Following: trama e interpretazione del primo film di Christopher Nolan

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“Il gioco sta tutto qui: interrompere la vita di qualcuno, mettergli sotto gli occhi quello che dava per scontato, e quando dovrà elencare per l’assicurazione le cose sottratte da quello scaffale si chiederà, per la prima volta dopo tanto tempo: ‘Come mai le ho conservate? A che scopo?’. Quando sottrai gli mostri quello che aveva”

Si possono dire tante cose sul cinema di Christopher Nolan, se ne possono apprezzare i pregi come se ne possono criticare i limiti, ma c’è una cosa che non si può assolutamente negare: guardando la sua filmografia in ordine cronologico non si può fare a meno di notare una coerenza interna impressionante, un fil rouge talvolta addirittura doppio che lega tra loro le varie opere nonostante gli anni, la maggiore esperienza e l’aumentare del budget e degli incassi. Riguardando il suo film d’esordio, il semi-sconosciuto Following uscito in sordina nel 1998 e oggi quasi introvabile in home video, non si può fare a meno infatti di constatare che, pur con la povertà assoluta di mezzi e nonostante una tecnica ancora molto acerba nella scrittura, il film contiene già tutte le ossessioni del futuro maestro del blockbuster d’autore: l’ossessione per i tempi del racconto, che viene spezzato in sequenze poi ricombinate per sconvolgere i piani temporali (una prova tecnica del geniale montaggio di Memento), l’ossessione per la manipolazione della realtà, nonché l’ossessione per le ossessioni stesse. Come tutti i film di Nolan, anche Following ruota attorno ad un personaggio ossessionato da qualcosa: in questo caso il protagonista è Bill (Jeremy Theobald), un giovane disoccupato inglese che vorrebbe sfondare come scrittore ma è sfornito della fantasia e del talento necessari e che quindi, in cerca d’ispirazione, comincia a sviluppare un interesse morboso per persone sconosciute che seleziona a caso tra le strade affollate di Londra ed inizia a pedinare, cercando di scoprire dettagli intimi delle loro vite.

Come ci mostrerà otto anni più tardi col bellissimo The Prestige, Nolan intende il cinema come un numero di magia diviso in tre atti (la Promessa, la Svolta, il Prestigio) ed anche questo piccolo film indipendente di settanta minuti non sfugge a questa regola. La Promessa è la presentazione di Bill, un uomo ordinario ma con qualcosa di particolare che lo rende subito interessante ai nostri occhi, mentre la Svolta (il momento in cui l’ordinario diventa straordinario) arriva a pochi minuti dall’inizio quando Bill incontra il misterioso Cobb (Alex Haw), un ladro gentiluomo che si introduce negli appartamenti per il puro gusto del brivido, rubando oggetti di poco valore.


La trama

Bill e Cobb hanno in comune la passione per le persone: Cobb non è particolarmente interessato a rubare, preferendo invece studiare gli effetti personali più intimi dei padroni di casa, dalla biancheria intima alle scatole piene di oggetti all’apparenza inutili ma in realtà dal forte valore simbolico, forse inconscio.

Per i due, che cominciano a “lavorare” insieme, introdursi nelle case degli altri significa rubare pezzi delle loro vite, ovvero qualcosa che va ben oltre il semplice valore economico di un oggetto. “Introdurmi, entrare nella vita di qualcuno, scoprire chi è davvero: è una cosa esaltante. Stare qui, a bere il loro vino”, spiega infatti Cobb al neo collega (al quale regala una carta di credito rubata), il giorno della loro prima avventura insieme. Un elemento di forte interesse nell’analisi in prospettiva di Following è che Cobb non condivide soltanto il nome col personaggio interpretato da Leonardo DiCaprio in Inception, dal momento che anch’egli compie a suo modo quello che nel film del 2010 viene chiamato Innesto, inserendo biancheria intima femminile rubata in un altro appartamento nei pantaloni di un uomo sposato trovati in una nuova casa, sperando che la moglie del malcapitato se ne accorga e si convinca che il marito ha una relazione extraconiugale in realtà inesistente. La vita reale prende il posto dei sogni, gli appartamenti veri sostituiscono l’architettura della mente ma la sostanza non cambia: il film è iniziato da meno di quindici minuti eppure si sta già rivelando una sorta di demo di tutto ciò che sarà il miglior cinema di Christopher Nolan, tanto che poco dopo appare addirittura (casualmente, ma è bello notarlo) lo stemma di Batman sulla porta di casa di Bill.

