Maleficent 2: una spiegazione dei simboli del film

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Questo articolo approfondisce la simbologia dietro ai film del franchise Maleficent, affrontando anche delle teorie alternative al significato e ai simboli dei film Walt Disney. Tali interpretazioni non sono confermate dalle dichiarazioni ufficiali e vanno dunque considerate degli spunti di riflessione aggiuntivi.

Da pochi giorni è uscito nelle sale cinematografiche italiane Maleficent -Signora del male (Maleficent – Mistress of evil), prodotto dalla storica Walt Disney Pictures, come sequel di Maleficent del 2014, remake/spin off del classico Disney, La bella addormentata nel bosco (1959). L’attrice principale non poteva essere che la bellissma ed enigmatica Angelina Jolie, così come altri attori hanno ripetuto l’esperienza precedente come Elle Falming, Sam Riley, Imelda Staunton, Juno Temple e Lesley Manville, mentre un’affascinante quanto ambigua Michelle Pfeiffer ricopre il ruolo da antagonista, impersonando la regina, futura possibile suocera di Aurora.

Dove eravamo rimasti: Maleficent 1

Nel 2014 avevamo assistito ad un capovolgimento dei valori presentati nella tradizionale Sleeping beauty. Malefica era in origine una bellissima e buona creatura fatata con ali grandi e possenti, che abitava nel pacifico regno della brughiera, con creature fantastiche che vivevano in perfetta armonia con la natura. All’età di 16 anni Malefica si innamora perdutamente dell’umano Stefano, dopo aver costruito con lui una tenera amicizia fin dall’infanzia, suggellando il sentimento con il bacio del vero amore. Ma Stefano sparisce, diventa un importante dignitario del re, che da sempre è in lotta con il regno fatato. Il sovrano promette di cedere il trono a colui che ucciderà Malefica, divenuta la paladina delle creature del bosco. Stefano inganna la sua innamorata e, durante la notte, quando lei è ormai addormentata fra le sue braccia, cerca di ucciderla, ma non ha il coraggio di compiere fino in fondo la turpe azione. Ed allora escogita qualcosa forse di più vile ed umiliante, le taglia le grandi ali, per portare al re la prova della sua impresa.

Al risveglio, Malefica impazzisce dal dolore per il tradimento e per la delusione subita, erigendo una barriera di rovi per impedire qualsiasi contatto tra il regno degli umani e la brughiera. Quando Malefica apprende la notizia della nascita della piccola Aurora e della relativa cerimonia del suo battesimo, si presenta al castello reale a sorpresa, imponendosi con la sua magnetica personalità. Reali, nobili, signori… Il film ripercorre pressochè fedelmente i dialoghi della fiaba a cartone animato del 1959, con un’insuperabile Angelina Jolie che si impone come vera e propria “signora del male”, potente nei suoi malefici, aspetto che la porterà ad essere “grande” anche nei sentimenti opposti.

Malefica, a questo punto, per vendicarsi scaglia una maledizione contro la piccola Aurora che, il giorno del suo sedicesimo compleanno, si pungerà il dito col fuso di un arcolaio, cadendo in un sonno eterno simile alla morte. Dopo le suppliche di re Stefano, Malefica concede solo una possibilità all’innocente creatura: il bacio del vero amore potrà svegliarla, anche perchè, dopo la sua cocente delusione, non crede che possa esistere un sentimento così puro. Re Stefano ordina che tutti gli arcolai del regno vengano sequestrati e bruciati, mentre Aurora è affidata a tre fatine buone ma stupide che porteranno la bimba a vivere nel bosco, esponendola a molti pericoli per la loro evidente incapacità.

