Aladdin, “il musical geniale” e la simbologia della fiaba

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Qualche giorno fa abbiamo assistito presso il teatro Brancaccio di Roma allo spettacolo “Aladdin, il musical geniale”, la nuova rappresentazione teatrale dell’ormai consolidato team di Maurizio Colombi, prodotto da Alessandro Longobardi per OTI (Officine del Teatro italiano) in collaborazione con Viola Produzioni. Il famosissimo protagonista della celebre novella orientale Le mille e una notte ha da tempo ispirato sia la letteratura che la cinematografia. Non si può dimenticare l’Aladdin della Disney a cartoni animati prodotto nel 1992 con la conseguente versione musicale teatrale, e nemmeno il musical di Stefano d’Orazio con le musiche dei Pooh nel 2010, che ha seguito il remake Disney con Will Smith nel ruolo del Genio.

A quali elementi delle precedenti versioni attinge il musical geniale? Dalla tradizione delle Mille e una notte individua l’esistenza di due Geni, quello dell’Anello e quello della Lampada, nonché il numero illimitato di desideri che possono essere espressi, la presenza costante della madre di Aladin, il suo desiderio di vedere in viso la figlia del sultano ed altri particolari minori. Mentre, in continuità con la vicenda narrata dalla Disney, conserva il nome di Jafar per il Gran Visir, peraltro già presente nel film Il ladro di Bagdad del 1940, vincitore di tre premi Oscar, in cui sono evidenziati alcuni aspetti della mitologia persiana, come il tappeto volante, poi cristallizatisi nella storia di Aladdin. Anche il nome di Jasmine è un chiaro richiamo disneyano, ma nel musical geniale è riferito all’ancella, migliore amica della principessa Aisha, così come troviamo la scimmietta Coco, fiadata partner di Aladin, quresta volta di sesso femminile e che, nella scena finale, assumerà un’identità a sorpresa.

Ci ha sorpreso piacevolmente il fatto che agli elementi classici della mitologia orientale siano stati aggiunti spunti ricavati dalla mitologia greca ed anche da quella norrenica, per riuscire a dare un quadro più significativo dell’esistenza dei due Geni e cercare di motivare le ragioni della rispettiva prigionia nell’anello e nella lampada, nonché delle modalità di accontentare i desideri altrui. Nel contesto della storia di Aladino, si inserisce l’arcaico mito di Gea, la madre Terra, dei Titani e degli dei dell’Olimpo di evidente origine ellenica. A ciò si aggiungono le divinità norreniche di Thor, il cui nome è attribuito al Genio della lampada e di Loki, il dio dell’inganno e dell’astuzia, che sarebbe collegato alla pericolosa “catena di Loki”, attivabile, per ottenere poteri illimitati, solo da chi possieda nel contempo anello e lampada.

La trama si presenta abbastanza complicata, più adatta forse ad un pubblico di adulti piuttosto che di bimbi, anche se lo spettacolo si tiene a lungo su dialoghi leggeri, con tante scenette comiche e di linguaggio contestualizzato nell’attualità, allo scopo, comunque, di divertire l’immaginazione dei bambini. Di grande pregio risultano i grandi effetti speciali, che potremmo definire “illusionistici”, curati da Erix Logan, in alcuni casi perfino con risultati di carattere tridimensionale. Colpiscono alcuni elementi scenografici, come l’improvvisa apparizione del ponte tibetano sospeso sulle teste degli spettatori, per l’impronta artistica e funzionale che rivela, ed, in maniera forse meno pronunciata, l’addobbo creato all’interno della cosiddetta “caverna delle meraviglie”. Un’atmosfera magica e romantica, invece, si respira davanti ai due innamorati sospesi fra le stelle sul tappeto volante.

La colonna sonora è apparsa come un mix tra brani editi ed altri inediti, in alcuni casi abbastanza dissonante rispetto all’ambiente narrato, ma nel complesso con esiti gradevoli. Nella scena apicale d’amore tra Aladdin e la principessa, con chiaro riferimento al “balcone” di Romeo e Giulietta, si dà vita ad un medley di canzoni italiane molto popolari che contribuiscono a creare empatia con il pubblico.

Quanto al cast, è da sottolineare la bravura del giovane Leonardo Cecchi (Aladdin), già conosciuto per la serie tv Alex e co., che si mostra completo sia nelle fasi di recitazione che in quelle in cui canta e balla, così come encomiabile è la performance di Emanuela Rei nei panni della principessa Aisha. Significativa è la differente alternanza dei due Geni: come Sergio Friscia (genio dell’anello) è comico e divertente, così Umberto Noto (genio della lampada) è serio ed intransigente, creando un binomio di protagonisti, parallelo a quello dei due innamorati principali.

