Le lezioni di Henry David Thoreau: per l’ambiente non basta protestare

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Siamo fortunati? Non lo sappiamo. Ma possiamo ordinare un panino e riceverlo a casa in pochi minuti. E non dimentichiamoci il nuovo paio di scarpe: ultimo modello, ordinato online ed è già davanti il portone. Cosa possiamo dire di noi stessi? Abbiamo visto tante serie-tv. Il sabato sera è la nostra personale sagra della tv. E poi, che bello andare nei fast-food: abbiamo un salvadanaio dedicato solo ai cheese-burger. Il vero problema? Abbiamo la casa piena di cianfrusaglie, ma ce ne occuperemo prima o poi!

E l’inquinamento? Protestiamo in piazza insieme agli altri, oppure pubblichiamo qualche immagine o frase sui social. Siamo soddisfatti? Certo, siamo anche altro oltre a questo. E se qualcuno, come una saetta nella notte, ci chiedesse di lasciare casa e famiglia? Abbandonare il nostro lavoro? Iniziare a manifestare, ribellarsi e tornare ad uno stile di vita semplice? Sarebbe folle, no? Forse siamo troppo viziati dal nostro ritmo. E adesso ci risulta difficile alzarci dalla nostra polverosa poltrona per osservare il mondo fuori dalla finestra.

È incredibile pensare che i migliori consigli per una vita semplice e sana provengano da uno scrittore statunitense disoccupato e vissuto nel 1800. Nato a Concord, Massachussets, Henry David Thoreau trascorse la sua vita in povertà, scrivendo diversi saggi molto apprezzati in patria e quasi sconosciuti in Italia. Dopo aver conseguito una laurea ad Harvard, Thoreau iniziò la carriera come professore, ma si ritirò poco dopo a causa dei metodi scolastici severi. Successivamente iniziò a lavorare saltuariamente e raccolse soldi per realizzare un magnifico progetto: nel 1845 costruì una cabina di pochi metri vicino un lago, Walden, e visse là per ben due anni, due mesi e due giorni.

Dopo l’esperienza Thoreau tornò a lavorare, ma la sua passione per la natura restò invariata, così che passeggiava ogni giorno per 4 ore tra i boschi. Il frutto dell’esperienza fu un magnifico romanzo, Walden: vita nei boschi, che descrive come l’uomo possa approcciare uno stile di vita sano ed autonomo pur rinunciando ai propri beni materiali.

Per evitare fin da subito il rischio di creare un’opera utopica, Thoreau sceglie di dedicare il primo capitolo all’economia, in cui descrive in che modo ha realizzato la sua cabina, elencando inoltre ogni materiale utilizzato ed il suo costo (cents inclusi!). Nei capitoli successivi il romanzo si trasforma in un trattato filosofico – naturalistico, in cui le descrizioni romantiche della campagna e degli animali si alternano numerosi consigli, che possono essere intrapresi anche dai più rigorosi pantofolai, se si ha spirito di cambiamento: in primis è necessario liberarsi del superfluo, recarsi nei ripostigli o nelle soffitte e regalare ciò che è inutile.

Successivamente bisogna acquistare vestiti umili ed economici, che occorrano solo per coprire la nudità e ripararci dal freddo. L’abitazione deve essere grande quanto le nostre necessità e così i suoi mezzi di riscaldamento. Bisogna imparare ad uscire fuori dalle nostre abitazioni per scoprire la natura selvaggia che ci circonda. E cosa più importante, non bisogna mai diventare schiavisti di qualcuno, ma soprattutto di se stessi. Sono tanti altri i suggerimenti che si possono ricavare da Walden, ma occorre leggere il romanzo per apprenderli tutti.

C’è un avvenimento della vita di Thoreau che rende la sua figura molto contemporanea: nel 1845 negli Stati Uniti scoppiò una guerra contro il Messico: il governo decise di imporre una tassa per raccogliere finanziamenti e Thoreau, pacifista, si rifiutò di pagare. Fu arrestato e visse per due notti in carcere. Come in Walden, Thoreau riportò quest’esperienza nel suo saggio Disobbedienza Civile.

E proprio in questo periodo di proteste, in cui i giovani protestano contro il cambiamento climatico e le inefficienze dei governi, è necessario mettere in discussione il nostro stile di vita, protestare e soprattutto diventare parte attiva del cambiamento, prima di diventare schiavi delle nostre abitudini!

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