Marlene Dietrich: storia di una diva

Marlene Dietrich, attrice e cantante tedesca naturalizzata statunitense, è fra le più note icone del mondo cinematografico della prima metà del Novecento.

Nata a Schöneberg nel 1901, debuttò nel 1922 nei teatri di Berlino e lavorò con il regista Max Reinhardt, ottenendo piccole parti in alcuni film muti, e nel 1929 ottenne la sua prima interpretazione da protagonista.
Nello stesso anno firmò il contratto per interpretare L’angelo azzurro, diretto da di Josef von Sternberg, il primo film sonoro tedesco.
Il giorno dopo la prima, la stampa berlinese la proclamò una star.

Marlene Dietrich approdò ad Hollywood il 2 aprile 1930, ingaggiata dalla Paramount, che la contrappose a Greta Garbo, la star scandinava della Metro Metro Goldwyn Mayer.

La Dietrich iniziò a recitare in una serie di film immortali girati dal suo regista di fiducia, Sternberg, e si fece fotografare solo e soltanto da Rudolph Maté, che contribuì a crearle l’immagine di femme fatale.

Il suo primo film americano fu Marocco, in cui restò famosa per la sua performance canora vestita da uomo e per il bacio con una donna del pubblico, in quella che fu una prime rappresentazioni di un bacio omosessuale della storia del cinema. Seguirono pellicole come Disonorata, Shanghai Express, L’imperatrice Caterina e Capriccio spagnolo, l’ultimo film in cui collaborò con Sternberg.

Marlene Dietrich era famosa anche per la sua professionalità e la sua determinazione, in quanto non esitava a sottoporsi a prove estenuanti per arrivare ad una interpretazione perfetta.

Dopo sette anni di permanenza negli USA ottenne la cittadinanza. Durante la seconda guerra mondiale collaborò con gli americani cantando in varie tournée la versione inglese della canzone tedesca Lilì Marleen, che divenne poi il suo inno.

Alla fine degli anni cinquanta, quando la sua carriera era già in declino, la Dietrich recitò nei classici Testimone d’accusa di Billy Wilder e L’infernale Quinlan di Orson Welles.

Nel 1975, a causa di problemi di salute, Marlene Dietrich decise di ritirarsi dalle scene, ma nel 1978, fu convinta a ritornare un’ultima volta sugli schermi interpretando la parte della baronessa nel film Gigolò, accanto a David Bowie.

Nel 1984 l’attore Maximilian Schell le dedicò un film-documentario, Marlene. L’attrice, che ormai quasi non camminava più, chiese e ottenne dal regista apparire solo in immagini di repertorio e di far sentire solamente la propria voce. Poco dopo la sua salute peggiorò ulteriormente e la Dietrich rimase immobilizzata a letto.

Marlene morì il 6 maggio 1992. L’American Film Institute ha inserito Marlene Dietrich al nono posto tra le più grandi star della storia del cinema.

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