Meritevoli di plauso sono anche Gloria Miele e Renato Crudo, che interpretano la coppia di innamorati secondari, il cattivo ma simpatico Jafar, rappresentato da Maurizio Semeraro e l’irriconoscibile, sotto il trucco, Daniele Derogatis nei panni del sultano. Quasi a latere, sia come personaggio che come interpretazione ibrida animale/dea, si colloca la bella performance di Raffaella Alterio che impersona la sentimentale scimmietta Coco, di cui imita alla perfezione i movimenti.

Come si è avuto già modo di accennare, la vicenda del giovane ladruncolo, indicata come Aladino e la lampada meravigliosa, costituisce uno dei più noti racconti dell’opera Le Mille e una notte, anche se non compare nella versione originaria della raccolta, ma per la prima volta è inserita nella versione in lingua francese curata da Antoine Galland. Nella versione cinematografica, prima della famosa versione Disney del 1992, c’era stata la produzione della Paramount 1939 con il film animato dal titolo La meravigliosa lampada di Aladino con i personaggi di Braccio di Ferro ed il film promosso dalla Toei Company, Aladino e la lampada meravigliosa.

A parte le notevoli differenze tra la storia originale, probabilmente già inserita in alcune raccolte arabe antiche e giunta in Europa all’inizio del diciottesimo secolo, quello che ci preme maggiormente sottolineare è la complessa simbologia della fiaba di Aladino che, pur includendo caratteristiche orientali, presenta alcuni archetipi iconografici comuni a tutte le culture principali. L’Aladino della vicenda narrata nella raccolta Le mille e una notte si ambienta in Cina, mentre l’Aladdin divulgato dai mass-media richiama l’Arabia ed i profumi del vicino oriente.

Dal punto di vista psicoanalitico, il personaggio di Aladino rappresenta la “materia grezza”, perfetta “in potenza” che nel corso della sua vita avrà la possibilità di elevarsi, raggiungendo un alto livello di spiritualità e di consapevolezza. La scoperta della lampada magica indica l’opportunità positiva che ti arriva all’improvviso, quella che è denominata “buona sorte”. Ogni individuo, però, è chiamato a riconoscere gli avvenimenti significativi della propria esistenza e deve saper cogliere le buone occasioni per poter realizzare al meglio sé stesso. Mentre nella storia originaria, è predominante il tema della conquista del potere, cosicchè il raggiungimento della libertà appaia quasi un effetto collaterale, nella versione Disney e nel riadattamento del musical geniale, la seconda argomentazione diventa la più importante. Tutti i personaggi della vicenda, infatti, sembrano chiusi in gabbia o prigionieri del proprio io. Aladin raggiunge l’apice del suo potere non quando acquista potere e ricchezze, bensì quando comprende di non aver più bisogno della lampada, perchè il dono più importante è la libertà senza finzioni e senza inganni, una libertà che conquista anche attraverso l’amore per la bella principessa. La scelta finale del ragazzo coinvolgerà anche i due geni, oppressi da un oscura maledizione proveniente da un passato millenario.

Il significato intrinseco del racconto di Aladino deve essere individuato principalmente nel mondo islamico, da cui trae origine. A tale proposito cito una “sura” del Corano, una sorta di “capitolo” biblico che, al versetto 35 dice così:

“Allah è la luce dei cieli e della terra. La sua luce è come quella di una nicchia in cui si trova una lampada, la lampada è in un cristallo, il cristallo è come un astro brillante; il suo combustibile viene da un albero benedetto, un olivo né orientale, né occidentale, il cui olio sembra illuminare senza neppure essere toccato dal fuoco. Luce su Luce. Allah guida verso la sua luce chi vuole lui e propone agli uomini metafore. Allah è onnisciente.”

Menzioniamo questa sura perchè è in sintonia con il racconto di Aladino contenuto nelle Mille e una notte. Come la lampada citata nel Corano è nascosta in una nicchia, così la lampada ritrovata dal giovane ladruncolo è collocata in un’oscura caverna. Il riferimento all’albero benedetto è comune a tutte le religioni abramitiche e può essere identificato con l’albero della vita o con quello della scelta del bene e del male, a significare che soltanto Dio può indicare agli esseri umani le giuste vie etiche da seguire. L’albero non appartiene né all’Occidente, né all’Oriente, implicando la sua natura duale, ovvero la sua essenza interna ed esterna, spirituale e materiale, esoterica ed essoterica allo stesso tempo. Il Genio, come contenuto della lampada, si potrebbe identificare con l’olio di cui parla la “sura”, incarnando l’essenza stessa di ciò che è in grado di superare gli opposti. Seguendo la tradizione ermetica, il Genio rappresenta l’energia potenziale, lo stesso potere insito in ogni individuo che ha la possibilità di trasformarsi e di raggiungere la luce di una consapevolezza superiore. E, come abbiamo già detto in precedenza, il desiderio più grande di ciascuno è la libertà, così come si è evoluta l’interpretazione della fiaba di Aladino, soprattutto in chiave moderna.