Con il tempo, re Stefano è sempre più ossessionato dal voler far uccidere Malefica, tanto da diventare completamente pazzo e da vivere nel tormento, mentre nel bosco le tre fatine crescono la bimba in maniera del tutto inadeguata. La strega, nell’ombra, segue la vita di Aurora che, intravedendola, le mostra subito affetto e dolcezza. Allora il cuore di Malefica comincia a provare sentimenti di amore nei confronti di Aurora, proteggendola dai pericoli e sopperendo all’incapacità delle tre fatine. Quando arriva alla vigilia del suo sedicesimo compleanno, Aurora rivela alle tre “zie fatine” di voler andare a vivere nella brughiera con Malefica che identifica come la sua fata madrina, non conoscendone la vera identità. Le tre fatine le raccontano l’intera triste storia e la ragazza, sconvolta, ripudia Malefica che, ancora una volta, si sente abbandonata da qualcuno che amava profondamente.

Aurora si rifugia nel castello, ma Stefano senza mostrrale neanche un minimo accenno di affetto paterno, la fa rinchiudere, in quanto manca soltanto un giorno all’avverarsi della maledizione. Malefica è presa dal rimorso e vuole salvarla, cercando di annullare la maledizione, ma si rende conto che è irreversibile e non si può tornare indietro. Allora incarica il fidato Fosco, suo emissario corvo/umano a condurre il principe Filippo al castello, per risvegliare con il famoso “bacio del vero amore”, la fanciulla in procinto di cadere nel sonno eterno. Come predetto da Malefica, Aurora si punge il dito con l’arcolaio e cade addormentata, e, a differenza della favola classica, un goffo Filippo la raggiunge, la bacia, ma lei non si sveglia.

La strega è allora straziata dal pentimento e, dopo averle promesso di portarla sempre nel suo cuore, la bacia sulla fronte. Per miracolo Aurora si sveglia, segno che il materno bacio di Malefica rappresenta il vero amore. Nelle ultime scene Malefica combatte il crudele re Stefano che, durante lo scontro, decide di risparmiare, ma il sovrano l’attacca a tradimento alle spalle. La fata/strega riesce ad avere la meglio ed il sovrano precipita dalla torre, schiantandosi al suolo e perdendo la vita sul colpo. Nell’epilogo Malefica abbatte la barriera che divideva i due regni ed incorona Aurora regina della brughiera. Significativa è la voce narrante che, nel finale, annuncia che i due regni erano stati di nuovo uniti non da un eroe o da un personaggio cattivo, ma da Malefica che aveva in se stessa entrambe le personalità, la parte luminosa e quella oscura.

Maleficent 2

Queste sono le premesse che hanno portato, cinque anni dopo, a Maleficent 2 – Signora del male. Dopo la riunione dei regni, Aurora è diventata la regina della brughiera, ancora difesa strenuamente da Malefica, mentre alcuni bracconieri stanno rapendo alcune creature fatate per scopi che saranno svelati nel corso del film.

La vita incantata nella brughiera è interrotta quando il principe Filippo chiede la mano di Aurora, contro la volontà di Malefica che nutre forti sospetti nei confronti della specie umana. Il seguito della vicenda vedrà di fronte Malefica, ancora considerata dagli umani una perfida strega, interpretata da una splendida Angelina Jolie, e la regina Ingrith, algida ed austera, in un’inedita versione della sempreverde Michelle Pfeiffer. Non riveleremo altro della trama, per non togliere il piacere della visione al pubblico, in considerazione del fatto che il film è da circa una settimana nelle sale cinematografiche.

Per quanto riguarda lo sviluppo del progetto di Maleficent 2, vi fu subito la dichiarazione di Angelina Jolie, appena dopo il primo, che “un sequel sarebbe stato possibile”. La stessa attrice ha firmato il relativo contratto nell’aprile 2016, più o meno nello stesso periodo in cui Ronning, famoso per aver co-diretto Pirati dei caraibi e La vendetta di Salazar è stato scelto per dirigere il film. Il resto degli attori è stato aggiunto man mano e confermato definitivamente nel maggio 2018.

