Pyramid Song: dentro il significato del testo dei Radiohead

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Un testo ricco di citazioni letterarie come la Divina Commedia di Dante Alighieri, Siddharta di Herman Hesse, il libro dei morti tibetano ed egiziano. Stiamo parlando di Pyramid Song, uno dei brani più enigmatici di Thom Yorke e dei Radiohead.

Un’atmosfera sonora magica che introduce una visione esoterica. Basti pensare che la piramide, come simbolo, è stata usata dalla massoneria così come dalla mitologia egizia. Le piramidi difatti non erano costruite a caso, ma secondo criteri molto precisi che per la maggior parte sono oscuri ancora oggi, che avevano a che fare con le stelle. In particolare le tre piramidi della necropoli di Giza ci sarebbe una correlazione diretta con la costellazione di Orione, che per il culto egizio era collegata al Dio Osiride, dio della fertilità legato alla terra e agli Inferi. Per questa visione che molti definiscono new age, intorno a queste piramidi ci sarebbe un vortice energetico che permetterebbe di aprire portali verso altre dimensioni, in uno stato di trance, distaccandosi dal corpo materiale e vagando nel proprio passato, presente e futuro.

In questa visione, il verso “I jumped into the river” – sono saltato nel fiume – non ha un senso letterale ma metaforico: saltare nel fiume emozionale, nel flusso di energia in cui ‘annegando’ / ‘perdendomi’ / ‘immergendomi’, ritrovo tutti i miei affetti, in un’unica infinita dimensione.

I jumped in the river and what did I see?
Black-eyed angels swam with me
A moon full of stars and astral cars
All the things I used to see
All my lovers were there with me
All my past and futures
And we all went to heaven in a little row boat
There was nothing to fear and nothing to doubt

Sono saltato dentro al fiume e cosa ho visto?
Angeli dagli occhi neri nuotavano con me
Una luna piena di stelle e di macchine astrali
Tutte le cose che ero solito vedere
Tutti coloro che avevo amato erano lì con me
Tutto il mio passato e futuri
E andavamo tutti in paradiso su una piccola barca a remi
Non c’era niente di cui aver paura e niente di cui dubitare

Una canzone  sulla vita, sul grande flusso della natura a cui tutti torneremo e da cui tutti siamo  venuti. Una visione buddista. Una volta che le acque del tempo ci  porteranno all’inizio di tutto. Non a caso nel video  la Terra è completamente allagata e tutte le case e gli edifici sono sotto la superficie dell’oceano. In questa canzone, il personaggio centrale termina la sua vita trovando la sua casa sott’acqua e quando la trova si stabilisce nel salotto sulla sua sedia “preferita” e lascia andare l’ossigeno.

Un brano enigmatico anche sotto l’aspetto tecnico. Il tempo è talmente storto e strano che alcuni hanno provato a spiegarlo con la geometria della piramide che, guarda caso, richiama il titolo del brano. In realtà  il tempo è un semplice 4/4 ma con un ritmo sincopato in modo tale da creare due valori simmetrici e un apice, proprio come se le note disegnassero i due lati piramidali e la punta stessa della piramide.

La genialità compositiva  e creativa di Thom Yorke e dei Radiohead si riscontra anche negli accenti che cadono quando in pratica sentiamo cambiare gli accordi. Dopo il primo in battere sono tutti spostati e così la sensazione che avvertiamo è di non avere più punti di riferimento. E che dire della ricchezza armonica degli accordi? Non ci sono semplici triadi maggiori o minori e tutta questa raffinatezza e complessità compositiva contribuisce a rendere questo brano un vero capolavoro. Un pianoforte si fa strada su un tappeto di suoni eterei, quasi impalpabili. Jazz ed elettronica che si fondono armoniosamente, rispettando silenzi, attese e presenze.

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