White Project: la serie più misteriosa del web sta tornando

Immaginate di spingervi oltre il quotidiano. Di mettere in dubbio tutte le vostre esperienze quotidiane. Di sospendere il vostro giudizio automatico che decreta cosa è normale e cosa no. Immaginate di leggere un libro del fisico Michio Kaku: il nostro universo antropocentrico, a cui siamo abituati, disintegrato in varie bolle di sapone. Immaginate visioni psichedeliche degne delle porte di Aldous Huxley che diedero nome ai Doors.

Se tutto questo vi affascina, il White Project fa per voi. Questa serie web ha creato attraverso un progetto originale un seguito sempre maggiore, tanto che adesso è pronta per una seconda stagione, in arrivo a breve. Ciò che bisogna dire è innanzitutto che il White Project è diretto a persone open minded: un viaggio che vi porterà a guardare il mondo con diversi tagli prospettici.

E una serie web simile, così profonda, non poteva che venir fuori da un progetto indipendente, libero da costrizioni dettate dal mercato (appeal, inquadramento del prodotto in un contesto sociale ben chiaro), dando una spinta di rinnovamento ad un mercato saturo di idee riciclate.


Immaginate di ascoltare uno sconosciuto raccontare le sue straordinarie esperienze di vita. Ciò che colpisce del White Project è innanzitutto il format: una web series con uno sceneggiato molto complesso e strutturato spesso con monologhi di un certo peso contenutistico. Una delle prime serie web che affronta con tanto carattere il pathos tipico dello spettacolo teatrale. D’altronde gli ospiti d’eccezione non mancano, a partire dalla prima puntata, nella quale un Marco Baldini affronta a tutto pieno il demone del gioco d’azzardo e le cicatrici rimaste nella sua vita.

Tuttavia, oltre al fondamentale aspetto contenutistico, ciò che più colpisce è l’impatto estetico che la regia ha deciso di dare: l’idea di scolpire i propri vissuti con la pittura facciale, tagli e inquadrature che danno l’impressione di guardare il narratore in una prospettiva diversa, rispetto a quella comune. In fondo questa serie pone anche una sfida al nostro modo di pensare, costringendoci a guardare le cose con una maggiore ampiezza di sguardo.

Quale è la storia? Un profeta di una dottrina, il cosiddetto Esiliato, ricerca dei testimoni per presentare, attraverso le loro personali esperienze di vita, un modo di vivere che sia libero dalle costruzioni sociali che ingabbiano l’uomo. L’esilio è proprio ciò che questa serie chiede: una vita sicura, tranquilla, nelle abitudini, nella sottomissione al Super-io sociale, oppure la libertà, la libertà di vivere e anche di sbagliare? Così l’errore diventa non un esempio da evitare, ma un racconto pieno di una vita vissuta nella possibilità di scegliere.

L’errore è il perno fondamentale dell’essere umani. E la nostra società, sempre più social, ci costringe alla perfezione (fisica, comportamentale) definita dagli standard popolari. E non è un caso che oggi certi messaggi, apparentemente banali – come il sii te stesso – colpiscano dritto nell’anima, perché essere se stessi significa anche conoscersi, accettarsi, anche nei propri limiti.

Come sia possibile affrontare tutto questo in una web series? Anche gli ideatori hanno preso un grosso rischio, ma l’impatto è che sia riuscito qualcosa di grande. E ora stiamo tutti aspettando la seconda stagione, che è già pronta e aspetta solo di vederci pronti. O forse no: in fondo non si è mai completamente pronti.

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Testo: Michele Ragno

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