Mean Streets: trama, analisi e significato del film di Scorsese

Posted by

“Ho passato la maggior parte della mia vita nelle strade di New York. Sono una parte di me. Nelle strade si svolgono gli avvenimenti più importanti. Se la Chiesa è sinonimo di idealismo, la strada è realismo nel senso più completo della parola. La strada ti accetta per quello che sei, la strada ha il potere di uniformare…”

Martin Scorsese, Playmen, 1978

Martin Scorsese nasce e trascorre i primi anni di vita a Little Italy, in un ambiente dove i ragazzi hanno solo due alternative per il loro futuro: diventare preti o diventare gangster. Mean Streets è il film della sua vita, un’opera che riesce a realizzare dopo altri due lungometraggi (Who’s that knocking on my door e Boxcar Bertha), una lunga serie di corti e diversi anni alla scuola di cinema, prima come studente e in seguito come professore. Il film arriva nelle sale nel 1973, quando ormai il regista ha piena padronanza del mezzo e ha colmato anche quelle lacune che l’università non aveva saputo riempire (“le scuole di cinema non riescono a tenere il passo con l’industria, non ti preparano realmente per un film professionale e nemmeno per un film a basso costo” Filmmakers Newsletter, 1974), ma il soggetto e la sceneggiatura erano in gestazione già dal 1966, scritti dal ventiquattrenne Marty in compagnia dell’amico Mardik Martin (che per Scorsese scriverà anche Toro Scatenato, insieme a Paul Schrader) e basati sugli anni della giovinezza dell’aspirante regista, quelli in cui trascorreva le proprie giornate cercando di evitare il più possibile le violentissime risse che esplodevano tra i ragazzi del quartiere, dividendosi tra la chiesa e le sale cinematografiche locali che proiettavano di tutto senza un minimo di distinzione e di guida: dal neorealismo italiano al cinema francese, fino a quello di Hollywood e alle produzioni di serie b.

Mean Streets evoca e imprime eternamente su pellicola i ricordi che Scorsese ha della strada (il mondo reale) e, allo stesso tempo, cerca di fare il punto sul rapporto altalenante del regista con la fede (il sistema di valori): tutto questo avviene grazie al personaggio di Charlie, il protagonista del film interpretato da Harvey Keitel, che nelle primissime scene sembra quasi essere un alter ego a trecentosessanta gradi del regista, se non fosse che Scorsese cambia immediatamente registro, passando quasi subito a quell’approccio distaccato e semi-documentaristico che farà la sua fortuna di lì a qualche anno.

La trama

Non rimedi ai tuoi peccati in chiesa. Lo fai per strada, lo fai a casa tua. Il resto sono stronzate e tu lo sai

Charlie Cappa è un giovane uomo di Little Italy che si trova ad un punto di svolta della propria esistenza: da un lato c’è la volontà di soddisfare le aspettative di suo zio Giovanni (Cesare Danova), un potente membro dell’organizzazione locale che vorrebbe affidargli la gestione di un ristorante (primo vero incarico di responsabilità per lui) a patto che metta la testa a posto e la smetta di passare il tempo con John “Johnny Boy” Civello (Robert De Niro nell’anno di svolta della sua carriera), cosa che Charlie non è ancora disposto a fare, dall’altro c’è una forte crisi di fede e un improvviso crollo di fiducia nei confronti della Chiesa come istituzione, che spinge ulteriormente Charlie in una situazione di instabilità e di dubbio.

Charlie va in chiesa a confessare i propri peccati ma si rifiuta di pregare per espiarli, preferendo avvicinare le dita della mano destra verso la fiamma di un cero, per provare sulla propria carne le sofferenze dell’inferno che sente già ardere dentro di sé. Il sottotitolo italiano del film (apprezzato dallo stesso Scorsese) è Domenica in chiesa, lunedì all’inferno e risulta quanto mai azzeccato perché fuori dalla chiesa Charlie vive l’inferno in terra, che prende forma presso il bar Volpe’s gestito dall’amico Tony (David Proval), luogo di perdizione in cui tutte le conoscenze sbagliate di Charlie sono solite ritrovarsi. Charlie balla, fa fantasie sessuali su Diane (Jeannie Bell, la ballerina mulatta del locale) e perde tempo con gli amici finché non fa il suo trionfale ingresso in scena Johnny Boy (memorabile la scena al ralenti in cui attraversa in bar con Jumpin’ Jack Flash dei The Rolling Stones in sottofondo), il suo migliore amico, nei confronti del quale Charlie si sente responsabile nonostante tutti gli chiedano di stargli lontano in quanto “testa matta”.

