Donnie Darko: la spiegazione del film e il significato esoterico

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Siamo abituati oggi ad una continua proliferazione del ricordo degli anni 80’. Serie TV, film, musica, tutto omaggia quel decennio ribelle che furono gli eighties. Agli albori del nuovo millennio fu invece un film in particolare – passato in sordina per poi diventare un cult – a riassumere quel preciso periodo storico, restituendogli non solo quel carattere poetico, come va tanto di moda oggi, ma riuscendo anche a descriverne ansie e angosce attraverso la figura del protagonista che porta il nome del film: Donnie Darko.

Un nome così atipico che riassume la figura dell’anti-supereroe – come egli stesso si definisce in una sequenza del film – che deve combattere contro gli spettri della sua psicosi e della società americana narrata nella pellicola. Non solo l’omaggio agli 80’s o l’eterno confronto dell’uomo con la società in trasformazione hanno garantito al titolo l’etichetta di cult: se c’è un motivo per la quale a così tanta distanza temporale dalla sua uscita stiamo ancora a dibatterne è perché il film presenta diverse chiavi di lettura che non sono mai state confermate o smentite dal regista e dai produttori.

Donnie Darko è un film enigmatico ed aperto a qualsiasi tipo di spiegazione. Dunque, cosa lo differenzia coi prodotti moderni che omaggiano gli anni 80’? Il legame profondo di Donnie Darko con gli 80’s esce fuori grazie ad una possibile chiave di lettura: quella esoterica e legata alla figura del diavolo, tanto cara a qualsiasi prodotto musicale o audiovisivo di quel periodo. Innumerevoli infatti sono gli artisti che sono stati “tacciati” di invocare il diavolo, gli esempi si sprecano: dai Rolling Stones ai Led Zeppelin. Proprio per questo motivo è interessante analizzare il film sotto la prospettiva di carattere esoterico. Che è una delle tante possibili, ma forse quella più ricca di sfumature.

Per avvalorare questa tesi dobbiamo concentrarci sui dettagli, perché saranno loro a risolvere – o meglio, a cercar di far quadrare – il rebus. L’inizio del film con Donnie che, risvegliatosi lontano da casa, ci ritorna in bici sotto le note di The Killing Moon di Echo and the Bunnymen è fondamentale per come termina il pezzo:

“Fate, up against your will; he will wait until you give yourself to him”

Echo And The Bunnymen

Centrale il tema del destino che ci preannuncia ciò che andremo a vedere più avanti, teniamo bene a mente la frase “lui aspetterà fino a che non ti concederai a lui”. A lui chi? Qua entrano in gioco altri dettagli che potranno far propendere la scelta per lui – inteso come Dio – o lui inteso come Satana.

Secondo dettaglio importante al minuto 5:53 quando notiamo il disegno dell’occhio di Escher – che per chi non lo conoscesse presenta un teschio nella pupilla – ed è solitamente associato alla morte, tema questo legato a doppio filo con quello del destino. Ancora – pochi minuti dopo – al minuto 8:23 – quando Donnie entra nello stato di trance – vediamo l’immagine di Swan Song dei Led Zeppelin che raffigura Lucifero, e la bandiera americana. La macchina da presa insiste su questo dettaglio quasi a voler instillare un collegamento tra le due cose. Successivamente, dopo la caduta del misterioso motore dell’aereo a casa di Donnie, sentiremo la voce di Frank e vedremo l’occhio di Donnie e la sua pupilla in primo piano dilatarsi sempre di più: la presenza massiccia degli occhi nel film può essere un altro rimando a Satana se ne parliamo in termini di onniveggenza e in riferimento alla cultura moderna/massonica ma, al contempo, può riferirsi a Dio, come scriveva Salomone nei proverbi.