Gli ideatori raccontano che non era chiaro il ruolo della regina da affidare alla Pfeiffer, in quanto alcuni spezzoni della sceneggiatura sono stati elaborati in corso d’opera. Le riprese del film, per lo più girate nei “Pinewood Studios” nel Regno Unito, sono terminate nell’agosto del 2018, mentre il primo “teaser trailer” è stato diffuso il 29 maggio 2019, sia nella versione inglese che in quella italiana. Vi è da sottolineare che la pellicola è stata presentata il 7 ottobre a Roma in anteprima, con la presenza di Angelina Jolie e di Michel Pfeiffer, uscendo nelle sale cinematografiche italiane lo scorso 17 ottobre, con un anno di anticipo rispetto alla data preannunciata in precedenza. Nonostante alcune critiche ricevute, Maleficent – signora del male è balzata in testa alla classifica italiana dei film durante il primo week-end di presenza nelle sale. Il film ha addirittura raccolto, nei primi tre giorni di rappresentazione, ben 2,4 milioni di dollari, superando il rivale Joker.

Walt Disney e la teoria massonica

La tematica culturale e sociologica che emerge dalla fiaba La bella addormentata nel bosco e dalla sua reinterpretazione Maleficent 1 e 2, al di là degli aspetti fantasiosi, apparentemente riservati ai bambini, implica una complessa ed antica simbologia esoterica. Sui rapporti tra Walt Disney e la massoneria si è discusso tanto ed, inoltre, questa non sarebbe la sede adatta per approfondire tale argomento. Bisogna precisare, tuttavia, che sono stati ricercati invano documenti dell’iniziazione di Walt Disney ai riti massonici, mentre è risultato quasi certo che egli fosse affiliato all’Ordine DeMolay, un’istituzione che, comunque, è da considerare paramassonica, in considerazioni delle lunghe e profonde connessioni intercorse tra i due ordini.

I riferimenti massonici nelle opere di Walt Disney sono molteplici, a partire dalla Mickey Mouse Chapter, pubblicata nel 1938, che narra la fondazione, ad opera di Topolino, Orazio ed altri amici proprio di una “Loggia”. Nelle strisce dei suoi fumetti successivi appaiono chiari ed evidenti simboli massonici, come Squadra, Compasso e Pentacolo, seppure in posizione defilata. Le stesse “Giovani Marmotte” presentano più una struttura massonica che da “boy scouts”, con a capo il “Gran Mogol”, “GM”, che richiama il “Gran Maestro”.

L’impronta massonica più forte è stata impressa, tuttavia, nei film d’animazione. Ad esempio, tra i suoi cortometraggi, Paperino nel mondo della matematica costituisce un vero e proprio manifesto della cultura massonica ed esoterica. Il famoso papero entra in un’Accademia pitagorica, apprendendo i segreti della numerologia, della geometria e della matematica, soprattutto scoprendo i rapporti “magici” con la musica e la letteratura.

E cosa dire dei suoi grandi capolavori sotto forma di lungometraggi? Tutti hanno in comune il tema dell’iniziazione ad una nuova vita e l’abbandono delle vecchie abitudini. Già in Biancaneve e i sette nani, prodotto nel 1937, Biancaneve muore (in apparenza, perché tutti credono sia stata uccisa dal cacciatore) e risorge in una nuova comunità composta non a caso da sette fratelli, numero dall’alta carica simbolica. La stessa Cenerentola, film prodotto nel 1950, lascia la sua vita da serva per diventare principessa, avvalendosi di determinati materiali cari agli alchimisti, nel caso specifico “la scarpetta di cristallo”. È quasi superfluo ribadire gli elementi massonici presenti in Alice nel paese delle meraviglie, come il labirinto, la scacchiera e lo specchio. Ed una dissertazione a parte meriterebbero Le avventure di Peter Pan (1953), con la sua fantomatica “Isola che non c’è”, l’indimenticabile Pinocchio (1940), plasmato dal legno alla carne, come simbolo del passaggio dalla materia mortale all’immortalità dell’anima ed, in epoca più recente, La bella e la bestia (1991), basata sull’importanza dei valori interiori contro la caducità dell’apparenza.

