Quell’indimenticabile Italia-Brasile ai mondiali 1982

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“Il calcio è l’ultima rappresentazione sacra del nostro tempo”

Pier Paolo Pasolini

Allo stadio Sarrià di Barcellona sono le 17.15 di un caldo pomeriggio di luglio, il 5 per la precisione. L’arbitro Abraha Klein decreta l’inizio di una partita destinata ad entrare nella leggenda. A sfidarsi sul terreno di gioco ci sono da una parte l’Italia e dall’altra il temibile Brasile. Le due nazionali sono tra le più vincenti della storia del calcio e nonostante le divergenze stilistiche sul piano tattico, hanno sempre dato vita a sfide entusiasmanti. Certo, a questo incontro le due squadre ci arrivano in condizioni psicologiche e fisiche diametralmente opposte.

Il Brasile è una vera e propria corazzata. Già prima dell’inizio del mondiale viene considerata favorita per la vittoria del titolo. Zico, Falcao, Cerezo, Socrates, Eder sembrano giocatori inarrestabili, capaci di esprimere un calcio spettacolare e armonico ma allo stesso tempo concreto e vincente. Quella squadra “giocava, vinceva e dava spettacolo”. Però si sa, i favoriti hanno una enorme pressione. A volte può spingere a giocare meglio, ma a volte può ossidare alcuni automatismi di gioco. Infatti il primo tempo di Braile-URSS, prima partita del girone, termina con la squadra sovietica in vantaggio per 1-0. I giocatori brasiliani appaiono contratti e nervosi. Il vero Brasile entra in campo il secondo tempo e riesce a ribaltare il risultato con Socrates ed Eder. Il primo tempo è ostico anche contro la Scozia ma di nuovo il Brasile ribalta il risultato nel secondo tempo fissando il punteggio sul 4-1. Da lì il loro cammino è una marcia trionfale. Battono con un sonoro 4-0 la Nuova Zelanda, si qualificano per la fase a gironi successiva ed il 2 luglio infliggono un pesante 3-1 agli acerrimi rivali dell’Argentina, campioni in carica.

L’avventura dell’Italia inizia invece tra le critiche e Paolo Rossi è il bersaglio principale. Il giocatore della Juventus fu squalificato nel 1980 a seguito di un’inchiesta riguardante il mondo delle scommesse calcistiche ma il CT Enzo Bearzot lo ha inserito ugualmente nella lista dei convocati per il mondiale nonostante abbia disputato soltanto le ultime tre partite di campionato. Un azzardo troppo grande convocare un giocatore fermo da due anni. Tuttavia Bearzot crede in lui. Ha fiducia nel suo spiccato senso del gol, quindi decide di lasciare a casa il bomber della Roma Roberto Pruzzo nonostante avesse chiuso in testa la classifica marcatori del campionato 1981-82, a quota 15 reti.

L’avvio dell’Italia non premia le scelte del CT. Complice anche un “girone di ferro”, gli azzurri pareggiano 0-0 contro la Polonia in un grande momento di forma. A deludere maggiormente gli italiani sono i due pareggi incassati contro il Camerun (0-0) e contro il Perù (1-1). In ogni caso la squadra supera la prima fase dei gironi, premiata dalla maggiore differenza reti sul Camerun, arrivato a pari punti con l’Italia. La stampa italiana comunque è insoddisfatta di questo risultato e critica pesantemente la squadra ed il Mister. L’Italia va “AVANTI SENZA GLORIA”. Intanto Rossi è ancora a quota 0 gol e sembra in evidente difficoltà dal punto di vista fisico.

Le critiche diventano talmente pesanti da far infuriare Bearzot, così decide di imporre il “silenzio stampa”. Per affrontare i prossimi avversari della seconda fase a gironi serve molta concentrazione. L’urna ha collocato l’Italia nel girone con Argentina e Brasile. Date le condizioni della squadra, queste due partite agli occhi dei tifosi italiani sembravano impossibili.

Torniamo a casa con 0 punti. Se non siamo riusciti a battere nemmeno il Perù, cosa possiamo fare contro il Brasile e l’Argentina?! Bloccare il genio calcistico di Falcao, Zico e Maradona per quell’Italia è troppo.

Arriva il momento di sfidare l’Argentina. L’unica soluzione per poter arginare il talento del Pibe de oro consiste nel marcarlo a uomo. Questo compito è svolto alla perfezione da Claudio Gentile. Racconterà poi in una recente intervista di aver studiato Maradona in ogni minimo dettaglio. Il talento argentino avrebbe potuto sfuggirgli almeno una volta in altre 20 partite, ma quella volta no, e così fu. L’Italia batte incredibilmente l’Argentina per 2-1. L’opinione pubblica inizia finalmente a virare.

Ora è il momento di sfidare il Brasile. Per qualificarci alle semifinali occorre una vittoria perché i brasiliani hanno battuto gli argentini per 3-1 quindi la differenza reti è a loro favore.

