Source Code: spiegazione, trama e analisi del film di Duncan Jones

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Questo articolo rivela elementi importanti della trama e della spiegazione di Source Code di Duncan Jones, svelandone il significato, gli eventi e le prospettive migliori per apprezzarne i pregi. Se ne suggerisce dunque la lettura solo ed esclusivamente dopo aver visto il film, e non prima, per evitare di perdervi il gusto della prima visione.

Tutto è cominciato sul finire degli anni ottanta con Quantum Leap (in italiano In viaggio nel tempo), la serie televisiva cult che vedeva Scott Bakula saltare da un’epoca all’altra, andando a sostituirsi di volta in volta ad un diverso ospite. Nel 1993 è stato il turno di Ricomincio da capo, la commedia del compianto Harold Ramis in cui Bill Murray si trovava intrappolato in un loop temporale, rivivendo ad ogni risveglio il giorno della marmotta. Due anni dopo è stato Terry Gilliam a fare un passo avanti con L’Esercito delle 12 Scimmie, nel quale i ripetuti viaggi nel tempo del protagonista Bruce Willis dovevano scongiurare la minaccia globale di un virus. Quando nel 2007 lo sceneggiatore semi-esordiente Ben Ripley consegna la sceneggiatura di Source Code, il terreno su cui basare la storia è già molto fertile: dal documentario televisivo del 2003 The Nuclear Boy Scout plasma il personaggio di un terrorista fai-da-te che costruisce in casa ordigni nucleari, mentre dalle fonti sopra citate trae ispirazione per creare la storia di un soldato spedito in un loop temporale di otto minuti al fine di individuare e fermare tale terrorista.

La sceneggiatura piace molto agli studios ma il progetto rimane bloccato finché Jake Gyllenhaal, che oltre a vestire i panni del protagonista intende anche produrre il film, non individua il regista ideale per il progetto: Duncan Jones, reduce dal trionfo di critica del suo notevolissimo esordio Moon, che trova subito elementi di grande interesse nella sceneggiatura e si lancia nel progetto.

La trama

“Senta, vedo che lei pensa di conoscermi ma io non so chi sia: sono il capitano Colter Stevens, sono un pilota di elicotteri dell’esercito americano in Afghanistan”

Colter Stevens è un capitano dell’esercito statunitense che, di punto in bianco, si risveglia a bordo di un treno diretto a Chicago senza sapere come ci è arrivato e, soprattutto, scoprendo di essere letteralmente un’altra persona. Quando si guarda allo specchio Colter ha infatti un altro volto e, da uno sguardo ai documenti che ha in tasca, scopre che la sua nuova identità è quella di Sean Fentress, un insegnante. Non c’è tempo di capire cosa sta succedendo attorno a lui, né di spiegare la situazione alla bella collega Christina (Michelle Monaghan) che sembra conoscerlo bene, perché il treno su cui sta viaggiando improvvisamente esplode.

Risvegliatosi in una sorta di capsula buia e gelida, Colter viene contattato dalla misteriosa Colleen Goodwin (Vera Farmiga) dell’unità militare Beleaguered Castle, che lo sottopone ad alcuni test mnemonici prima di avvisarlo che sta per essere rispedito sul treno esploso pochi istanti prima e che il suo compito è quello di scoprire l’identità dell’attentatore. Il tempo che il soldato ha disposizione è di soli otto minuti.
Convintosi di essere all’interno di una gigantesca simulazione (“incredibili i dettagli”, commenta tra sé e sé guardandosi intorno), Colter inizia ad impegnarsi seriamente nella propria missione: nel suo secondo viaggio riesce ad individuare la bomba, nascosta in un bagno e collegata ad un cellulare, ma gli otto minuti finiscono in fretta. Anche il terzo tentativo non dà i risultati sperati: Colter inizia ad indagare sui vari passeggeri e segue un sospettato anche fuori dal treno, ma la pista si rivela un vicolo cieco.