Passiamo ora a interrogarci sull’iconica figura di Frank, con indosso l’ormai famosissimo quanto raccapricciante costume da coniglio. Frank è inizialmente identificabile come uno “spirito defunto” che possiede e comanda Donnie, significativo è che comunichi sempre a mezzanotte, orario associato a molte tradizioni occulte. Gli spiriti dei morti sono “in comunione” a mezzanotte, inoltre ha maggiore rilievo l’avvicinarsi di Halloween. Il giorno nel quale il mondo finirà, così come annunciato da Frank a Donnie.

Ora – sappiamo che la stavate aspettando – arriva la parte nel quale si gioca un po’ coi numeri. La lista dei numeri mancanti alla fine del mondo è formata da numeri composti che possono portare a formulare 666, numero storicamente associato a Lucifero. Il countdown è di “28 giorni, 6 ore, 42 minuti e 12 secondi”, nel nostro caso possiamo scomporli così: 8-2 è 6, 6 ore, 4 + 2 è un altro 6, 12 è la somma di due 6. Speculazioni? Forse. Dopotutto, quante volte abbiamo sentito storie così? Certo è che, nella nostra teoria, può avere un valore aggiuntivo. Andiamo avanti.

La presenza di Frank, che come capiremo più avanti è neutralizzata e metabolizzata nella vita di Donnie, viene tirata fuori nelle sedute di psicoterapia. Questa presenza è per Donnie equiparabile a quella di un Dio, presenza che però non riesce – o meglio, non vuole – razionalizzare. Frank non è dunque un essere “esterno” a Donnie, è il suo ego e allo stesso tempo la sua paura di razionalizzare la morte.

Apparentemente irrilevante è la scena in cui Samantha Darko legge un poema intitolato L’ultimo unicorno. Il nome dell’unicorno è Ariel, salvato dal principe chiamato Justin in un mondo di magia e meraviglia. Traducendo questo poema nella nostra chiave di lettura scopriamo che questo mondo è il mondo alternativo creato da Donnie dove lui (Justin) salva l’unicorno (Ariel) che in questo caso è la proiezione di Gretchen Ross, la ragazza del quale si innamora e che lo “risveglia” dalle sue pulsioni. Ricordiamo, che Ariel nelle Scritture è un nome alternativo per indicare Israele, quindi nella tradizione occulta è spirito del giudaismo e dello gnosticismo.

Donnie vede il suo destino quando si unisce al suo spirito Ariel, ovvero Gretchen e quando fa sesso con lei a mezzanotte, vede un portale (Cellar-Door, porta della cantina) e realizza il suo destino recandosi alla casa di Roberta Sparrow o “Nonna Morte”, l’ex suora che si convertì e scrisse il libro sui viaggi nel tempo donato dal professore a Donnie. Ed è qui che si compie l’uccisione di Frank per mano di Donnie, quel Frank che inconsciamente ha investito la sua Gretchen dopo la colluttazione avuta coi bulli che stavano derubando casa di Nonna Morte. Donnie non uccide semplicemente Frank, uccide la proiezione della sua psiche che è ombra ed oscurità e che, figurando come Dio, rappresenta il suo male.

Il punto cruciale di questa dualità e del suo legame con lucifero e il materialismo più puro (e irrazionale) lo si ritrova quando spiega in classe la storia di Graham Green, i Distruttori, e afferma che “la distruzione è una forma di creazione”.

Questa è la chiave che consente di decifrare il film da una prospettiva esoterica. La distruzione crea. Ed è esattamente ciò che fa Donnie, distruggendo il multiverso – il mondo parallelo che vediamo nel film e nel quale non viene colpito dal motore dell’aereo che cade della sua stanza – crea appunto, senza soluzione di continuità l’universo (o ennesimo multiverso) nel quale non riesce a fregare la morte. Donnie Darko è dunque distruttore nella sua proiezione di Frank, a cui vengono associati i caratteri più bui e bestiali del suo inconscio, ed è al contempo creatore – quindi Dio.

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