Johnny Boy è uno scavezzacollo e uno scansafatiche: fa esplodere le cassette delle lettere per il puro gusto di farlo, non si tira mai indietro quando si tratta di fare (o di far scoppiare) una rissa e soprattutto è indebitato con tutto il quartiere e ha la tendenza ad inventare ogni genere di bugie pur di non saldare i propri debiti. Nelle ultime settimane Johnny Boy ha contratto un ingente debito con Michael (Richard Romanus), amico di Charlie e piccolo malvivente locale, tra l’altro non particolarmente scaltro, che però ora comincia ad assillare Charlie (che vede come una sorta di tutore di Johnny Boy) per via dei mancati pagamenti e diventa molto insistente. Charlie prova a far ragionare Johnny Boy e gli fa promettere di saldare i propri debiti.

Il giorno seguente Michael e Tony riescono ad estorcere venti dollari a due tossicodipendenti particolarmente sprovveduti (l’unico “affare” che Michael riesce a concludere bene nel film) e li usano per andare al cinema con Charlie, dove guardano Sentieri Selvaggi con John Wayne, idolo di Charlie. Più tardi, il protagonista si unisce a Johnny Boy e Tony per aiutare l’amico in comune Jimmy (Lenny Scaletta) a recuperare una somma di denaro presso Joey (George Memmoli), titolare di una sala da biliardo, ma la strafottenza di Johnny Boy fa esplodere una lunga scazzottata che non si risolve definitivamente nemmeno con l’arrivo della polizia (corrotta da Joey). In serata, un ragazzo della comunità locale (Robert Carradine) si presenta al bar di Tony, si reca in bagno e spara diversi colpi ad un uomo pesantemente ubriaco (David Carradine, star di Kung Fu e futuro Bill di Kill Bill), per vendicare un’offesa che costui ha pronunciato nei confronti di un membro dell’organizzazione, ma non riesce ad ucciderlo all’istante e questi, ferito e rabbioso, lo afferra e lo trascina per tutto il locale, facendo scoppiare il panico tra gli avventori e causando una fuga di massa.

Charlie, dopo aver camminato e scherzato a lungo con lui, ospita Johnny Boy a casa sua e comincia a ripensare a Teresa, una ragazza sua vicina di casa (e cugina di Johnny Boy) con la quale ha una piccola relazione. Teresa è epilettica e, soprattutto, è “colpevole” di volersi emancipare, di voler comprare coi propri risparmi un appartamento lontano da Little Italy e da tutti i parenti: Charlie sa che se vuole ottenere il ristorante da zio Giovanni non può frequentare pubblicamente la ragazza e, soprattutto, non può assecondare i suoi sogni. Dopo aver parlato ancora una volta con zio Giovanni (che la definisce “malata di mente”), Charlie decide di allontanarsi per un po’ da Teresa e quando glielo comunica la ragazza ha una reazione piuttosto violenta. La situazione del ristorante però sembra essersi sbloccata, Charlie è vicinissimo ad ottenerne la gestione (lo vuole trasformare in un locale alla moda) e cerca quindi di rassicurare Teresa, assicurandole che le cose si sistemeranno non appena lui avrà il locale.

Il problema principale di Charlie rimane però Johnny Boy, che non solo non si presenta da Michael per saldare i debiti, ma ha anche mollato il lavoro che gli era stato trovato con grande fatica. Charlie e Michael concordano di trovarsi alla sera al locale di Tony con anche Johnny Boy ma al momento dell’incontro, mentre nel bar si festeggia il congedo dal Vietnam di Jerry (Harry Northup), un amico del gruppo che è rimasto pesantemente traumatizzato e che, in preda ad un raptus, tenta di violentare una ragazza, Johnny Boy non si presenta. Charlie ritrova l’amico sul tetto di una casa vicina mentre cerca, letteralmente, di centrare l’Empire State Building con una calibro 38. Disperato, Charlie tenta inutilmente di convincere Johnny Boy ad assumersi le proprie responsabilità e a dare a Michael, la sera dopo, quei pochi soldi che gli sono rimasti in tasca in segno di buona fede, ma tutto va a rotoli.

La sera dopo, dopo aver scoperto la relazione tra Charlie e Teresa e aver minacciato di rivelarla pubblicamente (scoppia una lite violenta al termine della quale Teresa ha un forte attacco epilettico e viene soccorsa da una signora interpretata da Catherine Cappa Scorsese, madre del regista), Johnny Boy si presenta al bar con oltre un’ora di ritardo e, anziché restituire trenta dollari a Michael, porge all’amico un solo biglietto da dieci, perché nel frattempo ha offerto da bere a tutti e ha speso così gli altri venti. Non contento del gesto, Johnny Boy inizia anche a sfottere pesantemente Michael (“Sai una cosa Mikey? Mi fai ridere, lo sai? Io prendo soldi in prestito da tutto il quartiere, da destra e a manca, da tutti, e non ho mai reso un centesimo. Quindi non posso più chiedere soldi in prestito a nessuno, giusto? Quindi a chi avrei dovuto chiederli se non a te? Chiedo i soldi a te perché sei l’unico coglione qua intorno a cui posso chiederli senza ripagare un centesimo, no? Giusto?”) provocando una reazione violenta di quest’ultimo che però si ferma ed abbandona il locale non appena vede che Johnny Boy ha con sé una pistola e sembra non avere paura di usarla.