Il poliedrico Disney non si era limitato a lanciare messaggi simbolici, ma nel film L’Apprendista stregone, Topolino cerca di imparare le arti magiche, compiendo pasticci fino all’intervento risolutore dello Stregone (il Maestro), il cui nome è YEN SID, molto semplicemente l’anagramma di DISNEY.

La simbologia di Maleficent

Tornando alla fiaba forse più completa del repertorio di Walt Disney, Sleeping beauty (la bella addormentata nel bosco) e ad al suo remake che ha reso la strega Malefica la figura centrale del racconto, attribuendo alla stessa dignità ed importanza, si può dire che il valore simbolico racchiuso in essa comprenda diverse chiavi di lettura. In generale, ogni favola racconta la società di cui è prodotto, con riferimento al sé individuale, ma anche al sé collettivo o inconscio collettivo come direbbe Jung. Solo di recente le fiabe sono state relegate nel mondo dei bambini, ma inizialmente nascono per rappresentare il mondo degli adulti, rappresentando anche un grande valore per la psicologia. Aurora è soprattutto la storia di una giovane “punta” da una figura materna ostile, la strega, che farà in modo da non farle vivere appieno la propria femminilità, riducendola in un “sonno interiore”. Questo aspetto nei due film dedicati a Maleficent si ribalta, perchè è proprio la strega, con il suo forte istinto materno, pur appartenendo ad una specie non umana, a regalare ad Aurora il risveglio del vero amore.

Per delineare qualche dettaglio storico, emerge che non è molto conosciuta l’origine remota di “Sleeping beauty”: essa si perde nella notte dei tempi, molto prima che fosse elaborata da Perrault e poi nella più celebre versione dei fratelli Grimm. Nell’Europa centro-settentrionale era già diffusa con il nome “Rosaspina” ed il suo antico nome richiama in maniera netta i “Rosacroce”. Ricordiamo che la spina aveva un alto valore simbolico per i Templari, in quanto era associata alla corona di spine di Gesù, mentre la rosa a livello esoterico aveva molteplici significati, dei quali spiccano la morte, il sacrificio ed il segreto. In tanti riti iniziatici, lasciare sul tavolo una rosa indicava appunto la necessità di mantenere il segreto.

Richiamiamo, a tale proposito, la celebre frase del Nome della rosa di Umberto Eco, di cui abbiamo trattato in un precedente articolo: stat rosa pristina nomine nomina tenemus. In relazione alla fiaba nata come “Rosaspina”, divenuta Aurora nelle versioni più recenti, essa rappresenta la possibilità della natura umana di stare in comunione con l’universo e con la psiche. La fanciulla diventa la metafora dell’addormentarsi della terra nella stagione autunno-inverno, per risvegliarsi nel periodo primavera-estate. Punta nell’adolescenza, ritenuta l’età più critica del genere umano, tutto sprofonda nel buio del gelo e dell’inverno. L’attesa del risveglio si identifica come la pazienza che i puri di cuore devono avere prima di raggiungere il risultato dell’illuminazione per poter accedere alla verità. Il principe rappresenta l’arrivo della primavera che con il suo bacio ridesta la bella principessa. Il bacio è appunto l’emblema della comunicazione tra interno ed esterno, come manifestazione di sottomissione nei confronti dell’autorità divina.