Non mancano spunti provenienti dalla matrice induista. Il genio della lampada potrebbe essere interpretato come una sorta di kundalini, secondo il modo immaginifico islamico. Egli attende nel sonno di potersi risvegliare e di sprigionare la sua grande energia nei chakra. Ed è significativo che, già nella versione originaria, il genio non possa risuscitare i morti, né uccidere, né far innamorare, perchè incontrerebbe valori metafisici non in linea con la necessaria crescita spirituale dell’individuo. Di non minore suggestione è l’utilizzo del leggendario “tappeto volante”, inserito, poi, in tanti contesti frivoli anche non attinenti. Il tappeto volante, in ambito classico, può essere considerato una sorta di deus ex machina, ossia un espediente capace di risolvere situazioni difficili. Bisogna sottolineare che il tappeto è un tessuto tipico del mondo arabo e presenta, solitamente, come ordito, un disegno complesso, una specie di mandala. Sappiamo che tale figura nella simbologia induista tende a dare una visione globale dell’esistenza o di un determinato stato di coscienza e per questo il “tappeto volante” diventa una metafora del divino, dando la possibilità all’uomo di elevarsi e di conseguire una migliore realizzazione spirituale.

Il mito della caverna, partendo dal più celebre esempio di Platone, ha sempre implicato il tesoro sapienziale riassunto nella famosa sigla di matrice alchemica. “VITRIOL”, che sarebbe l’acronimo di un’antica formula latina: “visita interiora terrae, rectificando invenies occultum lapidem”, traducibile in “visita le viscere della terra, operando rettamente troverai la pietra preziosa”. Nella tradizione ermetica questo passaggio deve essere messo in relazione con la possibilità data all’individuo di “morire” e “rinascere” in maniera figurativa nell’utero primodriale della “Grande Madre”. In tale contesto, a mio avviso, molto riuscito è stato il riferimento a Gea, la mitologica madre terra, nell’ambito del musical geniale 2019.

Nel racconto originario di Aladino, inoltre, molteplici sono i simboli iniziatici: i gradini, la porta, l’anello e la stessa lampada. I gradini rimarcano in maniera evidente i gradi iniziatici, il salire ed il discendere dell’anima che prima penetra nella terra e poi spicca il volo verso il cielo, come nel caso della Scala sognata da Giacobbe nella Bibbia. La porta allude alla Soglia dei Misteri, oltre la quale si può accedere al Tempio iniziatico. Di grande importanza simbolica è sicuramente l’anello, l’oggetto emblematico che ci fa pensare al mitico anello di re Salomone, che ordina la costruzione del tempio ai 72 demoni invisibili, nonché alla popolarissima saga di Tolken, piena di numerose tracce esoteriche. La lampada, infine, rappresenta l’illuminazione interiore che regala la luce della sapienza e può essere collegata al nono arcano maggiore dei tarocchi, l’Eremita, raffigurato con una lanterna in mano, simbolicamente tendente a rischiarare l’oscurità interiore e a combattere l’ignorante superstizione.

Il bel musical geniale, ancora rappresentato presso il teatro Brancaccio di Roma, non appartiene ad un solo genere, né ad una sola tradizione, reinterpretando in chiave teatrale la fiaba di Aladino, di certo una delle più celebrate di tutti i tempi. La simbologia contenuta in questa rappresentazione ti porta a viaggiare con un’applicazione quasi psicoanalitica, per formulare nuove ipotesi ed arricchire la comprensione della vicenda del ladruncolo, astuto ed intraprendente che riesce a capovolgere il proprio destino, passando dallo stato dell’umana caducità alla consapevolezza della scintilla divina. Come accade per ogni manifestazione psichedelica, la visione di una fiaba, tra sogno e veglia, ti conduce in una dimensione parallela, entrando nella quale ti accorgi che il confine con la realtà non è mai netto, ma elastico e mobile, a seconda della sensibilità di ciascuno….

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