È a questo punto del film che cominciamo a capire che cosa sta accadendo al protagonista. Dopo essere entrato in contatto con il dottor Rutledge (Jeffrey Wright), Colter scopre di non essere affatto all’interno di una simulazione: l’uomo è nel source code, un dispositivo speciale che permette di far rivivere a chi lo utilizza gli ultimi otto minuti di una persona deceduta da poco, aprendo brevemente una linea temporale alternativa. Il source code non è un vero e proprio viaggio nel tempo ma, come spiega Rutledge, una riassegnazione del tempo: Colter si ritrova a vivere in loop gli ultimi otto minuti della vita di Sean Fentress, l’ospite più compatibile del treno, morto qualche minuto prima in un attentato. Scoprire l’attentatore e la bomba è fondamentale non per salvare i passeggeri del treno (che sono già tutti morti nella realtà), ma per impedire un nuovo attentato, molto più grave, che il terrorista ha in mente di compiere a breve con un ordigno nucleare piazzato da qualche parte nel centro di Chicago e che potrebbe causare la morte di due milioni di persone.

Dopo questa rivelazione, e dopo aver fallito un quarto tentativo, Colter cerca di scoprire qualcosa in più sul suo passato, dato che l’ultima cosa che riesce a ricordare prima del risveglio sul treno è la sua missione in Afghanistan. La scoperta avviene durante il quinto viaggio quando, grazie ad una ricerca online fatta da Christina, Colter scopre di essere morto. O meglio, ufficialmente morto: durante la missione militare l’uomo ha riportato ferite gravissime e, come gli rivela Goodwin in uno dei loro colloqui, ora è tenuto in vita artificialmente mentre il resto del mondo (famiglia compresa) lo ritiene deceduto in battaglia. Colter Stevens scopre quindi di essere diventato un oggetto, una risorsa, uno strumento del governo pronto per essere utilizzato in infinite missioni, un pallido ricordo dell’essere umano che era prima.

La capsula che vede intorno a lui mentre parla con Goodwin e Rutledge è soltanto una costruzione della sua mente (non a caso comincia a collassare non appena l’uomo scopre la verità) ed i suoi momenti di otto minuti all’interno del source code sono quanto di più simile ad una vita normale gli sia rimasto.
Comprensibilmente sconvolto dalla terribile rivelazione, Colter continua comunque a svolgere la missione nella quale è stato inserito contro la sua volontà ma ormai è tutto cambiato: ad ogni nuovo viaggio scopre di essere sempre più innamorato di Christina e nella sua mente comincia a farsi strada l’idea di salvarla, anche se i suoi superiori continuano ad avvertirlo che è impossibile alterare il continuum della realtà attraverso il source code.

Colter ha inoltre la ferrea volontà di essere lasciato morire al termine della missione, dato che una sola morte basta e avanza, ma prima di essere abbandonato al suo vuole poter parlare un’ultima volta con suo padre, che lo ritiene morto ormai da mesi.

Nel suo ottavo viaggio, Colter riesce ad individuare il terrorista, una sorta di suprematista bianco e complottista di nome Derek Frost (Michael Arden), trovando anche la bomba h che l’attentatore ha costruito e nascosto all’interno di un furgone, ma il pazzo riesce ad uccidere sia lui che Christina prima che il protagonista possa fermarlo all’interno del source code. Una volta uscito dal loop, dopo aver riferito l’identità di Frost, Colter è convinto che quella generata dal source code non sia solo una breve rievocazione (anche perché nella sua mente appaiono immagini mai viste prima) e, pertanto, chiede di tornare per un’ultima volta a bordo del treno prima che venga disattivato il suo supporto vitale.

Rutledge, senza alcuno scrupolo, è contrario e ordina di cancellare la memoria del capitano, per poter continuare a sfruttarlo in futuro in nuove operazioni, dal momento che Colter è per ora l’unico uomo disponibile per il progetto. Goodwin però ha preso a cuore la situazione del soldato e decide di accontentarlo: Colter torna per l’ultima volta sul treno, dove disinnesca la bomba e riesce ad ammanettare e denunciare Frost, in modo che possa essere consegnato alle autorità.

A questo punto arriva finalmente per lui il momento di chiamare il padre, nascondendo la propria identità (si finge un commilitone del capitano Stevens) in quello che è senza dubbio il momento più toccante del film.
Dopo aver inviato un messaggio col cellulare, poco prima della scadenza degli otto minuti, Colter offre dei solti al comico Max Denoff (il vero step up comedian Russell Peters), passeggero del treno, e prende Christina da parte, baciandola proprio alla scadenza del tempo.

