Bridge Over Troubled Water: l’ultimo, coraggioso album di Simon & Garfunkel

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Il 26 gennaio 1970 usciva per Columbia Records Bridge Over Troubled Water, il quinto e ultimo album di Simon & Garfunkel. Il duo, reduce dal successo del film The Graduate (1967 – del quale firma la colonna sonora), aveva nel 1968 pubblicato Bookends. La produzione del suo successore viene affidata a Roy Halee, già produttore di Bookends, alla quale va riconosciuta l’intuizione di esaltare le melodie vocali di Paul Simon e Art Garfunkel facendoli cantare contemporaneamente nello stesso microfono in fase di registrazione, già ai tempi di Mrs.Robinson.

A livello musicale, pur proseguendo le stesse atmosfere del suo predecessore, Bridge Over Troubled Water segna una sorta di distacco dalle sonorità tradizionali del duo, arrivando ad essere definito il loro lavoro più articolato e ambizioso: tantissime sono le influenze e gli stili che vi confluiscono, tra Gospel, R’n’B, Jazz, ed echi di quella World Music che sarà in seguito magnificamente studiata e sviluppata da Paul Simon nel corso della sua carriera solista.

Ancora di più, il duo si ritrova a dover lavorare al disco in un momento abbastanza particolare: mentre Simon lavora sui brani, Garfunkel è impegnato con il tentativo di far decollare una carriera nel mondo del cinema. Tra i due vibra una certa tensione, e le registrazioni devono aspettare gli 8 mesi che occorreranno a Garfunkel per terminare le riprese del film Catch-22 (Comma 22 in Italia). Il materiale preparato da Simon è quantomai variegato e articolato, e questo non mancherà di provocare tra i due parecchie discussioni su quale canzoni inserire all’interno del nuovo album e, soprattutto, a chi toccherà cantarle. Questo rappresenta senza dubbio una grande novità nel panorama compositivo di S&G, abituati a quell’unisono di intenzioni e armonizzazioni vocali che sono state il loro marchio di fabbrica per così tanto tempo.

Ragionando in un’ottica a 33 giri, il lato A si apre con la title-track Bridge Over Troubled Water: ultima canzone registrata nonostante fosse stata la prima ad essere completata, e successivamente pubblicata come secondo singolo. Dagli echi volutamente Gospel, a partire dal suono del piano e dal crescente pathos, il brano è cantato quasi interamente da Garfunkel: fu Paul Simon a volerlo, poiché era convinto che la voce dell’amico si adattasse alla perfezione al mood del brano. L’idea fu inizialmente respinta e solo successivamente accettata dallo stesso Garfunkel, grande estimatore del falsetto di Simon e convinto che avrebbe dovuto invece cantarla lui. In seguito all’enorme successo del brano, quest’ultimo non mancherà di commentare: «Ero convinto avrebbe dovuto cantarla lui. Ma c’erano volte dove alla fine del brano, cantato unicamente da Artie accompagnato dal piano, non potevo non pensare dal lato del palco: “hey…quello è il mio pezzo”, mentre le persone si alzavano in piedi e applaudivano».

Costato due mesi e due settimane extra di produzione, Bridge Over Troubled Water ha tutte le caratteristiche della canzone destinata a rimanere nella storia: il testo, così confortevole, rassicurante e universale è accompagnato da un crescendo lento ma imponente delle atmosfere e degli spazi, che vanno a culminare nella terza strofa e nell’ultimo ritornello (entrambi voluti da Garfunkel, mosso dalla necessità di aggiungere una chiusura più ampia e pomposa al brano), sul quale si è a lungo dibattuto circa il significato e l’origine della figura della silver girl citata all’inizio del verso. Come spesso accade nella storia della musica e del songwriting, le creazioni più articolate sono anche quelle più immediate: è lo stesso Simon che successivamente afferma come la scrittura del testo e della musica sia stata incredibilmente spontanea e scorrevole, fino a chiedersi da dove quella melodia e quelle parole venissero, tanto gli sembravano estranee al suo solito modo di comporre: «Non è da me», confessa di aver pensato. Viene trasmessa dalle radio nonostante i suoi 5 minuti di durata, e fra i tanti riconoscimenti si aggiudica ben cinque Grammy nel 1971, oltre ad altri innumerevoli premi e riconoscimenti. Assieme a The Sound Of Silence diventa uno dei marchi distintivi di tutta la produzione del duo, e viene successivamente ripresa da numerosi interpreti, fra i quali Aretha Franklin ed Elvis Presley.

