Quei Bravi Ragazzi: la storia vera dietro al film di Martin Scorsese

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È uno dei film più riusciti all’interno dell’eccellente filmografia di Martin Scorsese ed è anche, più in generale, uno dei mafia movies più belli di sempre, capace di affascinare intere generazioni di spettatori e amatissimo ancora oggi. Quei Bravi Ragazzi è una pellicola sulla quale il tempo sembra non avere effetto: un film immortale che fotografa quello che forse è lo spaccato di vita più caro a Scorsese, ovvero la criminalità ai suoi livelli più bassi, quella dei pesci piccoli e dei losers che lottano con tutte le loro forze per diventare qualcuno (questo, al di là del contesto è il tema più ricorrente nella poetica scorsesiana).

Come il più grande successo recente di Scorsese, The Wolf of Wall Street (che è molto simile a Quei Bravi Ragazzi, sia nella struttura del racconto che nella morale), questa pellicola è tratta da un libro (Wiseguy: Life in a Mafia Family, di Nicholas Pileggi, tramutato in Goodfellas nella trasposizione per non creare confusione con l’omonima serie tv e pubblicato in Italia col titolo Il delitto paga bene) che a sua volta è tratto da una storia vera, ovvero la prima parte della vita spericolata di Henry Hill (1943-2012), un mafioso italo-irlandese di New York che decise di diventare un pentito per salvarsi la vita, facendo condannare ed incarcerare gli amici di sempre.

La trama e la storia vera

Nel passaggio tra storia vera e pellicola cinematografica ci sono naturalmente dei cambiamenti, ma rispetto a tanti altri adattamenti abbondantemente romanzati, la storia di Henry Hill è riportata dal film in maniera piuttosto fedele. Come la sua controparte di celluloide, Henry Hill Jr. (interpretato da Ray Liotta) nacque da padre irlandese e da madre di origini siciliane (Carmela Costa-Hill) e fin dalla tenera età rimase affascinato dalla vita dei gangster, che erano soliti incontrarsi dall’altro lato della sua stessa strada presso un locale gestito da Paul Vario (che nel film diventa Paul Cicero, interpretato dal grande Paul Sorvino), affiliato alla famiglia mafiosa Lucchese e in passato in affari con membri della famiglia Gambino, tra i quali il famigerato John Gotti (che ha ispirato numerosi personaggi fittizi ed è stato interpretato nel 2018 da John Travolta nel film omonimo).

La carriera criminale di Hill inizia prestissimo, quando lui ha solo dieci anni e comincia a svolgere piccole commissioni per conto di Vario. A differenza del film però, il primo arresto di Hill non avvenne per aver cercato di vendere sigarette di contrabbando, ma per l’utilizzo di una carta di credito rubata: quello che non cambia tra realtà e finzione però è il silenzio assoluto di Hill di fronte agli inquirenti (interessati ad incastrare ovviamente i suoi “superiori”), che gli farà guadagnare la stima eterna di Jimmy Burke (nato Conway, soprannominato “The Irishman” e interpretato nel film da un sempre grandissimo Robert De Niro), un altro “manovale” della famiglia Lucchese, anch’egli di origini irlandesi.

Dopo aver passato tre anni a partire dal 1960 nell’esercito (ed essere stato arrestato anche in quel periodo per aver rubato l’auto di un superiore), Hill torna a New York all’età di vent’anni, dove insieme a Burke e all’altro amico Tommy DeSimone (Tommy DeVito nel film, interpretato da Joe Pesci, che vinse l’Oscar per il ruolo) inizia la vera e propria vita criminale: i tre lavorano a stretto contatto e si dedicano principalmente ai sequestri di camion, alla vendita delle merci trafugate, al contrabbando e all’usura. Chiaramente non diventano ricchi come i veri padrini e hanno la tendenza a sperperare in oggetti lussuosi tutto il denaro su cui riescono a mettere le mani. Nel 1965 Hill incontra Karen Freid (interpretata nel film da Lorraine Bracco), che sposa pochissimo tempo dopo e nel 1967 avviene la prima vera svolta nella carriera criminale dei tre bravi ragazzi: il colpo presso gli uffici Air France del nuovo aeroporto nel Queens, che frutta loro 420.000 dollari. Questo episodio è mostrato nel film, che però preferisce soffermarsi in questa parte su una lunga serie di elementi di contorno che rendono diversa la vita dei gangster da quella delle persone normali e che ci fanno capire come mai i nostri protagonisti hanno scelto quella strada: non tanto l’ebbrezza del potere o la ricchezza ma, letteralmente, il riuscire a portare a casa qualche extra rispetto all’uomo comune.

