Mind Hive: il magistrale post-punk dei Wire

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I Wire, il gruppo inglese formatosi nel 1976, regalano sempre grandi emozioni. Svariate le scissioni e le riconciliazioni, attualmente la band è composta da Colin Newman – voce, chitarra, Graham Lewis – voce, basso – Robert “Gotobed” Grey – batteria – Matthew Simms – tastiere. E il loro 18-esimo album Mind Hive si conferma un disco sicuro e mesto.

I testi sono sempre ricchi di significati e i temi che affrontano sono dannatamente veri. La loro sinteticità, marchio di fabbrica che li contraddistingue, è maestosa, come anche il titolo dato all’album. I Wire dunque perseverano di fronte alla stupidità, all’apatia del mondo moderno.

Con la prima track si va subito al sodo: in Be Like Them le chitarre si intrecciano per poi divergere con parole che sembrano dei warning tipo: “rabid dogs tearing skeletons” oppure “it’s nothing new, hungry cats”.
Un invito a essere l’esatto contrario di come ci vorrebbero. In Cactused, invece, una bella ventata di energia grazie all’uso della chitarra con gli effetti di Simms e con gli arresti giusti. Con Primed And Ready ritroviamo una sequenza di pulsanti synth scandita da schegge di chitarra ghiacciate.

Segue Off the beach in cui ritroviamo i perfetti toni del pop inglese sferzando verso la fine il colpo finale con parole crude: “People lying, homeless, dying” per ricordare la condizione dei rifugiati, di coloro che scappano dal proprio paese perché impossibile viverci. Con Unrepentant il suono è bucolico e si ha l’impressione che il sole abbagli.

Poi si lascia questa dolce atmosfera per catapultarci in Shadows, sintetica e scura, proprio alla Wire. Il racconto dell’atrocità risulta molto seducente. Oklahoma appare drammatica, a dare il là parole dure “I admired your sexy hearse“, la voce oscura di Lewis accompagnata con chitarre urlanti e i toni di synth rilasciano molta tensione.

Il cuore dell’album è senz’altro Hung con i suoi 8 minuti in cui le chitarre e  le tastiere sono più che mai presenti. Si chiude con lo splendido Humming, una deriva autunnale modellata dalla tastiera e dalla chitarra che impenna.

Newman riesce ad esprimere lo stato del mondo con un toccante senso di innocenza, mentre il pezzo termina con i baritoni di Lewis e le loro difficili associazioni. Ben 35 minuti di magistrale post punk.

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