Nei remake di Maleficent, oltre al tema della maternità, spicca quello dell’accettazione della diversità, in particolar modo nel numero 2. Tale concetto appare calato in una vastissima dimensione sociale che ci appartiene, con particolare riguardo ad una generazione di giovani sempre più portata ai viaggi, reali e virtuali, eternamente “connessa” ed “interconnessa”. Ancora una volta emerge la grande capacità della Disney di portare sul grande schermo argomenti di grande interesse, dipanando riflessioni etiche sul progresso, sull’integrazione e sull’ambientalismo, con il risultato ormai consolidato di affascinare il pubblico con un linguaggio ermetico ben collaudato.

La contrapposizione tra il bene ed il male è affrontata in maniera profonda, evidenziando come nell’oscurità delle tenebre possa ravvivarsi la luce dell’anima e come, all’opposto, tra i raggi di un sole splendente si possa annidare la malvagità più cupa. La storia della “bella addormentata nel bosco”, già rimaneggiata alla grande, ma con maestria e garbo, nel primo episodio, non perde il suo fascino neanche nel secondo. Se in Maleficent 1, la Disney era stata molto audace, creando un racconto originale ma quasi sconvolgente, diverso dal solito nelle scelte di stile, con il risultato di ottenere un grande successo, ma rischiando di perdere gli spettatori più piccoli, con Maleficent 2 compie un piccolo passo indietro, dando più spazio a creature fatate ed immaginarie.

Maleficent è anche la rievocazione di uno dei più grandi archetipi femminili, che riemerge dalla preistoria, come divinità che veniva adorata già 5000 anni fa: la dea-uccello. L’archeologa Marija Gimbutas ha ritrovato numerose statuette votive con le ali, il becco e talora le zampe. La dea madre era legata alla terra ed alla sua capacità di nutrire e di generare: come tale è sovrana degli animali e della vegetazione, difendendo ed amando le sue creature. Quello che ci stupisce di più nel film è la capacità di Malefica di alternare fasi di bontà e di dolcezza, a fasi in cui terrorizza con azioni cattive. Anche questo è un retaggio dell’antica dea madre, buona e malvagia nello stesso tempo, proprio come si impone la natura, capace di ristorare e di commuovere per la sua bellezza, ma anche in grado di distruggere attraverso i fenomeni naturali, come i temporali, i terremoti, il fuoco et cetera. E presso le civiltà antiche tutte le grandi divinità femminili hanno questa personalità bivalente: Isthar, la dea babilonese dell’amore e della guerra, Iside, madre e moglie, ma anche temuta maga, Atena, dea greca delle arti ma anche della guerra, Ecate, potente dea della magia, con doti mortifere allo stesso tempo. Tuttavia, forse, la figura femminile che più si avvicina a Malefica, è Lilith, la leggendaria prima moglie di Adamo, alla quale Dio avrebbe ucciso i figli, perchè non voleva ubbidire al marito. Così lei diventò uno spirito tremendo, signora dell’aria e come Malefica, sedotta e tradita da Stefano, si dedicò a pensieri di vendetta e di rancore.

In conclusione, dopo aver visto il film, possiamo dire che Maleficent – La Signora del male si allontana ancora di più dalla fiaba originaria rispetto a quanto aveva già fatto il primo episodio del 2014. Non si concluderà né con la disfatta dell’orribile Malefica, come nella favola tradizionale e neanche con il lieto fine bucolico di Maleficent 1. Si tratterà della celebrazione di una nuova forma d’amore, quella tra una donna che sembrava impossibile potesse diventare madre ed una fanciulla. Le parole di Ingrith, interpretata da Michelle Pfeiffer, durante il banchetto di famiglia, una delle scene forse meglio riuscite dell’intera pellicola; “Hai compiuto un’opera ammirevole andando contro la tua natura per crescere questa fanciulla, ma ora finalmente…..” avviano la vicenda verso un’inevitabile scontro tra donne potenti ed autoritarie, un conflitto non solo di potere, ma anche psiconalitico che potremmo definire “fra madri”. Il finale inedito per una fiaba, non appare né scontato, né definitivo, e forse lascia la strada aperta verso nuovi progetti.

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