Le cose cominciano a complicarsi quando Bill decide di infrangere una regola fondamentale che si era autoimposto, incontrando ed instaurando una relazione con una ragazza bionda (Lucy Russell), forse una modella, nella cui casa lui e Cobb si erano introdotti poco tempo prima per un colpo, rubando pochi oggetti, qualche indumento e un orecchino. Conoscendo meglio la ragazza ed innamoratosi di lei, Bill scopre che la giovane è ricattata da un importante criminale locale (Dick Bradsell), proprietario di un night club ed invischiato nel giro della pornografia: nella cassaforte del night club sono infatti nascoste alcune fotografie compromettenti della ragazza, insieme ad una notevole quantità di denaro. Persuasosi ad aiutare la giovane, Bill (che nel frattempo, su consiglio di Cobb, ha cambiato completamente look tagliandosi i capelli e comprando vestiti nuovi) chiede inizialmente aiuto a Cobb, che si rifiuta e gli rompe la faccia, adirato per essere stato messo in pericolo da una scelta stupida come quella di avvicinare una vittima e, successivamente, decide di introdursi da solo e armato di martello nel locale, per svaligiare la cassaforte (la cui combinazione gli è stata rivelata dalla ragazza, ex amante del gangster) e rubare il denaro, ma viene sorpreso da uno degli uomini di guardia, trovandosi costretto a ferirlo gravemente col martello.

Quello che Bill non sapeva è che la ragazza è in realtà l’amante di Cobb e che le fotografie nella busta non erano assolutamente compromettenti: accusato ingiustamente del brutale omicidio di un’anziana donna alla quale era entrato in casa per errore, Cobb era infatti da settimane in cerca di un capro espiatorio, un giovane che gli somigliasse vagamente, cui insegnare il suo stesso modus operandi per i furti d’appartamento e da consegnare alla polizia al suo posto. Sconvolto dalla rivelazione, la mattina dopo il furto Bill si precipita dalla polizia a raccontare l’incredibile raggiro di cui è stato vittima e denunciare Cobb, ma è di fronte all’agente che lo interroga (John Nolan, zio del regista) che avviene il colpo di scena finale, il Prestigio: la ragazza bionda è stata trovata morta nel suo appartamento, uccisa dallo stesso martello usato da Bill per il furto nel night club, mentre a casa del giovane uomo sono stati ritrovati un orecchino della vittima e una carta di credito, firmata da Bill, appartenente a un certo Daniel Loyd (la carta regalata da Cobb, che viveva in casa di quell’uomo, il quale nei giorni precedenti si trovava in vacanza). La polizia non trova tracce di nessun uomo di nome Cobb (che non era mai stato sospettato di omicidio e non era mai stato interrogato) ed incrimina Bill dell’omicidio della ragazza bionda e del furto al locale. In realtà Cobb era un sicario, pagato dal gangster per uccidere la ragazza (che lo ricattava), che per rimanere nell’ombra ha ideato un piano machiavellico che ha portato all’incriminazione e ad una probabile condanna di Bill, colpevole di avere incontrato le persone sbagliate.


L’interpretazione

Nolan dirige Following a ventisei anni, poco dopo essersi laureato in letteratura inglese e dopo alcuni cortometraggi (uno dei quali è il notevole Doodlebug) dai quali riprende il protagonista Theobald ed alcune tematiche (il film infatti è una sorta di versione estesa del suo cortometraggio Larceny, oggi ancora inedito). Per il suo film d’esordio sceglie la strada del cinema indipendente più puro: pellicola 16mm in bianco e nero finanziata di tasca propria, un cast di attori completamente sconosciuti quando addirittura non professionisti (Alex Haw oggi è un noto architetto e non ha mai preso parte ad altre pellicole) ed un suo impegno diretto in ognuno dei principali aspetti tecnici della realizzazione, dal momento che oltre alla regia cura anche fotografia e montaggio (le musiche invece sono di David Julian, che in seguito tornerà in Memento e The Prestige). La povertà di mezzi però non si rivela un difetto, dal momento che il bianco e nero e il tono semi-amatoriale del tutto sono probabilmente gli aspetti più affascinanti di questo film, che all’interno di una filmografia come quella di Nolan è un vero diamante grezzo, proprio per questo affascinante. Quello che invece non risulta mai amatoriale è la tecnica del regista, che nonostante debba ancora perfezionare la scrittura (la storia è eccessivamente forzata, con troppe coincidenze non programmate in un arco di tempo troppo breve) riesce a trovare una serie di espedienti visivi che permettono allo spettatore di muoversi in scioltezza nel racconto, nonostante i continui sbalzi temporali, tanto cari a Nolan. Nonostante i titoli che lo seguono lo abbiano (giustamente) messo in ombra, Following rimane un neo noir molto affascinante, una storia di corruzione interiore dal fascino particolare e dal sapore insolito. Un numero di magia forse un po’ meno riuscito di quelli che seguiranno, ma non per questo meno affascinante.

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