Come sarà la musica in futuro? Alcune riflessioni

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Siamo in tempi di grandi cambiamenti, legati al progresso tecnologico e alle modalità di fruizione musicale. Proviamo oggi a prevedere quel che accadrà nel prossimo futuro nel modo di ascoltare e acquistare musica, relativamente ai due aspetti principali: generi e supporti

L’evoluzione dei generi

Il cambiamento della popolarità dei generi è già avvertibile nelle playlist di Spotify.

Pop psichedelico ed elettronico supereranno il rock in popolarità. Il suono elettronico in tutte le sue sfumature si sta espandendo a macchia d’olio, contaminando tutti i pezzi pop su cui riesce a mettere le mani. La capacità dell’elettronica di imporsi in termini di popolarità, porterà un radicale cambiamento del concetto di musica. Sempre rimanendo sul tema generi musicali, questi saranno sempre meno rilevanti e sempre più indefinibili. La febbre del “feat.” si espanderà ulteriormente così come le contaminazioni che diventeranno troppe e troppo profonde per cercare di inscatolare un brano in una categoria: il rock, il pop, il jazz, il country puro non esisteranno più così come li conosciamo oggi.

Di conseguenza, recensioni e critica musicale perderanno significato: non avrebbe senso sforzarsi di esprimere creativamente il convergere di generi diversi, descrivere un brano citando un altro brano che ne richiama un altro ancora. La recensione di un nuovo album suonerebbe più o meno tipo “una forte impronta dei Led Zeppelin, una spruzzata di James Blake condita con una spolverata di Fleetwood Mac”. Avrà molto più senso accettare il fatto che quel brano somiglia ad una sensazione, e che come tale non può essere efficacemente descritto, ma solo vissuto e sentito sulla pelle. C’è già chi parla del futuro della musica come “elevation sensation”, qualcosa di indefinibile, regolare, morbido e multimediale.

La fine dei supporti classici

Fare previsioni sui supporti è semplice: banalmente, spariranno, diventando chicche da mercato vintage. In pochissimi anni guarderemo un iPod con lo stesso sguardo incantato con cui oggi guardiamo un grammofono. Anche il ritorno del vinile rimarrà un vezzo di pochi appassionati. La musica sarà sempre più digitale, accessibile ovunque in qualunque momento: l’abbonamento a Spotify sarà già incorporato nel cellulare o nella macchina che acquisteremo.

Se i supporti spariranno, tanto più lo faranno i dischi e tutte le altre forme di hardware, che già da molti anni hanno vita dura: questo implica un cambiamento nell’economia della musica, che dovrà inventare nuovi percorsi per garantire agli artisti di guadagnare cifre decenti. Molto probabilmente ci saranno più live ma questi perderanno la loro fisicità andando in onda a pagamento su qualche piattaforma multimediale. Si punterà molto di più sui video, facendone dei pezzi d’arte – che attraverso nuove tecnologie potrebbero essere proiettati come ologrammi, in 3D, nei nostri salotti e camere da letto. Potrebbero comparire anche artisti completamente virtuali, delle IA in grado di sfornare hits alle quali affezionarsi. D’altronde l’esperienza dei Gorillaz o della stessa Sia ne sono già una forma.

Tutto ciò può generare disgusto, ma non è il caso di farsi prendere dalla disperazione: la musica, continuerà a regalarci emozioni. Anche se cambieranno le note o i modi in cui la ascolteremo, sarà sempre al solito posto, pronta a meravigliarci e darci conforto.

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