A Love Supreme: l’autoritratto jazz di John Coltrane

“So che ci sono forze cattive, forze che portano sofferenza agli altri e sofferenza al mondo. Voglio essere la forza opposta”

Sono trascorsi oltre 50 anni dalla scomparsa di John Coltrane, uno dei più grandi sassofonisti della storia del jazz, fautore del passaggio dal periodo bop a quello del free jazz, ma il suo ricordo tra noi è più vivo che mai.

Nato nel 1926 nella piccola cittadina di Hamlet, nel nord  del Carolina, il compositore americano ebbe una carriera cronologicamente troppo breve, ma molto intensa e piena di produzioni discografiche  e messaggi indimenticabili. Sì, perché oltre a fare musica Coltrane riteneva che un musicista fosse un “donatore di messaggi” .

“Ho umilmente chiesto di ricevere i mezzi e il privilegio per rendere felici gli altri attraverso la musica”

Tra i venticinque album pubblicati in soli dieci anni, ve ne è uno che sconvolse il mondo del jazz. Dopo la lunga collaborazione con  Miles Davis e Duke Ellington, tre anni prima della sua morte, il 9 dicembre 1964, Coltrane registrò A Love Supreme un disco atipico per l’epoca: comprendeva la voce dello stesso Coltrane, autore anche della breve presentazione e della poesia di ringraziamento a Dio, allegati all’opera.

“Nel 1957 sperimentai, per grazia di Dio, un risveglio spirituale che doveva condurmi a una vita più ricca, più piena. All’epoca, per gratitudine, chiesi umilmente di avere il privilegio di rendere felici gli altri con la musica. Mi sembra che mi sia stato accordato, rendo grazie a Dio.”

Tra il ’55 e il ’57, infatti, mentre suonava con il quintetto di Miles Davis, Coltrane sprofondò nella dipendenza da eroina che riuscirà a superare solo dopo un lungo periodo di solitudine nella sua casa in Philadelphia.

Quando fu pubblicato all’inizio del ’65, divenne rapidamente l’album più famoso di Coltrane, una sorta di autoritratto musicale che gli valse due nomination ai Grammy Awards, una nuova generazione di fan e l’inserimento nella Hall of Fame della rivista Downbeat. Poche settimane prima che Coltrane incidesse questo disco, Leonard Feather, scrittore jazz, notò che i suoi “fan più devoti erano giovani ascoltatori” e si chiese come potevano apprezzare appieno la musica del sassofonista visto che “richiede conoscenze tecniche e un’attenzione intensa”. La risposta di Coltrane fu la seguente:

“Finché c’è un sentimento di comunicazione, non è necessario che sia compreso. Dopotutto, ho amato la musica molto tempo prima di riuscire a comprendere  un accordo di settima minore di G … alla fine i fan vanno avanti insieme ai musicisti.”

L’album è diviso in quattro sezioni – Aknowledgement, Resolution, Pursuance e Psalm -, tutte costruite sulla base di frasi molto semplice e celle quasi elementari, sulle quali però si innestano delle improvvisazioni molto ricercate con jam vertiginose del sassofonista e del suo quartetto che creano dei sound dinamici, intensi, frenetici, quasi violenti.  Accompagnato da Jimmy Garrison (contrabbasso), Elvin Jones (batteria) e McCoy Tyner (pianoforte), Coltrane percorre e delinea un viaggio mistico che culmina nella preghiera di ringraziamento in cui il suo sax si sdoppia regalando e sperimentando quella che molti considerano l’improvvisazione di free jazz definitiva.

Per anni è stato il  disco jazz più venduto di tutti i tempi. Nel 1970, A Love Supreme viaggiava sulle 500.000 copie vendute, superando di gran lunga gli standard di un “normale” disco di Coltrane.

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