La filosofia dei Nirvana, tra Leopardi e Schopenhauer

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Lo studente, dallo zaino ingobbito, si dirige verso l’aula di filosofia. Le cuffie penzolano sul collo. Un rumore snervante pervade l’aula, il professore introduce un autore. Dispendioso uso della voce, trituramento di neuroni, spreco di tempo per parlare di persone vissute secoli fa. Che ce ne facciamo di un Leopardi morboso? E Schopenhauer? Marciume da libri callosi ed ingialliti. Scorre le cuffie fino alle orecchie, ed i Nirvana pervadono la mente con il loro suono sporco ed appuntito. E così la musica scorre fino al cuore, e spazza via dalla mente la filosofia…

Al di là dei confini geografici, temporali e culturali, possono mai esistere delle affinità tra un poeta come Giacomo Leopardi, il filosofo Arthur Schopenhauer e il leader dei Nirvana Kurt Cobain? Sì, più di quanto si possano immaginare. Molte sono le affinità tra le loro opere: infatti, se in Dialogo della natura e di un islandese Leopardi accusa la natura di essere matrigna, incurante dei bisogni degli uomini, Cobain recita nella canzone In Bloom:

Il tempo cambia umore
La natura è una troia

Ed è così che la critica di Cobain contro il cinismo della natura si accosta al pessimismo cosmico di Leopardi. Kurt era affascinato dalla cultura orientale (difatti ha chiamato la sua band “Nirvana”) e anche Leopardi lo era, interesse testimoniato dall’opera Cantico di un pastore notturno dell’Asia nella quale il poeta esponeva alla luna la sventura dell’uomo, perseguitato dalla noia e da un dolore perpetuo.

Anche Schopenhauer tratta della noia, descrive la vita come un pendolo, che oscilla tra la noia ed il dolore. Cobain rincara la dose e in Milk it urla:

Sono il parassita di me stesso
Possiamo condividere le nostre endorfine

Sono un parassita, siamo dei parassiti, e ci autodistruggiamo! Forse la condivisione del piacere (le endorfine sono ormoni del piacere) possono alleviare il dolore che ci procuriamo.

In Paper Cuts Cobain ricostruisce il processo di eliminazione della volontà (elemento irrazionale che secondo Schopenhauer è alla base delle nostre decisioni): nella canzone Cobain si raffigura come un carcerato, cibato da una donna ed intrappolato in una cella sporca, che necessita di essere pulita. Il carcere è popolato da altre persone, volti galleggianti, che condividono la condizione di apparente libertà (assimilabile alla “rappresentazione” ovvero l’illusione che secondo Schopenhauer pervade la quotidianità).

La mia esistenza è il tuo intrattenimento

Questo verso riassume perfettamente il concetto espresso da Schopenhauer di rapporto legato alla volontà, il cui fine è il soddisfacimento dei propri desidèri egoistici.

L’ultima parte racchiude la liberazione dalle passioni: avendo compiuto i tre passaggi di liberazione delle passioni, ovvero l’arte (la canzone in sé) , la compassione ( verso gli altri carcerati) e l’ascesi (la pulizia della cella), Cobain mostra la via per la salvezza, che definisce appunto, Nirvana.

C’è però un punto che allontana i tre autori, la questione del suicidio: Sia Leopardi che Schopenhauer condannano il suicidio, scelta che considerano incoerente, al contrario Kurt la contempla e, sfortunatamente, la attua. D’altronde, egli stesso scriveva:

“Meglio bruciare via, che spegnersi lentamente”

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