SIN: l’elettronica mistica di A Mood Project

Superbia, Lussuria, Avarizia, Accidia, Ira, Gola e Invidia.

Secondo il Cristianesimo, all’apice della piramide dei sette peccati capitali troviamo la superbia poiché, sempre secondo il mondo Cristiano, questa, ha dato inizio alla ribellione di Lucifero nei confronti di suo padre causando così la caduta degli angeli seguaci del figlio ribelle.

Sulla copertina del nuovo EP di AMP, alias, A-Mood project troviamo un pavone dal piumaggio marcatamente sgargiante. Cosa possa significare? Ebbene, il pavone simboleggia la superbia, vizio di cui abbiamo parlato poco fa, e dal momento in cui il titolo di questa seconda opera è SIN (in inglese “Peccato”) la scelta della cover non è per niente casuale.

Ma prima di parlare dell’ep, vediamo chi si cela dietro A-Mood project e di conseguenza dietro i suoni e i bpm dei suoi brani.

Davide Modafferi, è lui il burattinaio di questo progetto. Davide, all’interno del panorama non è proprio uno “sbarbatello” come si suol dire, infatti nel 2016 esce DIGITAL MIND, per TreRootCollective di Chicago, nel 2017 remixa Discomania di Pietro Umiliani (per chi non lo sapesse sigla di coda di 90° minuto). Invece, esattamente un anno dopo, nel marzo del 2018 per Elastica Records, etichetta che ha tra le file artisti del calibro di Almamegretta e Zion Train, esce Change.

Ma torniamo a SIN, fresco di pubblicazione. Al suo interno troviamo quattro tracce, e visto che in questo secondo lavoro è tutto collegato, anche i titoli dei quattro brani hanno una logica che si collega al titolo e alla cover.

Il pezzo di apertura è Freedom, e cosa se non la libertà rappresenta croce e delizia per l’uomo? Questo primo brano, elettronico, inizia con un suono quasi ancestrale, è come se provenisse da sotto la terra, poi, col passare dei secondi troviamo un crescendo di suoni che verso metà brano diventano un’esplosione quasi lisergica.

Error, questo è il titolo del brano seguente. Un brano che non è possibile riassumere in un genere, poiché mix di tanti generi diversi. Basti pensare che ai suoni elettronici si mescola uno strumento a fiato che nel contesto diventa psichedelico.

Ci avviciniamo alla fine di questo incredibile viaggio negli abissi più profondi dell’animo umano e il penultimo pezzo è Justice, il pezzo più commerciale ma anche quello più potente. I 128 bpm iniziali sono un evolversi continuo fino a raggiungere la Dubstep conclusiva.

SIN si conclude con la Dubstep di The Path of the righteous man. Con una chicca a chiudere: infatti, nella fase conclusiva di questo ultimo pezzo, una voce distorta e disturbata recita qualcosa. Sono le parole di un celebre passo di Ezechiele.

SIN è influenzato da una marea di generi, scelta azzeccatissima poiché non c’è niente di meglio che essere difficilmente etichettabili. Seppur il livello delle canzoni si mantiene sempre alto, l’apice viene raggiunto da Error, non ci sarebbe da stupirsi se diventasse una delle canzoni simbolo.

Ma il grande lavoro che A-Mood project è riuscito a fare è molto più profondo della scelta del sound. Davide Modafferi attraverso i suoni ha descritto, dipinto o fotografato, scegliete voi il termine più adatto, gli istinti più primordiali presenti in ogni essere umano. Chapeau.

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Testo: Francesco Agrelli

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