Le cose cominciano a girare male per Hill qualche tempo dopo la rapina ai danni di Air France: lui e Burke vengono arrestati a Tampa, in Florida, dove si erano recati per estorcere denaro ad un giocatore d’azzardo che aveva pesanti debiti nei confronti di due loro amici, Luis e Raul Charbonier. Hill viene quindi condannato a dieci anni di prigione (ne sconterà sei) e durante la permanenza in carcere entra in contatto con uno spacciatore di Pittsburgh di nome Paul Mazzei, per conto del quale inizia a vendere droga all’interno della prigione per continuare ad assicurare alla famiglia il tenore di vita di prima. Il film di Scorsese mostra questa parte della vita di Hill (con un’altra analogia con The Wolf of Wall Street) rivelando che la vita in carcere dei bravi ragazzi non è poi così dura, dal momento che riuscendo a corrompere quasi tutti i secondini essi godono di comodità che gli altri detenuti possono solo immaginare (esemplare il momento della preparazione della cena in cella).

Una volta uscito dal carcere, nonostante i numerosi avvertimenti di Paul Vario (che la considera un’attività troppo rischiosa, dal momento che le pene sono molto alte), Hill continua il suo traffico di droga vendendo grandi quantità di cocaina, eroina e quaalude aiutato anche da Burke, che è stato messo in libertà sulla parola nello stesso periodo. È in questa fase che i due iniziano a programmare, aiutati da una fitta schiera di amici, il più grande furto della loro vita, il colpo alla Lufthansa, che avviene nel 1978 e frutta alla banda la bellezza addirittura sei milioni di dollari, facendo impallidire ogni cifra precedentemente raggiunta.

L’anno successivo però inizia la vera caduta: Tommy DeSimone viene assassinato il 14 gennaio 1979, prima di aver compiuto ventinove anni, apparentemente su ordine di John Gotti in persona, per aver ucciso senza permesso (dal momento che non era ancora un uomo d’onore) Billy Batts, al secolo William Bentvena (interpretato nel film da Frank Vincent) e Ronald “Foxy” Jerothe, due affiliati della famiglia Gambino. Il film mostra una versione semplificata di come andarono realmente i fatti: DeSimone non uccise Bentvena a causa di una provocazione (che comunque avvenne, con le stesse dinamiche mostrate dalla pellicola) ma per motivi economici, dal momento che Jimmy Burke non intendeva restituire a Bentvena la sua attività di usura, della quale si era occupato durante la carcerazione di quest’ultimo. Pare inoltre che ci siano anche altri moventi dietro l’uccisione di DeSimone, colpevole di aver tolto la vita ad un altro affiliato dei Gambino, Jerothe, per una questione personale: pare infatti che DeSimone avesse una relazione con la sorella di Jerothe e che un giorno l’abbia picchiata selvaggiamente, scatenando l’ira del fratello che avrebbe tentato di ucciderlo, senza riuscirci e rimanendo ucciso a sua volta. Secondo alcune dichiarazioni di Hill, successive all’uscita del film di Scorsese, DeSimone avrebbe tentato di violentare Karen, la moglie di Hill, durante la prima permanenza in carcere di costui, senza essere a conoscenza del fatto che la donna aveva all’epoca una relazione extra-coniugale con Paul Vario che, adirato, avrebbe iniziato a pianificarne l’omicidio. Qualsiasi sia la causa esatta dell’omicidio, le fonti esistenti riportano che DeSimone fosse ancora più folle ed incontrollabile del personaggio portato in scena splendidamente da Pesci, tanto che numerosi mafiosi locali avevano “ottimi motivi” per volerlo togliere di mezzo.

Nel 1980 Hill finisce in carcere per traffico di stupefacenti e, nelle settimane successive, inizia un forte pressing da parte dell’FBI per convincerlo a diventare un collaboratore di giustizia, dal momento che Vario lo vuole morto a causa del traffico di droga e l’ex migliore amico Burke ha già iniziato ad uccidere numerosi membri della banda del grande colpo alla Lufthansa, per evitare di spartire con loro il bottino (bellissime e paurosamente poetiche le scene dei vari ritrovamenti dei loro cadaveri nel film). Contrariamente a quanto mostrato nel film, Hill inizialmente mostra forti resistenze a collaborare, nonostante ormai gli inquirenti gli abbiano fatto ascoltare intercettazioni inequivocabili in cui sente chiaramente gli amici di una vita organizzare il suo omicidio. Dopo alcuni mesi di pressing pressoché continuo e una paranoia in costante crescita, Hill cede e inizia a collaborare, assicurando alla giustizia Burke, Vario e numerosi altri membri della famiglia Lucchese.

