Chi era Kary Mullis, il genio che rivoluzionò il mondo della scienza

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Era il 1993 quando Kary Mullis vinse il premio Nobel per la chimica grazie alla scoperta della PCR. La stampa lo assaliva, tutti volevano una sua dichiarazione. Dopo la comunicazione che gli sarebbe stata conferita la più importante onorificenza della ricerca per la sua scoperta del metodo di reazione a catena della polimerasi, che permette di duplicare un frammento di DNA fino a riprodurne la quantità desiderata (strumento oggi imprescindibile per qualunque tecnico o scienziato), attaccò il telefono in faccia ai giornalisti e uscì a fare surf. Poco gli piaceva l’ipocrisia del mondo mediatico.

Il 7 agosto 2019, lo scienziato, chimico, ricercatore, ma sopratutto libero pensatore irriverente, controverso e controcorrente, è morto, lasciando un po’ di vuoto nel mondo che ha rivoluzionato. Il ricordo della sua indipendenza di pensiero, innata sete di curiosità e onestà intellettuale tenterà di colmarlo, almeno un po’.

Kary Mullis con la Polymerase Chain Reaction ha permesso di percorrere orizzonti che la civiltà altrimenti non avrebbe mai raggiunto.

“Cosa sarebbe successo se non avessi mai preso l’LSD? Avrei inventato la PCR ugualmente? Non lo so. Ne dubito. Ho seri dubbi.”

La PCR, sfruttando la tendenza di due filamenti di DNA con sequenza complementare ad appaiarsi spontaneamente e la capacità del DNA di duplicarsi, permette di moltiplicare frammenti di acidi nucleici di DNA a grandi velocità e dunque di accelerare qualsiasi ricerca o applicazione scientifica che si basi su materiale genetico.

“Comprendere il meccanismo intricato dei nostri geni avrà un impatto che va ben oltre la medicina. Sarà uno dei lunghi, intricati fili conduttori del nostro futuro, come civiltà che si sta sviluppando sul pianeta terra. (…) Le molecole di DNA nella nostre cellule sono la nostra storia, e sono le materie di cui sarà fatto il nostro futuro.”

La PCR viene utilizzata in tutte quelle situazioni in cui bisogna amplificare un quantitativo di DNA fino a livelli utili per analisi successive. I campi di applicazione sono enormi. La tecnica viene sfruttata oggi, per esempio, in campo medico per riconoscere cellule tumorali, quando esse sono troppo poche per essere evidenziate da altre metodiche. Estremamente utile è l’uso della PCR in medicina legale e in vari campi dell’ingegneria genetica. Il suo utilizzo consente inoltre di rivelare eventuali malattie genetiche.

La morte del personaggio, oltre a rimandare direttamente ai suoi fondamentali contributi nel mondo della scienza, merita di riportare alla memoria la particolarissima biografia di questo genio controverso e provocatore, in grado di dividere l’opinione pubblica su temi come la correlazione tra virus dell’HIV e AIDS.

Mullis è l’opposto dell’immagine convenzionale di un classico ricercatore, eppure è tra le menti che meglio hanno sviluppato le prerogative essenziali per essere uomini e donne di scienza: una sete insaziabile di conoscenza, porsi continuamente domande, mettersi continuamente in dubbio.

“Non ho mai pensato che ci siano domande che non si possono fare.”

Surfista per passione, contestatore per vocazione, racconta apertamente nella sua biografia Ballando nudi nel campo della mente il suo consumo di sostanze psichedeliche.

“Negli anni Sessanta e nei primi anni Settanta ho preso un sacco di LSD. Molte persone lo facevano a Berkeley a quel tempo. E l’ho trovata essere un’esperienza che ti apre la mente. Era di certo molto più importante di ogni altro corso io avessi mai seguito.”

Pensatore poliedrico e versatile, Mullis cita Sartre all’inizio del suo libro. Nonostante una propensione all’esistenzialismo, le radici del suo pensiero sono riscontrabili anche in massime della filosofia antica. Seneca nel I secolo d.C. scriveva in merito al progresso scientifico: “Verrà un giorno in cui il passare del tempo e l’esplorazione assidua dei secoli porterà alla luce quello che ancora ci sfugge. Perciò questi fenomeni saranno spiegati attraverso un lungo succedersi di generazioni. Verrà un giorno in cui i nostri posteri si meraviglieranno che noi ignorassimo cose tanto evidenti.”

Lo scienziato Californiano, permeato dalla stessa fede nella scienza dell’uomo antico, si interroga su tutto ciò che lo circonda, mettendo in discussione tutto quello che l’educazione tradizionale gli propone come assiomi.

Ciò che fa con la sua autobiografia Ballando nudi nel campo della mente è spingere il lettore a confrontarsi con tutti i dogmi impostigli fin dall’infanzia. Spazia dalla PCR ai suoi interessi in merito alla parapsicologia e all’astronomia.

Nella sua biografia possiamo leggere di esperienze al limite della realtà, come il rapimento da parte di un extraterrestre. Racconta anche di quando criticò apertamente il sistema giudiziario americano in veste di perito scientifico della difesa in un caso di omicidio. Critica il mondo scientifico, pur facendone parte, e lo accusa di corruzione e ipocrisia per aver pubblicato su Nature un suo articolo sull’astrofisica ai limiti della fantascienza, scritto oltretutto sotto effetto di acidi e, dopo molti anni di ricerca e un Nobel, di averne rifiutato uno sulla PCR e le sue applicazioni.

Ma nonostante Mullis sia un genio sui generis discusso e controverso, è anche figlio del suo tempo. In questo senso è una figura chiave per analizzare l’evoluzione del pensiero scientifico parallelamente al modernizzarsi della società.

Il pensiero scientifico nasce con il metodo scientifico di Galileo Galilei, ma si tratta di un modo di ragionare estremamente condizionato dal periodo storico, che si è evoluto grazie anche al contributo del filosofo epistemologo Karl Popper.

Secondo Popper la scienza non può permettersi il lusso di progredire cercando delle conferme alle proprie ipotesi, deve invece sforzarsi di trovare quelle condizioni in cui la teoria non funziona. Il pensiero scientifico moderno si basa sulla falsificazione e questo Kary Mullis lo aveva capito bene: “Quando ci entri dentro, la scienza, come tutte le altre cose che la gente fa per vivere, non è molto complicata. Quello che devi fare è risolvere un enigma. E con gli enigmi, quello che devi fare è rifletterci per un po’, considerare tutti i fatti che puoi scoprire e poi formulare un’ipotesi. Proporre una soluzione. Il passo successivo è fare quanto possibile per confutarla. Mostrare che i pezzi non si incastrano nel modo in cui avevi proposto: se ci riesci, proponi un’altra soluzione. E poi riprovi.”

La sua figura incarna tutto l’opposto dello scienziato con il camice bianco che ci si aspetterebbe da un premio Nobel, rappresenta senza dubbio uno degli esempi più controversi di genio e rigore scientifico associati a una vita personale e anticonformista fuori dagli schemi.

Il ricordo di Kary Mullis deve essere un monito all’autonomia di pensiero, non solo per l’ambiente scientifico. Una delle voci fuori dal coro più interessanti del ‘900, che non ha avuto paura di sperimentare con follia, di lasciare che la sua mente volasse (senza freni o imposizioni esterne) verso sconfinati orizzonti.

Nullum magnum ingenium sine mixtura dementiae fuit

Non vi fu nessun grande ingegno senza un po’ di pazzia

Seneca
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