Cuore Selvaggio: trama e spiegazione del film di David Lynch

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Questo articolo rivela la trama e la spiegazione dettagliata di Cuore Selvaggio, il film di David Lynch del 1990, svelandone i significati e gli eventi descritti. Se ne suggerisce dunque la lettura solo ed esclusivamente dopo aver visto il film, e non prima, per evitare di perdervi il gusto della prima visione.

Fiammiferi accesi, sigarette consumate, rombi di motore, chilometri percorsi nel deserto su splendide auto, musica rock a tutto volume, squallide camere di squallidi motel, sesso, sangue, vomito, urina, crani fracassati brutalmente, teste mozzate che volano nell’aria, rossetti spalmati su tutta la faccia, dollari d’argento, striptease, deliri paranoidi, investigatori privati scomparsi nel nulla, gangster pericolosi quanto ridicoli, la strega malvagia dell’est che cavalca la sua scopa nel cuore della notte. La presenza di un titolo come Cuore Selvaggio nella filmografia di David Lynch potrebbe apparire peculiare a prima vista: una pellicola dai toni pulp tanto marcati da arrivare a sfociare in più punti nella commedia grottesca, un film che allo stesso tempo riesce ad essere love story e road movie deviato, tratto da un soggetto non originale (il romanzo omonimo di Barry Gifford), mentre in contemporanea lo stesso Lynch andava in onda in televisione con Twin Peaks, il suo successo più grande. Si trattava davvero dello stesso autore?

Sì, senza ombra di dubbio. In fondo l’America ritratta in Cuore Selvaggio è la stessa di Velluto Blu e Twin Peaks: ci siamo spostati dalle floride e ridenti cittadine della piccola provincia americana per approdare nel profondo sud, desolato e desertico, ma i lampi di follia negli occhi degli abitanti di queste terre sono sempre gli stessi. Cambia il mix di generi ma la materia rimane sostanzialmente identica, con una differenza: se le cittadine di provincia nascondevano il marciume sotto una facciata ipocrita e finto disneyana, questa volta ci basta un’occhiata per capire che questo nuovo mondo è marcio sia dentro che fuori.


La trama

Sailor (Nicolas Cage) e Lula (Laura Dern) sono due giovani innamorati che devono lottare col mondo che li circonda se vogliono continuare a stare insieme: la madre di Lula, Marietta (Diane Ladd, vera madre di Laura Dern) è una donna di mezza età ricca e psicopatica, che ha contatti con la peggiore criminalità organizzata (che in passato l’ha aiutata più volte a sbarazzarsi di persone scomode, come lo “Zio Pooch”, scomparso in un incidente d’auto dopo aver violentato Lula anni prima) e che non approva in nessun modo la relazione tra sua figlia e Sailor, che in passato ha lavorato come autista per il gangster Marcelles Santos (J. E. Freeman) amante della donna ed esecutore materiale dell’omicidio del di lei marito, cosparso di cherosene e dato alle fiamme tempo prima.

Marietta, che ha paura che Sailor possa essere un testimone scomodo per via di ciò che potrebbe aver visto, intende togliere di mezzo il giovane e paga un uomo di nome Bob Ray Lemon (Gregg Dandridge) per assalirlo con un coltello, ma Sailor riesce a difendersi fracassando il cranio di Bob Ray e per questo deve scontare alcuni mesi di carcere per omicidio colposo. Uscito di prigione Sailor trova Lula che, disobbedendo agli ordini della madre, è andata a trovarlo e gli ha riportato la sua amatissima giacca di pelle di serpente, simbolo della sua individualità e del suo amore per la libertà personale.