Qualche giorno prima della partita il CT Tele Santana fissa una riunione con i suoi giocatori per decidere come affrontare gli azzurri. Si ritrovano nello spogliatoio. Santana è uno di quegli allenatori che lascia parlare i suoi giocatori e ascolta i loro suggerimenti. Ad un tratto si alza Falcao, giocatore dotato di una strabiliante intelligenza tattica, sublime raffinatezza tecnica e carisma da vendere.

A Roma viene soprannominato “Il divino” o “L’ottavo Re di Roma” e condurrà la squadra verso la vittoria del suo secondo scudetto e una storia finale di Coppa dei Campioni. “Gli italiani con la palla tra i piedi non sanno cosa farci! Sono convinto che per vincere la partita dobbiamo lasciare la palla a loro”. La sua visione sembra far presa sugli altri fino a quando si alza il capitano Socrates, forte fisicamente e abile tecnicamente ma allo stesso tempo ha un carattere ribelle.

Questo a volte condizionerà alcuni momenti della sua carriera. La sua passione extracalcistica è la politica e quando si trasferisce a Firenze, nel tempo libero studia Gramsci. “Ragazzi, noi siamo il Brasile! Non possiamo lasciare che la palla la gestiscano gli avversari. La nostra natura di gioco è di avere in mano il possesso del pallone, divertire, segnare e vincere giocando un calcio offensivo. Dobbiamo giocare il nostro calcio indipendentemente dall’avversario che abbiamo di fronte!”. I giocatori sono convinti. Il loro stile non muterà. Vogliono esprimere la loro indole di dominatori del campo da calcio.

Il verde-oro pullman arriva allo stadio e tutti i loro tifosi pronti ad accoglierli in una atmosfera di festa cantano “Vola canarino vola!” (il termine canarino è riferito alla tradizionale maglia gialla del Brasile). Sono convinti di passare il turno abbastanza agevolmente. Del resto l’Italia, nonostante la vittoria sull’Argentina, non incuteva molto timore. Nel frattempo, invece, Bearzot sogna “T’immagini cosa succederà se battessimo questi?”. Dobbiamo “PROVARCI ANCORA” come contro l’Argentina.

“Siam pronti alla morte l’Italia chiamò. Sì.” L’Italia si schiera in campo con Zoff in porta. La difesa è formata da Gentile, Collovati, Scirea e Cabrini. A seguire a centrocampo Oriali, Antognoni, Tardelli, Conti e Graziani. Davanti, come unica punta, viene data un’altra possibilità a Paolo Rossi, ancora a secco sul tabellino dei marcatori del torneo.

Tutto è pronto, è iniziato Italia-Brasile. La battuta dal cerchio di centrocampo spetta ai brasiliani che hanno subito il possesso del pallone. Chi vince va in semifinale, il pareggio è per i brasiliani.

Il gioco di entrambe le squadre non è ancora fluido e si susseguono una serie di falli. Al quinto minuto, parte un cross di Cabrini dalla sinistra calibrato perfettamente per la testa di Paolo Rossi che insacca alle spalle di Waldir Peres. Clamoroso! E’ 1-0 per l’Italia e finalmente il bomber della nazionale è riuscito a sigillare il suo nome sul tabellino dei marcatori per la prima volta nel mondiale.

Ora l’Italia sembra un’altra squadra rispetto a quella che aveva affrontato la prima fase a gironi. I giocatori sono reattivi. Quando hanno la palla tra i piedi si trovano a meraviglia, riuscendo così ad eludere il pressing feroce del Brasile. Lottano su ogni singolo contrasto e ripartono velocemente. Del resto per tentare di battere Socrates e soci servono cuore, testa, polmoni e un immenso spirito di sacrificio. Zico sta avendo vita difficile stavolta. La sua ombra, come per Maradona, si chiama Claudio Gentile. Lo tallona in ogni centimetro del campo e come tenta di girarsi, il numero 6 azzurro lo stende a terra.

Stavolta però riesce a liberarsi della marcatura, inventa un passaggio filtrante per Socrates che entra in area di rigore e pareggia i conti.

Gli azzurri, nonostante il pareggio subito, non si perdono d’animo e continuano a giocare esattamente alla stessa maniera interrompendo la manovra avversaria a centrocampo. La chiave della partita è lì. Per vincerla bisogna arrestarli a centrocampo. Non dobbiamo farci irretire dalla loro manovra organica espressa dai loro geniali centrocampisti.

Ora il Brasile ha in mano il possesso della palla, ma attenzione, Rossi anticipa l’avversario, si dirige in porta, rete! L’Italia torna in vantaggio! Il numero 20 azzurro riesce ad approfittare di una leggerezza di Cerezo e sigla il 2-1. Di nuovo la qualificazione è passata dalla parte nostra. Paolo Rossi è diventato implacabile.

Prima che l’arbitro mandasse le squadre negli spogliatoi, al trentunesimo, per infortunio, Collovati è costretto a lasciare il campo. Al suo posto entra Giuseppe Bergomi, un appena diciottenne, soprannominato “Lo zio” per via dei suoi folti baffi, destinato ad entrare nella storia di quel mondiale.