Il film si chiude con la (per lui orribile) “vita da persona normale” di Hill all’interno programma protezione testimoni, ma la vita dell’ex-gangster è andata avanti per ventidue anni dopo l’uscita del film e i suoi problemi non sono affatto finiti. Durante la fase di protezione, durata circa un decennio, Hill e famiglia si spostarono in Nebraska, Kentucky, Washington e Florida. Hill causò numerosi problemi ai federali che dovevano proteggerlo, non solo perché nel frattempo continuava a commettere piccoli reati, ma anche perché in due diverse occasioni (e sotto due identità diverse) tenne delle feste in casa propria coi vicini durante le quali, sotto l’effetto di alcol e droghe, rivelò la propria identità ai suoi ospiti. Questi comportamenti causarono l’espulsione della famiglia Hill dal programma di protezione.

Nel 1996 Jimmy Burke muore di cancro in carcere a New York, dove stava scontando una condanna a vita (Paul Vario muore invece nel 1988, prima dell’uscita del film). Nel 2001 Hill viene arrestato nuovamente per spaccio di droga, cosa che avviene anche tre anni dopo, quando viene arrestato in un aeroporto in Nebraska con una valigia contenente tutto l’occorrente per la raffinazione della cocaina. Gli anni duemila sono un periodo particolare per Hill: nel 2002 viene formalizzato il divorzio con Karen (che nel frattempo ha cambiato nome ed è sparita nell’anonimato) dopo anni di separazione e nel 2006 il famigerato ex-bravo ragazzo incontra per la prima volta Ray Liotta, l’attore che lo ha reso una star e che, dopo un rapido incontro per un servizio su Entertaiment Weekly (memorabili le fotografie che li immortalano insieme) lo convince a disintossicarsi dall’alcolismo che lo sta uccidendo.

Henry Hill e Ray Liotta

Negli ultimi anni di vita, Hill cerca di sfruttare al massimo la popolarità ottenuta: vende dipinti e una salsa di sua produzione su internet, lavora come chef e prova ad aprire un ristorante chiamato Wiseguys (in omaggio al libro di Pileggi) che però va a fuoco un mese dopo l’apertura, partecipa a numerosi programmi televisivi (celebre una sua dichiarazione in cui sostiene di non provare nessun interesse per quello che possono pensare della sua nuova vita i familiari delle sue vittime) e, naturalmente, scrive libri e partecipa come consulente alla redazione di un volume sul colpo alla Lufthansa. Gravemente malato, Henry Hill Jr. muore nel 2012 il giorno dopo aver compiuto sessantanove anni. La sua compagna, Lisa Caserta, afferma che “Se ne è andato molto pacificamente, per essere un bravo ragazzo”. Dopo aver appreso della sua morte, Liotta dice di augurarsi che abbia trovato la pace che in vita non aveva mai avuto ed esprime profonda vicinanza ai familiari.

La visione di Martin Scorsese

I Bravi Ragazzi di Scorsese non sono affatto bravi, ma hanno un fascino irresistibile anche quando per mano loro avvengono le peggiori nefandezze, quel fascino del male che il regista è tanto bravo a mettere in scena. Con questo film lo stile del regista figlio di italoamericani (la madre di Scorsese interpreta nel film la madre di Tommy, mentre il padre interpreta Vinnie, il mafioso che lo uccide) raggiunge la maturità: la macchina da presa non sta quasi mai ferma ma i suoi movimenti sono impeccabili (un esempio su tutti è l’ingresso di Henry e Karen al ristorante passando dal retro) e tutto è pianificato e coordinato con un rigore proprio dei veri maestri della settima arte.

In questo film lo spettatore entra letteralmente nella vita dei Bravi Ragazzi, si muove insieme a loro nei locali che frequentano, gode con loro delle loro gesta, entra in prigione insieme a loro e sente l’odore del sugo “con troppa cipolla” che Vinnie prepara con amore in cella. La conclusione è amara, anche se l’eroe (tra molte virgolette) del film si è salvato la vita: l’impero è caduto, il sogno di una vita tutta sul sentiero più facile è bruscamente finito e tutto quello che rimane è il ricordo di Tommy, il folle, morto giovanissimo e prima di essere incastrato, sulle note di My Way nella versione sporca e deviata di Sid Vicious. In estrema sintesi, un capolavoro imperdibile e indimenticabile.

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