Soli contro tutti, Sailor e Lula partono per un viaggio on the road dal North Carolina verso la California (con tappe a New Orleans e nel Texas), inseguiti sia dal detective Johnnie Farragut (Harry Dean Stanton) che da Marcelles Santos ed i suoi uomini, tutti sulle loro tracce per conto di Marietta (che ha una doppia relazione sia con l’ingenuo detective privato che con il gangster). Così, mentre Sailor e Lula fanno tappa nei peggiori motel d’America, fanno continuamente sesso e consumano i pochi soldi a loro disposizione tra concerti rock e cene, Marietta (sempre più disperata e folle) scatena dietro di loro prima Farragut e poi Santos, che incaricato di uccidere Sailor preferisce sbarazzarsi prima dell’improbabile rivale in amore, che verrà rapito e ucciso da Juana Durango (Grace Zabriskie, in un’interpretazione scatenata e mai così folle) ed altri loschi individui sguinzagliati dal signor Reindeer (William Morgan Sheppard), suo amico.

Dopo aver assistito impotenti alla morte di una ragazza (Sherilyn Fenn, dal cast di Twin Peaks) in uno spaventoso incidente d’auto, i due giovani trovano una stanza a Big Tuna, Texas: mentre Lula dorme in camera, Sailor raggiunge la casa di Perdita Durango (Isabella Rossellini, di nuovo con Lynch dopo il trionfo di Velluto Blu), gemella di Juana, cui chiede informazioni su eventuali contratti tra Marietta e qualche sicario per ucciderlo. Perdita non gli fornisce alcuna informazione utile e, tornato a casa, Sailor scopre che Lula ha vomitato a terra: la ragazza non si sente tanto bene. Quella sera, nel cortile del motel, i due fanno la conoscenza del disgustoso Bobby Perù (Willem Dafoe), un ex marine dal passato losco e l’eloquio delirante. Tornati in camera Lula confessa a Sailor di essere incinta: i due sono sempre più disperati, ormai senza soldi e dal futuro completamente incerto.

Il pomeriggio successivo Bobby entra in camera di Lula quando lei è sola ed inizia a molestarla pesantemente: dall’intenso odore di vomito nella stanza intuisce che la ragazza è incinta e gli viene un’idea. Dopo aver raggiunto Sailor, Bobby lo conduce in un bar dove tra una birra e l’altra gli propone di fare una rapina in una piccola banca, facendo leva sulle sue paure per il futuro e sulla mancanza di soldi in un momento così delicato. Sailor accetta la proposta di Bobby ma non sa che quest’ultimo non è altro che uno dei sicari di Santos e Reindeer mandato sulle tracce: Bobby ha infatti ricevuto dai due un dollaro d’argento e il nome di Sailor, simbolo del suo contratto per l’uccisione del giovane. Con l’aiuto di Perdita, che Bobby dice essere la sua donna per non insospettire Sailor, i due partono per la rapina mentre Lula rimane nascosta in camera, piangendo disperata.

La rapina finisce presto in tragedia: Bobby inizia a sparare ai dipendenti della banca mentre Perdita, che faceva da autista, fugge investendo un poliziotto che l’aveva avvicinata. Sailor scopre troppo tardi di essere stato tradito da Bobby, che gli ha dato una pistola scarica, ma riesce a fuggire all’esterno e ad arrendersi alla polizia mentre invece Bobby, ferito dai colpi di pistola degli agenti, cade a terra e si auto decapita con un colpo di fucile. Arrestato e condannato, Sailor sconta cinque anni, dieci mesi e tre settimane in prigione per rapina a mano armata: uscito dal carcere trova nuovamente Lula (che ancora una volta è sfuggita agli ordini della madre, ormai decrepita) ad aspettarlo, questa volta in compagnia del loro figlioletto che non aveva ancora mai conosciuto. Dopo un attimo di esitazione, Sailor decide di abbandonare Lula e il figlio per non dare loro altri problemi ma, dopo essere stato accerchiato e pestato da una gang di strada, riceve la visita di Glinda (Sheryl Lee, l’indimenticabile Laura Palmer), la strega buona del sud de Il Mago di Oz, che gli consiglia di non fuggire più dall’amore. Illuminato da questa visione (e dalla violenta “lezione di vita” della gang) Sailor raggiunge a piedi l’auto di Lula bloccata nel traffico e dichiara tutto il suo amore alla ragazza cantandole finalmente Love Me Tender, “la più grande canzone d’amore mai scritta”.