Non si tratta di un disco scontato: così come ricercate sono le melodie di brani come El Condor Pasa (If I Could), un riarrangiamento basato sui versi di una canzone peruviana, le sperimentazioni sonore di Cecilia, vedono il duo sperimentare suoni e percussioni, andando a creare un brano insolitamente veloce se paragonato alla loro produzione precedente.

Il duo si ricompone successivamente su Keep The Customer Satisfied, una canzone sugli estenuanti tour dei quali ormai Paul Simon cominciava ad essere esausto; il brano riecheggia di armonie vocali che richiamano gli Everly Brothers (che ritorneranno nel lato B, con una ripresa live di Bye Bye Love), e di conseguenza i primi periodi della band, lasciando però spazio ad un ingombrante ed incalzante arrangiamento di fiati.

So Long, Frank Lloyd Wright è una forte parentesi di stacco, con Paul Simon che si cimenta con ritmiche Latin Jazz supportate dalle congas successivamente aggiunte, a richiamare atmosfere Sud Americane che vanno a chiudere il lato A. Oltre ad un tributo al grande architetto, la canzone è stata a più riprese riconosciuta come riferita allo stesso Garfunkel, alla quale è affidata la maggior parte dell’esecuzione vocale, e alla sua volontà passata di voler diventare egli stesso un architetto. I più maliziosi sentiranno, in quel “so long, Artie!” gridato da Halee, anche premonizioni del prossimo scioglimento del duo.

Si chiude così un lato A imprevedibile, disomogeneo ma non per questo di difficile ascolto e privo di momenti di grande musica. A fare da corona alle 5 tracce rimane, comunque, la maestosa Bridge Over Troubled Water, le cui atmosfere riemergono in un altro classico contenuto nell’album: The Boxer. Il brano, che apre il lato B, era stato scritto da Paul Simon nel 1968 e successivamente pubblicato come singolo nel 1969. La sua produzione, arrangiamento e registrazione richiesero più tempo e impegno di qualsiasi altro brano mai inciso dal duo: le sessioni durarono più di un centinaio di ore, e richiesero inoltre interi cambi di location e di strumentazione. In questa occasione il duo fu il primo a sperimentare la registrazione a 16 tracce che servirono per catturare il numero di strumenti impiegati, e le voci del ritornello; si trattava essenzialmente di due registratori a 8 tracce (gli unici disponibili all’epoca), manualmente sincronizzati e attivati con precisione. Il brano è un crescendo, la commovente storia del pugile scaturisce dalla voce di Paul, in un testo che parla di povertà e solitudine. Passerà alla storia il ritornello composto unicamente dal trascinante e ripetuto “Lie la lie”, accompagnato da un rullante incredibilmente riverberato e lontano.

A differenza del lato A, il lato B di Bridge Over Troubled Water mantiene alta la tensione: i brani che seguono vedono un’ampia partecipazione di musicisti e presenza di strumenti, oltre che un paio di episodi dai ritmi sostenuti, quali Baby Driver e Why Don’t You Write Me, nella quale Paul esplora per la prima volta le sonorità del reggae; sono senza dubbio i momenti più scanzonati e leggeri del disco, separati unicamente da un’altra interessantissima composizione: The Only Living Boy In New York. Il brano, scritto e cantato da Paul, affonda le radici nei primissimi anni di carriera del duo, conosciuto agli albori con il nome di Tom & Jerry. Il Tom della canzone, quindi, non può che essere Garfunkel, indaffarato a preparare le proprie valigie e pronto a cominciare le riprese del suo prossimo film, lasciando Simon proprio a New York a dover fare i conti con la solitudine e l’attesa (le stesse lyrics lasciano poco all’immaginazione). La risposta di Garfunkel arriva proprio nel ritornello, attraverso un sontuosissimo e quasi solenne “Ah, Here I Am”, armonizzato da 16 voci sovraincise e registrate con un fortissimo eco. Fu proprio Garfunkel a descriverne successivamente il processo di registrazione: «Sono 8 volte le nostre voci. Ci sono alcune tracce che abbiamo registrato urlando “aaaah” a pieni polmoni, e che sono state successivamente mixate in modo molto soft».