In quello stesso istante, nella realtà principale, Goodwin disabilita il suo supporto vitale: vediamo brevemente che il corpo di Colter è orrendamente mutilato e in stato di coma profondo. Al termine degli otto minuti però succede qualcosa di totalmente imprevisto: il tempo nel source code non si è fermato e continua a proseguire! Colter ha quindi la conferma che la scoperta del team di Beleaguered Castle va ben oltre quello che loro stessi hanno compreso: il source code permette di creare vere e proprie dimensioni parallele.

Per l’uomo inizia quindi una nuova vita nei panni di Sean Fentress (è in quelle vesti che Christina continua a vederlo) e, da qualche parte nella sua nuova realtà, una nuova Colleen Goodwin riceve l’inquietante messaggio del capitano Colter Stevens (che in quella dimensione è vivo e non collegato al source code perché l’attentato al treno non è stato sventato) che la avvisa della reale potenzialità del dispositivo.

“Se ho ragione io da qualche parte nel laboratorio del source code c’è un capitano Colter Stevens che aspetta di essere mandato in missione. Mi prometta che lo aiuterà e, in quel momento, mi faccia un favore: gli dica che andrà tutto bene”

Analisi e curiosità

Sulla carta Source Code non ha quasi nulla di originale, nella pratica è un piccolo miracolo: un thriller fantascientifico velocissimo (dura appena novantatré minuti), privo di momenti morti, teso quanto basta per mantenere alta l’attenzione dello spettatore e alleggerito quando serve da piccole dosi di ironia (volute dal regista, che ha rimaneggiato lo script originario molto più cupo) mai realmente invasiva. Oltre a questo, il film riesce anche ad essere più profondo della media di queste produzioni, appagando anche gli spettatori più esigenti e funzionando su molteplici piani di lettura.

C’è una costante nel cinema di Duncan Jones: i suoi protagonisti sono comuni lavoratori, seppure inseriti in contesti irreali, la cui esistenza viene sconvolta da una potente rivelazione. Come Sam Bell (Sam Rockwell) in Moon, Colter Stevens scopre di essere stato trasformato in un’attrezzatura e di aver perso ogni libertà, decidendo di conseguenza di ribellarsi a questa costrizione. Entrambi i personaggi lottano con tutte le loro forze per la propria identità, che in un qualche modo è andata perduta.

Il loop è una prigione dal quale Colter sembra non avere via uscita, considerando che il tempo che ha disposizione prima di ricominciare tutto dal principio è veramente poco, ma allo stesso modo l’essere chiuso nello stesso spazio e nello stesso frammento di tempo si rivela in fretta una risorsa per l’uomo, che di volta in volta riesce sia a muoversi con maggiore sicurezza (evitando gli errori dei precedenti viaggi) che ad approfondire e sviluppare il suo rapporto con Christina, arrivando a conoscerla tanto bene da decidere di iniziare una nuova vita al suo fianco.

Pur avendo a disposizione un budget di trenta milioni di dollari (sei volte superiore a quello di Moon), Jones sceglie di continuare a seguire la strada della semplicità, riducendo all’essenziale l’utilizzo degli effetti visivi e puntando tutto sul ritmo (grazie al montaggio del maestro Paul Hirsch, storico montatore di L’Impero colpisce ancora) e sull’intensità della prova attoriale di Gyllenhaal, che durante le scene aveva un auricolare, nel quale il regista faceva partire all’occorrenza forti rumori improvvisi per disorientarlo. Per risparmiare sul budget, le scene principali del film sono state girate a Montreal, mentre soltanto la seconda unità, con lo skyline di Chicago, si è effettivamente svolta in Illinois.

Per palesare l’omaggio a Quantum Leap, Jones ha inoltre inserito un cameo vocale di Scott Bakula, nei panni del padre di Colter, facendogli pronunciare persino “Oh boy!”, la sua esclamazione tipica nella serie.
Il mix tra citazionismo e freschezza nel modo di (ri)narrare crea un film pressoché impeccabile nel suo genere. Imperdibile per gli amanti della fantascienza e del thriller, intrigante per gli appassionati dei film psicologici e ideale per chi cerca novanta minuti di intrattenimento intelligente.

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