Virtual Insanity: il futuro raccontato dai Jamiroquai

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I Nirvana hanno Smells Like Teen Spirit, i Rage Against The Machine Killing in The Name e i Jamiroquai Virtual Insanity. Ogni band ha un brano nel proprio repertorio che funge da biglietto da visita; sintetico, esagerato forse, ma il messaggio dovrebbe essere chiaro.

Il 21 agosto del 1996 i Jamiroquai hanno pubblicato il loro singolo di maggior successo: Virtual Insanity. Un brano da discoteca “vecchio stampo”, con un funk e un pop che difficilmente potrebbe riapparire in altri repertori e nel nostro tempo. Il singolo ha raggiunto ottime posizioni in tutta Europa; soprattutto in Inghilterra (terza) e in Italia (prima). Il brano fa parte dell’album Travelling Without Moving; un viaggio senza movimento, come quello che appare nel video utilizzato per il singolo.

Un pavimento in continuo movimento e una stanza in posizione fissa; statica. Come l’inquadratura, che per l’intero brano resta fissa su Kay, il frontman della band che diletta gli “spettatori” attraverso movimenti che solo in un video potrebbero essere proposti. Impossibili insomma. Tra le tante curiosità sul video la più degna di nota è sicuramente quella relativa al sangue: a favorire il pavimento in movimento, come in ogni “marchingegno demoniaco”, ci pensa dell’olio lubrificante; elemento del set che di colpo fuoriuscì e contribuì a creare involontariamente quell’effetto sangue che Kay volle tenere assolutamente con sé.

L’intero album è stato spesso definito come un “richiamo alla disco anni ‘70” – c’è dello Stevie Wonder in tutto questo ma non è Stevie Wonder – e sinceramente non so se questo possa essere un complimento o un insulto; soprattutto considerando le atmosfere “innovative” che la band propone. Caratteristiche che richiamo un allontanamento da determinati contesti, ma in ogni caso questa è la mia impressione. Sicuramente, riproponendo a distanza di anni questo capolavoro musicale, la gente ricorderà principalmente il video e solo in seguito la canzone. È un chiaro esempio di qualcosa che funziona dal punto di vista del marketing.

Il testo invece è una creazione e una visione pessimistica della società in cui viveva la band e probabilmente in cui viviamo oggi noialtri. Una società che non cambierà mai, perché sappiamo sempre prendere ma mai dare […] è un mondo assurdo quello in cui viviamo. Un contesto pieno di individui che vivono sottoterra, con gli occhi chiusi, lontani da quei rapporti umani che contribuirebbero a valorizzare e migliore l’esistenza di ogni singola persona; attraverso quei piccoli gesti che definiremmo “diritti” del prossimo e “doveri” da parte nostra.

Futures made of virtual insanity now
Always seem to, be governed by this love we have
For useless, twisting, our new technology
Oh, now there is no sound for we all live underground

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