La registrazione live del brano degli Everly Brothers Bye Bye Love cambia improvvisamente le carte in tavola e regala un bel salto indietro fino agli anni ’50, e dalle grida e applausi finali emerge con gentilezza l’ultimo capitolo dell’album: Song For The Asking. Se già Paul Simon aveva parlato di parallelismi tra Bridge Over Troubled Water e Let It Be, non si può non cogliere qualche somiglianza tra l’atmosfera di Song For The Asking e, ad esempio, Her Majesty, emblematica canzone che chiudeva un altro grande capolavoro come Abbey Road dei Fab Four, disco al quale Bridge Over Troubled Water fu accostato per la sofisticatezza della sua produzione e dei suoi arrangiamenti. Il brano è il più breve dell’intero disco, e si spoglia di qualsiasi tipo di arrangiamento o contaminazione di stili, generi e strumentazione: a reggere l’intera melodia sono le voci del duo (soprattutto nella breve parte finale) e una leggerissima presenza di archi. È il ritorno ad un sound più tradizionale e spoglio, ma incredibilmente trascinante e accomodante; il brano, con il senno di poi, suona come un accompagnamento all’uscita dopo un intenso viaggio attraverso colori e suoni, storie e sperimentazioni. C’è chi vedrà, tra le righe della strofa «Here is my song for the asking, ask me and I will play so sweetly, I’ll make you smile» la rassicurazione che nonostante la separazione tra i due sia imminente, vi saranno sempre delle opportunità circa una riconciliazione attraverso la musica: «Thinking it over, I’ve been sad. Thinking it over, I’d be more than glad to change my ways for the asking». Sappiamo che fortunatamente una riconciliazione avverrà, e ci regalerà nel 1981 il leggendario Concert In Central Park.

A pochi anni dalla sua uscita, Bridge Over viene riconosciuto come l’album più venduto nel 1970, ’71 e ’72, e perde il primato di CBS Records best-selling album soltanto con l’uscita di Thriller di Michael Jackson. L’importanza e la vera eredità di Bridge Over Troubled Water, al di là del successo raggiunto dai suoi brani e in particolar modo dai suoi singoli, è tutta nelle intuizioni degli arrangiamenti, e nell’audacia del duo di sperimentare e aprire il proprio sound ad impreviste contaminazioni e sonorità differenti. Per quanto il mondo del pop e del rock non fosse nuovo alle sperimentazioni, è solo in questo caso che forse per la prima volta si può parlare a ragion veduta di accenni di World Music, una vera e propria commistione di generi non necessariamente europei o statunitensi che Simon padroneggerà con maestria in più riprese nel corso della sua carriera solista, pubblicando alcune pietre miliari della storia della musica. Un capitolo finale che sarà anche criticato, forse troppo prodotto e troppo arrangiato rispetto al suo predecessore Bookends, così asciutto, minimalista e disciplinato.

È forse però questo uscire dagli schemi il vero punto di forza di Bridge Over: il fatto che un duo essenzialmente folk-pop, abituato agli arrangiamenti leggeri e a fare affidamento prevalentemente alle melodie vocali (campo nel quale Paul Simon e Art Garfunkel rimangono tutt’ora maestri), decida di portare questa intenzione in qualcosa di più grande, di più ampio e più vasto, non solo musicalmente ma anche geograficamente. Ed è proprio come un ponte su acque turbolente che il duo accompagna oltre tutto questo e una volta arrivati dall’altra parte, nonostante le tensioni e la separazione delle strade, rimarrà la certezza che vi sarà sempre una canzone per chi la chiede.

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