Gustavo Gini: il pianista argentino che ha stregato Netflix

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La musica di Gustavo Gini è un’onda anomala dolce, che racchiude in sé istanze diverse e differenti orizzonti sonori. La pervade un certo classicismo, declinato in chiave contemporanea e impreziosito con trame provenienti dalla musica popolare e jazz. Il folk argentino e il tango, così come altre forme musicali latine, si presentano nella musica del pianista in una soluzione del tutto inusuale. Shakerate all’interno di un tessuto musicale eterogeneo, i loro confini formali sfumano, generando – nel loro incontrarsi, fondersi e scontrarsi – architetture musicali inusuali e seducenti, si potrebbe dire magiche.

Nativo è il primo album per solo pianoforte dell’artista argentino. Uscito il 4 ottobre su tutte le principali piattaforme digitali, esso raccoglierà il meglio della produzione del pianista dagli esordi ai giorni nostri.

“I lavori qui contenuti sono la sintesi della musica che ho ascoltato e studiato per tutta la vita e che ho fatto mia attraverso il pianoforte, fedele compagno di viaggio . Spero che queste composizioni possano risultare rassicuranti per chi vorrà prestare loro orecchio e cuore”.

Gustavo Gini

I brani che compongono Nativo sono diciannove e le influenze, come l’artista rimarca in una nota di presentazione all’album, le più disparate. Si va dal tango alla musica tradizionale sudamericana, dalla classica al jazz, dal rock alla contemporanea, inseguendo un collage vario e a tratti spiazzante che fa della mescolanza di sonorità e stili diversi il punto nodale della propria espressione. Diciannove preziosi acquerelli senza tempo che vi rapiranno ed incanteranno, portandovi a spasso per latitudini sonore di rara intensità e bellezza.

Nativo, ultimo tassello di una carriera costellata di pubblicazioni e successi professionali, sembra rappresentare la summa ragionata della carriera del pianista colta nella sua cifra più intima: il rapporto tra il creatore e il proprio strumento. Il dialogo tra i due, Gini e pianoforte, comincia quando il primo ha solo sei anni. Inizialmente seguito dal padre, viene successivamente iscritto al Conservatorio Municipale Manuel de Falla di Buenos Aires, presso cui consegue il titolo di Professore Superiore di Piano. Continua poi gli studi presso la Academia Liszt di Budapest, in Ungheria, per tornare successivamente nella nativa Argentina e cominciare ad esibirsi presso alcune sale di Buenos Aires, tra cui il prestigioso “Salon Dorado del Teatro Colon”. La crescente fama e il bisogno di esprimere se stesso attraverso la musica lo porteranno presto ad esibirsi sui palchi di tutto il mondo, dall’Asia all’America all’Europa, prima come esecutore, quindi come compositore.

Una nuova città, Cagliari, e la nascita del figlio Lorenzo, offrono infine a Gini l’opportunità di una rinascita umana ed artistica. Creativo poliedrico e versatile, il pianista argentino è ad oggi l’unico musicista Netflix per l’Italia attivo dalla Sardegna. A partire dal 2001 ha infatti curato le colonne sonore di alcune tra le più importanti produzioni della piattaforma californiana, come ad esempio Watership Down e Alta Mar. Ha inoltre musicato documentari, film, spettacoli teatrali e cortometraggi tra Argentina, Spagna, Stati Uniti ed Italia. Sue ad esempio le musiche di Loving Pablo, Nero Tango, Neruda, Condon Express ed Hero Kids. Ha anche contribuito alla colonna sonora del film Il Segreto dei suoi Occhi, premio Oscar come miglior film straniero nel 2010.

Attualmente collabora con l’Orquesta de la Mancha e col Sonor Ensemble, entrambe di stanza in Spagna, e con alcuni gruppi di tango tra cui il “The New Urban Tango” di Madrid e “Tango x 3” di Cagliari.

Un percorso segnato dalla passione e da un robusto talento, dalla dedizione e dall’incessante voglia di rinnovarsi, dal desiderio di sperimentare e di mettere la propria arte al servizio di differenti forme artistiche rende Gustavo Gini uno tra i pianisti contemporanei più interessanti nel panorama internazionale.

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Nativo, il primo album di Gustavo Gini, è su Spotify

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