Sigur Rós, ( ): il fascino senza fine dell’incomprensibile

(

Silenzio.
Chiudi gli occhi.
Respira.
Smetti di pensare.
Premi START.

Inizia un memorabile viaggio, un viaggio tra suoni, suoni combinati in sillabe, sillabe che non compongono parole. Parte il primo brano di ( ), terzo album in studio dei Sigur Rós.

Atmosfere rarefatte e trasognate. Amplificazioni sensoriali. Sinapsi emotive.

Eppure, una lingua incomprensibile, intraducibile e impenetrabile perché svuotata completamente della sua componente semantica: il Vonlenska. Ma può una lingua che non veicola messaggi essere definita lingua e, soprattutto, si può non capire e nonostante ciò (o forse grazie a ciò) essere potentemente trascinati ed emozionati?

Dopo 6 minuti e 38 secondi parte la seconda traccia. Di nuovo un affastellarsi di suoni, di nuovo vocalizzazioni incomprensibili. Con il Vonlenska ci troviamo di fronte ad un esempio di lingua artificiale, ovvero un idioma frutto dell’ingegno di una o più persone e creato affinché gli uomini possano esprimersi nelle modalità più congeniali per comunicare le proprie realtà, pensieri, e sensazioni.

Le lingue artificiali hanno trovato terreno fertile anche nella musica moderna e con i Sigur Rós la sperimentazione linguistica raggiunge vertici sublimi.

I Sigur Rós sono un gruppo musicale post rock Islandese nato a Reykjavík nel 1994 che vanta 8 album registrati in studio. Sarebbe interessante e pieno di fascinazione percorrere la storia del gruppo a ritroso, la discografia intera ma, per ora, ci concentreremo su un album in particolare. ( ) è il terzo lavoro in studio del gruppo (dopo Von, 1997 e Ágætis Byrjun, 1999) pubblicato nel 2002. Comprende 8 tracce di cui le prime quattro solari e ottimistiche si contrappongono alle atmosfere più cupe e melanconiche delle quattro successive. Ma, la peculiarità di ( ), è l’utilizzo ormai esclusivo del Vonlenska per tutte le tracce dell’album. Nonostante infatti la stravaganza linguistica della band Islandese fosse stata anticipata nel brano Olsen Olsen e nella parte conclusiva di Ágætis Byrjun, è qui che trova la sua più alta e fortunata espressione.

Vonlenska è peraltro un nome parlante, Von significa speranza in Islandese; Hopelandic è quindi la trasposizione in Inglese e Speranzese in Italiano.

L’Hopelandic – per dirla all’inglese – è quindi l’idioma composto da suoni privi di significato creato dal gruppo con l’intento di eliminare la componente semantica dai loro brani e in cui quindi i fonemi riescono a comunicare ben oltre il significato delle parole.

Si tratta di una lingua inventata, artificiale, esente da messaggi che Jón Þor Birgisson (frontman del gruppo) è solito utilizzare facendo della propria voce un ulteriore strumento musicale. Non è in realtà corretto, linguisticamente parlando, utilizzare il termine lingua per l’Hopelandic essendo quest’ultimo privo di regole grammaticali e un vocabolario distintivo. Il termine più adatto è Glossolalia ovvero associazione di sillabe che nulla comunicano in termini di significato ma articolate in forma musicale e tali quindi da esprimere stati d’animo.

A nessuna traccia di ( ) è stato assegnato un titolo e i nomi tra parentesi servono a limitare la confusione dei membri della band quando si riferiscono ad una traccia piuttosto che a un’altra. Lo stesso ascoltatore è invitato a trovare un titolo a quei brani sulla base delle emozioni provate durante l’ascolto.

Ed è proprio l’impenetrabilità dei loro testi per via del misterioso e indecifrabile codice linguistico adottato che rende estremamente intrigante e stimolante il viaggio tra “le parentesi” ( ) dei Sigur Rós.

In fondo risiede tutto qui il fascino: il fatto che non tutto quello che proviamo necessiti di essere tradotto in parole e che la sensazione non debba essere automaticamente anticipata o seguita dalla comprensione.

( ) prende per mano l’ascoltatore e, ascendendo, lo mantiene sospeso in uno spazio rarefatto di infinita tensione tra atmosfere eteree e sognanti in cui i vulcani, i ghiacciai e i geyser Islandesi sono soltanto il punto di partenza di quella che assume tutte le caratteristiche di un’esperienza trascendentale di 71 minuti e 10 secondi.

Non serve alcun senso.
Solo suoni.
Inafferrabile e magico.
E non nasce forse dall’inafferrabile e dall’inspiegabile il fascino?
Non è forse vero che ciò che è più intenso meno risulta traducibile e che ogni tentativo di spiegare a parole una sensazione rischia di ridimensionare la potenza della sensazione stessa?

Tanto più efficace risulta l’effetto della musica dei Sigur Rós quanto più impenetrabili sono i loro testi.

Ultima nota dell’album.
Silenzio.
Apri gli occhi.
Premi STOP.
Respira.
Sei già assalito dalla nostalgia.
Indecifrabile e totalizzante.

)

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