Rino Gaetano, Aida: testo e significato del brano

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“Io ho cercato di scrivere, di portare in canzonetta, la storia dell’Italia, degli ultimi 70 anni italiani, partendo un po’ dalle guerre coloniali fino ad oggi. E allora mi sono servito, per fare questa canzone qui, di una donna, che ha vissuto, attraverso i suoi amori e i suoi umori e la sua cultura, la politica italiana. Questa donna si chiama Aida.”

Così Rino Gaetano, durante un concerto del 1977, presentava Aida, apertura dell’omonimo disco, la quale diventerà poi una delle sue ballate più note ed amate.

Ispirata all’opera di Giuseppe Verdi, la canzone racconta in pochi minuti un flusso di immagini di storia dell’Italia moderna: Aida sfoglia i ricordi, tra i tabù e i rosari, riferiti alla radicata tradizione cattolica Italiana, e la retorica nazionalista (l’alalà, il grido di battaglia del fascismo), i movimenti artistici degli anni ‘30 (il cinema di Chaplin e l’attrice e cantante Marlene Dietrich e la sua interpretazione di Lili Marlene, canzone antibellica tra le due guerre di inizio secolo) fino a giungere al secondo conflitto mondiale e l’ascesa di Mussolini (Il gran conflitto / e poi l’Egitto / marce e svastiche / e federali), in un paese diviso tra la dittatura fascista e la ribellione partigiana (Più nero nel viso / più rosso d’amore). Il ritornello è un urlo che, quasi controcorrente rispetto al grigiore dei tempi raccontati nei versi, inneggia all’amore per la stessa Aida, per l’Italia (Aida / come sei bella).

Gaetano continua citando la povertà e i salari bassi del dopoguerra, la costituzione dell’URSS (il terrore russo), la scomunica dei comunisti da parte di Papa Pio XII (Cristo e Stalin), l’illusione della democrazia (e chi ce l’ha?) e un nuovo fronte di battaglia, tra politici, uomini d’affari e dello spettacolo (fra antilopi e giaguari / sciacalli e lapin), in un racconto di questa visione Italica intriso di un incessante simbolismo, supportato da una ritmica strumentale ripetitiva, quasi a voler focalizzare l’attenzione solo sulle parole e su una voce che canta tra rassegnazione e rabbia, il tutto supportato da un sax che fa da collante tra il ritornello e i versi.

Aida è un racconto disperato, disilluso e feroce di una storia, quella Italiana, ricca di ombre e di speranze che, pur essendo scritta più di 30 anni fa, ritrova, ancor oggi, l’attualità d’un Italia bella, ma oscura e confusa.

Lei sfogliava
I suoi ricordi
Le sue istantanee
I suoi tabù
Le sue madonne
I suoi rosari
E mille mari
E alalà

I suoi vestiti
Di lino e seta
Le calze a rete
Marlene e Charlot

E dopo giugno
Il gran conflitto
E poi l’Egitto
E un’altra età

Marce svastiche
E federali
Sotto i fanali
L’oscurità

E poi il ritorno
In un paese diviso
Più nero nel viso
Più rosso d’amore

Aida
Come sei bella

Aida
Le tue battaglie
I compromessi
La povertà
I salari bassi
La fame bussa
Il terrore russo
Cristo e Stalin

Aida
La costituente
La democrazia
E chi ce l’ha
E poi trent’anni
Di safari
Fra antilopi e giaguari
Sciacalli e lapin

Aida
Come sei bella

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