Risolve Conti la pericolosissima mischia creata nell’area italiana e l’arbitro fischia la fine del primo tempo.

“Le cose stavano tutte funzionando perfettamente. Bearzot non doveva parlare e infatti non parlò” raccontò successivamente Collovati ai microfoni. Invece l’atmosfera nello spogliatoio verde-oro è totalmente differente. Si respira un clima di tensione. Nessuno prima della partita si aspettava di incontrare così tante difficoltà nell’affrontare l’Italia. Allora prima di lasciare gli spogliatoi, Santana ricorda ai suoi “Noi giochiamo per vincere, ma ricordatevi che il pareggio serve!”

Ecco iniziato il secondo tempo. Palla all’Italia. Dopo un inizio furioso del Brasile. Il pallone arriva sui piedi di Falcao. Davanti a lui ci sono Tardelli e Cabrini. Cerezo ha la brillante idea di aggirare Falcao e si sovrappone alla sua destra. Questo movimento destabilizza la difesa azzurra. Tardelli e Cabrini si spostano leggermente ma quel che basta per lasciare la possibilità di tiro al regista brasiliano. Un violento sinistro sorprende Zoff. È 2-2. Falcao pareggia al ventitreesimo. Tutto da rifare per gli azzurri. La qualificazione è ancora nelle mani degli avversari.

“Quella partita doveva finire così. Per come si era messa a noi andava bene. Dovevamo gestire il risultato”. Questo era il pensiero dei giocatori del Brasile dopo il gol del pareggio. Ma del resto si sa, contro una grande squadra, abbassare la guardia prima che l’arbitro decreti la fine della partita, è sempre un grave errore.

Nel frattempo il cronometro corre inesorabile. Per qualificarci dobbiamo riportarci in testa.

È il ventinovesimo minuto del secondo tempo. L’Italia conquista un calcio d’angolo. Dalla bandierina va Conti. Crossa la palla nell’area di rigore brasiliana. Socrates ed Oscar, difensore brasiliano, si avventano sul pallone smistandolo di testa ma cade sui piedi di Graziani. Il tiro è velenoso e finisce sui piedi di Rossi, rimasto in agguato nell’area avversaria. “Ed è pareggio!” urla confuso dall’emozione Nando Martellini durante la telecronaca. Rossi porta in vantaggio l’Italia per la terza volta. Mai nessuno prima di questa partita aveva segnato 3 reti al Brasile. Paolo Rossi è entrato in stato di grazia ed è un incubo per la difesa brasiliana.

Le due squadre fanno di tutto per prevalere l’una sull’altra. Il Brasile tenta ad ogni costo di passare in vantaggio per assicurarsi la qualificazione ma è l’Italia a portarsi costantemente in vantaggio ogni volta che il Brasile agguanta il pareggio. È un testa a testa entusiasmante. Contrasti, falli, mischie in area, aperture di gioco, giocate di alto livello tecnico alternate a errori banali derivati dalla forte pressione che incombe sulle due squadre. Le lancette sull’orologio dell’arbitro scorrono. I giocatori verde-oro aggrediscono e vogliono pareggiare di nuovo i conti. Ma la difesa dell’Italia è solida e non lascia spazio alle prodezze dei tecnici centrocampisti brasiliani.

All’ottantanovesimo c’è un calcio di punizione da posizione laterale in favore del Brasile. La nostra difesa deve resistere a questo assalto. La battuta è affidata a Eder. Sventaglia il pallone in area. Oscar lo incorna verso la porta italiana ma Zoff vola e in due tempi tiene la palla sulla linea di porta. I brasiliani subito si voltano verso l’arbitro gridando “È gol! È gol!” ma Zoff si alza e dice di no.

Effettivamente come si vede dal replay, la palla non varca la linea. È una parata memorabile, destinata a rimanere nella storia del calcio. È finita! L’Italia è semifinalista! Ha battuto il Brasile in una partita esaltante che cancella ogni dubbio sulla efficienza di questa nostra formazione! Quel miracolo di Zoff all’ultimo minuto condanna il Brasile e porta l’Italia in semifinale. Ad attenderci c’è di nuovo la Polonia, già affrontata all’esordio di questo mondiale, quando nessuno credeva fosse possibile eliminare il Brasile di Zico, Falcao, Eder e Socrates.

Questa volta la storia è diversa. Gli azzurri si sbarazzano della Polonia con un netto 2-0 e approdano in finale contro la Germania Ovest. Dopo un primo tempo sofferto che ha visto Cabrini fallire un calcio di rigore. Nella ripresa i colpi di Paolo Rossi, Tardelli e Altobelli affondano la Germania Ovest. I tedeschi, nonostante un gol di Breitner siglato al minuto 83, non ci riprendono più, quel terzo mondiale della storia della nazionale italiana è definitivamente nostro!

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