Charlie è fuori di sé dalla rabbia, ma accetta per l’ennesima volta di aiutare l’amico, nonostante stavolta si sia infilato in un problema troppo grande: con la macchina di Tony i due vanno prima al cinema (dove guardano La Tomba di Ligeia, con Vincent Price) e poi cominciano ad abbandonare il quartiere, raggiunti da Teresa che vuole fuggire con loro. Durante il viaggio in auto i tre cominciano a rilassarsi e addirittura scherzano tra loro, ma vengono raggiunti dall’auto di Michael, che è in compagnia di un killer (interpretato dallo stesso Scorsese) che spara una serie di colpi, colpendo Johnny Boy al collo, Teresa di striscio e Charlie ad un braccio.

L’auto dei ragazzi si schianta violentemente mentre per le strade di Little Italy si festeggia San Gennaro: Johnny Boy si allontana urlando e barcollando, Charlie fa pochi passi e cade a terra in ginocchio, stremato, mentre Teresa rimane in auto gravemente ferita. Arrivano i soccorsi e, nel mentre, zio Giovanni è a casa sua e guarda Il grande caldo di Fritz Lang in televisione, proprio nel momento in cui Glenn Ford estrae il corpo della moglie da un’auto distrutta. La festa di San Gennaro prosegue allegramente.

L’analisi del film

Scorsese riesce a girare Mean Streets in soli ventisette giorni, dei quali soltanto sette sono passati a New York (tutti gli interni sono filmati a Los Angeles) per riprendere i palazzi e le strade di Little Italy, le scene di raccordo e soprattutto per inserire come comparse gli amici e i conoscenti di una vita del regista, che avevano già preso parte ai suoi primi corti ai tempi della scuola. 

Mean Streets è un film molto crudo, un pugno nello stomaco anche per il pubblico più smaliziato, ormai abituato da qualche anno alle tematiche della New Hollywood. Il senso di realismo della pellicola è fortissimo e non è dato soltanto dalle scelte di regia di Scorsese (che a tratti utilizza una camera a mano molto tremante, come se si trattasse di riprese amatoriali di fatti veri, mentre in altri momenti opta per una regia molto raffinata) ma anche da un particolare metodo di scrittura dei dialoghi e di prove programmate prima di filmare le scene, con il quale il regista permette agli attori di improvvisare intere porzioni di dialogo e di provarle e riprovarle finché le loro chiacchierate non diventano assolutamente spontanee, con il risultato che tutto quello che vediamo è assolutamente finto ma ha comunque la naturalezza di un film neorealista.

Dopo anni di frustrazione data dal non riuscire a realizzarsi come regista di film veri e propri (racconta addirittura di aver pensato, pur di fare qualcosa che non fosse l’ennesimo cortometraggio o documentario, di realizzare un film erotico dal titolo Questo film potrebbe salvare il vostro matrimonio) Scorsese acquista con Mean Streets la piena autonomia creativa e può permettersi di inserire nel film tutto ciò che ha sempre voluto inserire: troviamo citazioni cinefile colte (John Ford, Fritz Lang) e popolari (Roger Corman), pareti tappezzate di poster di film (con questa cinefilia all’interno del cinema anticipa Tarantino di vent’anni) e soprattutto una colonna sonora a dir poco rivoluzionaria, che mescola la Ronettes con Renato Carosone, i The Rolling Stones con Jimmy Roselli e i Cream con Giuseppe di Stefano.

La cosa più importante, però, che rende Mean Streets il primo vero film strettamente personale di Scorsese, è la creazione di un personaggio come Charlie e di uno come Johnny Boy, che rappresentano le due facce della vita del giovane Marty a Little Italy. Charlie è un “fariseo”, come dichiara lo stesso Scorsese dopo l’uscita del film: fa del bene perché sa che gli altri lo vedono fare del bene e cerca di emergere come figura positiva all’interno di un mondo di piccola delinquenza e di piccole esistenze, facendosi trascinare dalle circostanze senza mai partecipare direttamente all’azione; Johnny Boy è invece l’incarnazione di tutto ciò di sbagliato che Scorsese (il quale prova anche un certo senso di colpa per essersi allontanato così tanto da casa) vede nel suo amato/odiato quartiere natale: è irresponsabile, è violento, è una bomba ad orologeria pronta ad esplodere da un momento all’altro.

Tutto questo è condito da un meraviglioso contorno di volti e di luoghi che oggi non esistono più, ma che appaiono maledettamente veri ogni volta che riguardiamo questo film. Cupo, triste e senza speranza, Mean Streets è il primo vero passo verso una filmografia incredibile: le strade di New York non sono ancora meravigliose e terrificanti come vedremo tre anni dopo in Taxi Driver, ma il duo di protagonisti è semplicemente eccezionale e lascia senza fiato ad ogni visione. Un’opera necessaria, da vedere e rivedere.

Rating: 5.0/5. From 1 vote.
Please wait...

Comment

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.