La spiegazione e l’interpretazione

Con Cuore Selvaggio Lynch paga pegno nei confronti di uno dei film più importanti per la sua formazione, Il Mago di Oz di Victor Fleming, uscito nel 1939 e cult d’infanzia per il regista, che in questa pellicola dichiara di trovare uno dei temi a lui più cari in assoluto, il “ritorno a casa” (tema rilevante anche nella terza stagione di Twin Peaks). Lula è una versione cresciuta (ma sempre ingenua) di Dorothy Gale: durante la sua fuga con Sailor si sente inseguita dalla madre e la immagina nei panni della strega cattiva dell’est, che insegue lei e Sailor cavalcando la sua scopa volante, e dopo essere stata molestata da Bobby Perù comincia a sbattere i tacchi delle sue scarpette rosse proprio come faceva Dorothy per tornare a casa.

La madre/strega, che nel finale del film evapora da una fografia incorniciata dopo che Lula l’ha bagnata, è una presenza fissa del film e sembra osservare i due  giovani in ogni momento della loro fuga attraverso una sfera di cristallo. Questo personaggio viene reso iconico dalla grandiosa interpretazione di Diane Ladd, che riesce nel difficile compito di emergere e prevalere in una galleria di figure grottesche e costantemente sopra le righe, regalando alla storia del cinema una serie di momenti indimenticabili.

Tolti i due protagonisti (che sono comunque attraversati da ampie scariche di follia) non c’è un solo personaggio sano in questo film; dal sorriso terrificante di Bobby Perù alle teorie cospirazioniste del cugino di Lula (Crispin Glover) sembra non salvarsi nessuno (nemmeno nei ricordi) in questo mondo di pazzi, talmente ostile che persino i cartelli posti a bordo della strada recano la scritta Fuck you: l’immagine dell’America profonda che esce da questa pellicola non è mai stata così impietosa.

Elemento visivo ricorrente del film è il fuoco: fuoco che brucia fiammiferi, sigarette e corpi umani, che si fa simbolo della passione carnale sfrenata dei due protagonisti e della violenza distruttrice che li circonda. Questo è infatti il film più violento di Lynch, non il più inquietante ma sicuramente il più sanguinoso: si apre con la testa di un uomo spiaccicata su un pavimento e si chiude con una testa mozzata che vola in aria per poi aprirsi atterrando al suolo. Questa violenza arriva a generare anche effetti estremamente comici, come quando la mano mozzata di uno dei dipendenti della banca rapinata viene portata via da un cane di passaggio, in un delirio che sfiora il nonsense. Il film più violento ma, allo stesso tempo, anche quello più pop di Lynch, tra canzoni di Elvis Presley ben reinterpretate da Nicolas Cage (qui in una delle sue interpretazioni migliori) e un immaginario tipicamente americano sempre riconoscibilissimo seppur reinterpretato con una particolarissima visione. Un film indubbiamente lynchiano, ma con attorno un involucro insolito.

Cuore Selvaggio arriva nei cinema nel 1990 ed è subito scandalo: Quentin Tarantino e la sua svolta pulp sono ancora piuttosto lontani e un film d’autore con un così alto livello di sangue, violenza e gusto del grottesco è ancora in grado di generare scalpore. Con una scelta destinata a sollevare fiumi di polemiche, Bernardo Bertolucci e la giuria da lui presieduta assegnano al film la Palma d’oro al Festival di Cannes, mentre dall’altra parte dell’oceano Twin Peaks va in onda per la prima volta (non a caso il regista chiama tanti dei suoi protagonisti per questa pellicola, in ruoli brevi ma significativi) e cambia per sempre la storia della televisione: David Lynch entra nel panorama degli autori che contano, pronto ad affrontare il decennio che si sta aprendo davanti a lui e che segnerà il suo definitivo ingresso nel gotha dei più grandi cineasti della storia.

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