Zen Circus, L’anima Non Conta: il significato del testo

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Per interessarsi ad una canzone, a volte, basta un giro di chitarra. Ma se a questo aggiungiamo una voce da cantastorie maledetto ed un testo che affonda i propri artigli in visioni ed immedesimazioni sempre più presenti, dopo ogni ascolto, a camminare sulla propria pelle, ecco che ci si innamora della canzone in questione, quasi senza capirne il perché.

Questo è l’effetto che gli Zen Circus riescono a trasmettere con L’anima non conta, secondo singolo tratto dall’album La terza guerra mondiale, pubblicato nel 2006, che basa la propria capacità di approccio su una lirica quasi cantilenante, che non dà il tempo di respirare o pensare: la canzone arriva come un treno carico di immagini catapultate sulle rotaie dell’accompagnamento di una chitarra distorta, le quali raccolgono dettagli di un’adolescenza ribelle (Sposta i capelli sulla spalla destra e scopre quel disegno fatto di nascosto a suo padre), dell’incedere del tempo e dell’arrivo della maturità (Il tempo non si ferma non si è mai fermato e quello che è passato chissà dove è andato) la quale porta con sé i frammenti dell’illusione, oramai rotta, di un’Italia diversa (Maledetto il giorno in cui mi son fidato di questo paese / lurido, sperduto, imbarazzato, freddo, grigio, solitario, disastrato), in una continua ricerca di angoli di vita che hanno pur sempre bisogno dell’attenzione di una persona speciale (Ti dicono bravo, bravo, sei speciale, ma quanto sei bravo, sei un portento, sei geniale / ma finché non te lo dice lui, o non te lo dice lei, non conta).

La critica ad una società che sembra non saper o voler ragionare sui propri bisogni (Andiamo a vedere i passeggini rotolare / gente comperare quello che non può avere) sembra appesantire quest’anima che, per liberarsi dalle catene che la imprigionano a livello umano, e per librarsi verso un cielo di libertà, deve anzitutto saper accettare le brutture del mondo (Ma il sole risorge ogni giorno e ogni giorno che passa diventa un ricordo) e svincolarsi dai propri limiti con quella filosofia che basa la propria ideologia sulla leggerezza dell’essere (Giù da questo scoglio, giù nel mare in verticale / giù e poi nuotare / non c’è altro da fare), salutando quella che poi è stata una fase della propria esistenza e abbracciandone una nuova, che non dimentica le proprie origini, da ritrovare come una vecchia amica che abita sempre nello stesso posto (Tu libera e felice vai /mi ritrovi dove sai).

Come raccontano gli stessi Appino e i membri della band:

Racconta avvenimenti realmente accaduti all’interno di varie storie di vita – nostre ma non solo -, storie che hanno avuto come luogo di partenza la nostra provincia, ovvero l’asse Pisa-Livorno, dove si snodano le immagini del video. Suggestioni relazionali, presa di coscienza del fatto che bisogna tuffarsi da molto in alto ed essere pronti a nuotare a lungo, senza preoccuparsi troppo dell’anima.

L’anima non conta è diventata la ballad di punta della band di Pisa e non solo: con un sound che si bagna in un rock lento, intriso dalle influenze passate e un testo (scritto dalla tagliente e capace penna di Andrea Appino) forte ad emozionare e ad intrigare, oltre a farsi voler bene, questa canzone è sicuramente una delle più affascinanti ed intraprendenti rappresentazioni non solo del movimento indie-rock e folk italiano, ma anche una prova che un cantautorato contemporaneo, oggi, esiste, o resiste, ancora.

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