L’amore platonico di Ornella Vanoni per Hugo Pratt

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“Non sono mai finita in un letto con lui. Non abbiamo mai fatto l’amore. Era la sua testa che m’interessava. Entrarci dentro e restarci a vita. Ci sentivamo quasi tutti i giorni, ma non abbiamo fatto in tempo a diventare amanti. Se gli fossi stata più vicino, forse un giorno sarebbe successo. Mi manca la controprova, ma continuo a pensare che al suo fianco e acquattata nella sua grande testa avrei passato degli anni sereni e belli.”

Così la Signora della musica italiana (così fu soprannominata da Mike Bongiorno), Ornella Vanoni, scrisse in un libro di memorie dedicato all’amor perduto tra lei e il fumettista Hugo Pratt.

Un inno all’amore, a quell’amore che vola in una dimensione superiore, quella dimensione che solo chi ha la malinconia e l’avventura negli occhi e soprattutto un’intelligenza fine può vivere con leggerezza, quell’amore che ognuno di noi cerca o forse spera, Ornella sottolineava: “non sapevi mai dov’era il confine tra verità e finzione”.

Ma chi è Hugo Pratt? È uno dei maggiori autori di fumetti della storia che annovera nelle sue opere fumetti come Corto maltese, Asso di Picche, Il Sergente Kirk.

Sogni, la canzone che la Vanoni dedica a tale storia d’amore, inizia attraverso un dipinto che Ornella è riuscito ad esprimere: 

Mi son persa nelle lune
Che mi hai disegnato tu
Ma per tanta fantasia
Ci vorrebbe una vita in più?

Famosi sono gli acquarelli e disegni del Fumettista veneziano. In Corto Maltese addirittura il marinaio gentiluomo di fortuna si trova spesso a parlare con l’oggetto celeste. In una lettera scritta dopo la morte di Hugo, Ornella racconta di una sua richiesta:

“Per favore mi disegni una luna? Mi hai fatto Venezia, una gondola, la luna. Romanticamente scontato come tutto ciò che è assoluto. Giorni fa ti ho chiesto, di nuovo una luna, però gialla dentro un cielo cobalto, una luna africana. Forse me l’hai fatta, forse un giorno o l’altro l’avrò questa luna.”

La canzone continua e procede con delle domande poste a se stessa:

E se non ti ho mai seguito
Io ti amavo anche così
Mi affascinava l’avventura
Ma a volte è lunga la parola, sì
Sogni che fai vivono

Dopo qualche incontro la Vanoni attese più di un decennio prima di rivedere Pratt. Erano gli inizi degli anni 80, lui collaborava con Sergio Bonelli alla stesura di alcuni Tascabili Bompiani e realizzava capolavori come La Giovinezza per gli Albi di Corto Maltese. Ornella era nel pieno della sua produzione. A distanza di anni la cantante della “mala” scrisse:

“Per dodici anni ho rimandato questo incontro e spesso mi sono chiesta il perché. Perché non riuscivo a raggiungerti, perché continuavo a girare intorno al problema, perché ti dicevo di portarmi in viaggio con te, senza mai chiedertelo, come una donna che si propone disposta a unirsi alla carovana oppure rischiando di trovarsi sola e impreparata senza un’offerta dichiarata, senza una falsa garanzia che si chiama corteggiamento. Vieni, mi hai sempre detto, io sono qui, sei tu che sei sempre fidanzata che non si capisce mai a che punto è. È inutile che me la prenda, che mi dia della cretina adesso. Prendo atto che questo è il mio grande rimpianto. Mi fa sentire una donna da poco, banale, una qualunque signoretta.”

Nella parte conclusiva della canzone, Ornella fa riferimento al personaggio più famoso realizzato da Pratt, Corto Maltese, del marinaio figlio di una gitana di Gibilterra e di un marinaio dell’isola di Man, un antieroe, disincantato, un avventuriero che rifiuta le soluzioni facili, che lotta per ciò che ritiene giusto e che a volte fugge dalle sue responsabilità, un romantico.

Quante vele quanti nodi
Quante storie da inventare
Dare un volto a un altro amore
Dare un nome a un nuovo mare
Dopo tutte le tempeste
Rubo ancora poesie
Dal tuo cuore marinaio
Pieno di stelle e di bugie
Guardi sempre più? lontano
Non hai paura di naufragare
Se ci fosse ancora mondo
Lo vorresti conquistare

Ornella diceva di Hugo: 

“Ascoltare Hugo mi dava la stessa emozione. Borges ha fatto sette conferenze a Buenos Aires e io sono andata a tutte e sette. Era un incantatore. (…) Ho sempre pensato che Hugo e Vinícius de Moraes fossero profondamente simili. Hugo la vita l’ha vissuta e l’ha disegnata. Vinícius l’ha vissuta e l’ha scritta.”

La cantante Milanese ha incorniciato i disegni fatti per lei, spesso sono anche esposti nelle varie mostre dedicate al Maestro del fumetto italiano. Sono divisi in tre strisce: prima i profili a matita, poi le facce a china, poi le facce a colori, col nome, senza il nome, più bocca, più occhi e davanti agli occhi quella lieve striscia rossa. Anche lei è diventata una delle donne di Corto, Pratt la paragonava a Bocca Dorata, uno degli amori incompiuti del Marinaio di Malta. 

“Mi hai fatto troppo bella, non sono così io. Era un mio momento no. Ne ho avuti molti dei momenti no, dal giorno in cui ci siamo conosciuti”, scrisse in una famosa lettera del 1995 dove riporta una frase di Hugo riferita a lei: “Sei stupenda, così sofisticata con quella sensualità elegante che aveva soltanto Marlene Dietrich.”

Io non so cosa sia l’amore, ma se mai dovessi scoprirlo vorrei che fosse una cosa intensa come questa storia.

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