L’Odio e Mid 90s: due spaccati di emarginazione sociale

La lente di ingrandimento sociale pone la sua attenzione solo raramente su quello che accade nei suoi estremi centri periferici. La fiumana del progresso ha trascinato solo alcuni in acque più sicure, tralasciando moltissimi ai margini.

La meravigliosa pellicola di Mathieu Kassovitz, La Haine (1995, tradotto in italiano con L’odio), grazie anche alla meravigliosa interpretazione di un Vincent Cassel agli esordi, si propone di esaminare da vicino le nuove caratteristiche di una sotto-società plasmata da quella imperante borghese. In una realtà che pone nuovi modelli da seguire, primo su tutti l’imperativo del consumo, chi come Vinz e i suoi compari non può “comprare”, rimane tagliato fuori.

Svestiti dell’antica dignità della povertà, l’Impero del consumo costringe i protagonisti di una vita di periferia ad un decadentismo nuovo, un decadentismo urbano, che si traduce in odio sociale. In un contesto di ghettizzazione sociale il nuovo sottoproletariato urbano assume forme nuove, reinventandosi. Frustrato e deluso dal ruolo marginale che gli spetta e continuamente impressionato e conformato da valori nuovi e strumentali, l’emarginato abbandona i suoi tradizionali sistemi di difesa che l’avevano differenziato e quindi reso autentico nel passato.

Il lavoro e la dignità non gli sono più stati insegnati come valori fondamentali, poiché improvvisamente possedere e consumare sono i nuovi cardini sociali. Ecco che si scopre la droga, l’emarginazione urbana, il grottesco, l’odio nelle istituzioni e nei cittadini che, forti del loro ruolo di facoltosi consumatori, sono in diritto di alienare, essendo però già incoscientemente alienati. L’individuo alienato dalla religione del consumo e schizofrenico di capitalismo e nuove inutili comodità elettrodomestiche è insofferente perché inconsapevole. A pagare il prezzo della nuova logica usa e getta sono coloro che non possono permettersi di stare al passo; a loro il compito peggiore, quello di odiare chi può, chi è nella facoltà di comperare.

Sempre sull’indagine sociale che mette a fuoco gli anni ’90, periodo focale in cui si cristallizza la nuova dittatura consumistica, si concentra un sempre esordiente (alla regia) Jona Hill, con Mid 90’s, pellicola presentata al Festival di Berlino del 2019.

Un film senza impegno in apparenza, ma che non trascura il background sociale in cui ambienta la scena. Sono sempre le compagnie di giovani molto poco facoltosi, inabili al consumo, che si affidano alla strada, alla giungla urbana che li ingloba. Skateboard e giovani prese di coscienza non elaborate di un’alienazione sociale. Un tredicenne buono inasprito dalla vicenda personale che, seppure obiettabile come banale, non impedisce l’inizio di una delusione frustrante nei confronti di quello che è il suo ambiente.

Unico sfogo: lo skate, la strada, la droga, il sesso facile, le feste e la street-credibility che per un momento appagano il ragazzo.

Je me sens comme une petite fourmi perdue dans l’univers intergalactique”, (mi sento come una piccola formica perduta nell’universo integalattico), afferma uno dei personaggi principale de La Haine. Uno spaesamento reale, una visione che porta il ragazzo che vive in periferia a sentirsi periferico, lontano dalle promesse del nuovo mondo. “Le monde est à vous”, recita un cartellone pubblicitario verso la fine del film. L’emblema della pubblicizzazione di menzogne deludenti, di esche per nuove vittime sociali. Vittime che hanno subito un tremendo punto di rottura con la più tradizionale e ben intenzionata educazione delle vecchie generazioni genitoriali. Educazione che, però, non ha più alcun valore pratico, in quanto superata di gran lunga dalla nuova educazione all’individualismo consumistico, che vede la famiglia come un nucleo utile solo all’acquisto di lavatrici e auto nuove, per dirla alla Mark Renton, protagonista di Trainspotting (1996), un altro masterpiece sullo spaesamento giovanile negli anni 90.

Il nuovo comandamento è l’acquisto a rate, è l’inutile tutto e subito. Trovandosi in una realtà assai diversa da quella descritta ed esemplificata dalle vecchie generazioni, il nuovo ragazzo degli anni 90 non sa come comportarsi e, allo sbaraglio, diventa artefice del proprio destino da nuovo ingranaggio sociale, inutile a se stesso, e indispensabile al nuovo centro commerciale che sorgerà dove l’anziano padre, ormai nullatenente sul piano educativo e di esempio, trascorreva le sue giornate con biciclette fionde.

Lungi dal voler proporre un’idealizzazione del passato, che pure possedeva significativi limiti, si vuole solo evidenziare come in 20 anni la mentalità sociale sia stata completamente resettata e re-inizializzata. Così distanti dalle vecchie generazioni, così lontani dal centro borghese della città, i nuovi sottoproletariati urbani spendono la loro esistenza o sopravvivenza odiando e venendo sfruttati. Nessun peggior destino per chi non crede alla nuova religione della merce e del consumo o per coloro che, semplicemente, non possono parteciparvi attivamente.

Sarebbe bello avere una mercedes e spendere ogni sera 50 euro tra locali deleteri e movida di zombie, ma se non posso? Allora mi sento come una formica perduta nello spazio intergalattico, ma almeno ho il mio skateboard, e dite a mamma che non rientro a cena.

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