fanno ad apparire sul nostro schermo. Sono personaggi televisivi che ci spiegano, letteralmente, come la loro immagine appaia sulla TV, mentre noi li guardiamo. Scambio tra due mondi.

I due mondi sono Twin Peaks e la realtà. Twin Peaks è un mondo di sogno. Sorge attorno alla segheria Packard, e cosa si fa in una segheria? Si segano tronchi, letteralmente “sawing logs”, un’espressione gergale che sta per “to be asleep”. Di essere in un mondo fittizio i personaggi hanno percezione. “È come se vivessi il più bel sogno e il peggiore degli incubi” dice Donna. “Io recito il mio ruolo” afferma la Signora Ceppo, più consapevole. “Viviamo in un sogno” rivela Philip Jeffries agli attoniti colleghi. “Questo è un sogno” realizza Cooper alla fine della terza stagione. “Ma chi è il sognatore?” chiede Monica Bellucci, guardando dritto in camera.

Fra noi e Twin Peaks sta la Loggia. Il suo pavimento è attraversato da strisce a zig zag, le onde radio necessarie a trasmettere le immagini del sogno nei nostri schermi. Al contrario dei personaggi, gli spiriti della Loggia sono coscienti di essere in TV. “Da dove veniamo c’é sempre musica nell’aria” dice il Nano, prestando orecchio all’aria e danzando sulla colonna sonora (che dovremmo sentire solo noi, giusto?). La loro funzione è proprio dar vita alla storia: creare personaggi (il Gigante crea Laura), abitarli (BOB), offrire indizi per far progredire la trama (il Nano e Mike). 

Occultismo, folklore, mitologia, questi sono nient’altro che i tentativi dei personaggi di spiegare le strane cose che gli capitano, mentre sono imprigionati nel nostro schermo. Sì, Twin Peaks è una meta-fiction. Ovvero una fiction che mostra i propri meccanismi narrativi.

Vediamo se questo dà un senso alle scene più assurde. Quando Philip Jeffries irrompe negli uffici dell’FBI, Cooper vede la propria immagine immobile sugli schermi di sicurezza. Come quando un film è in pausa. E infatti il film che stavamo vedendo, per consentire il racconto di Jeffries, è stato letteralmente “messo in pausa”. Il folle racconto del Convenience Store nulla ha a che fare con l’omicidio di Teresa Banks. Dal nulla arriva Jeffries, disorientato come un personaggio che ha sbagliato storia. Nel nulla viene risucchiato subito dopo. Il film può riprendere. Lynch ci ha detto a che piano spazio-temporale appartiene quella sequenza nel modo più esplicito e letterale possibile.

Un altro esempio. Nel terzo episodio della terza stagione, Cooper precipita nel Mausoleo ed armeggia col macchinario numero 15,. Naido lo blocca atterrita. Lo spinge ad armeggiare col macchinario numero 3. A quel punto Cooper viene risucchiato e può entrare in scena Dougie. Che disastro se Cooper avesse azionato il 15, saltando dritto all’episodio in cui si sveglia! Non avremmo avuto la terza stagione.

Like it is, like is sounds. L’intenzione di Lynch è rendere palesi i meccanismi narrativi che in tutte le altre fiction sono occulti. Lynch non vuole insinuare l’idea che la nostra realtà sia retta dagli Arconti gnostici. Sta invece parlando della TV che guardiamo tutti i giorni, delle storie che vengono raccontate, di come vengono raccontate. 

L’idea originaria di Lynch, cineasta, è portare la profondità del cinema nella TV, per svelarne la natura unidimensionale. BOB, come sappiamo, è la violenza. Quella che ci intrattiene ogni sera con un delitto e una soluzione, quella che ci fa andare a letto soddisfatti. Laura Palmer è la risposta a BOB.

Laura viene, di fatto, creata dal Gigante per controbilanciare BOB. Il Gigante vive in un cinema, è letteralmente lo spirito del cinema. Il suo corrispettivo più piccolo, il Nano, è la televisione, infatti sarà lui a seguire Laura. La morte televisiva di Laura serve a rivelare al pubblico chi si nasconde in ogni assassino: BOB, il nostro desiderio di violenza. Da notare che Laura sceglie di morire indossando l’anello, sposando letteralmente il proprio destino di personaggio. Così Lynch la redime dalla fine unidimensionale di tutte le vittime televisive.

Nei panni del detective Cooper, facciamo luce non solo su BOB ma su tutte le connessioni di amore-odio intorno a Laura. Il microcosmo di Twin Peaks è un concentrato della televisione tutta: sit-com, soap-opera, murder-mistery. Perfino la scelta scellerata della produzione di svelare anzitempo l’assassino diventa parte del meta-show. Ora che il delitto è stato risolto possiamo andare a letto tranquilli, giusto? Abbiamo avuto quello che volevamo. BOB si impossessa di Cooper.

Senza Laura, Twin Peaks non è più Twin Peaks. Ce ne accorgiamo guardando la terza stagione, e se ne accorgono i personaggi. Tutti appaiono disorientati, spossessati. Jerry Horn non riconosce i boschi in cui è cresciuto né il proprio piede. Audrey non riesce a ballare il suo vecchio tema e, guardandosi allo specchio, vede che del suo personaggio non resta nulla. Diane non è Diane, Cooper non è Cooper.

L’unica, misteriosa entità verso cui tutto sembra tendere è Judy. Judy, come spiega Lynch nei panni di Cole, viene da “jiaodài”. In cinese significa “spiegare”, “chiudere”, “finire”. Sì, forse Judy è la risposta che abbiamo atteso tutti questi anni.

Quando Cooper realizza di vivere in un sogno, tenta l’impossibile: recuperare Laura Palmer e salvarla. Nel farlo, di fatto cancella Twin Peaks. Il mondo sognato svanisce, rimane solo la realtà reale. Richard-Cooper trova Carrie-Laura e tenta di riportarla a casa ma incontra la vera abitante di quella casa, quella del nostro mondo. Carrie-Laura urla, come Philip Jeffries quando viene risucchiato fuori dal racconto. Con un lampo, l’elettricità viene meno e rimane lo schermo nero. 

Like it is, like it sounds. Lynch ha spento la nostra TV. Ci ha lasciati soli con Judy. E mentre fatichiamo a deglutire l’ultimo pop-corn, ci accorgiamo finalmente che i pop-corn non sono altro che mais, proprio come la garmonbozia.

Le idee principali presenti in questo articolo sono tratte da questo video.

Rating: 4.5/5. From 18 votes.
Please wait...

Comment

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.