Francesco Guccini, Autogrill: una canzone sulle occasioni perdute

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Chi dice che nella propria vita non ha nessun rimpianto mente. Ne abbiamo tanti, spesso li archiviamo, considerandoli futili e passeggeri; ma li abbiamo. Per esempio, quante volte durante delle anonime giornate ci siamo ritrovati di fronte a un ragazzo o una ragazza, che per un motivo a noi sconosciuto, ci colpirono a tal punto da farci pensare per un momento: “adesso vado lì, trovo una scusa stupida per spezzare il ghiaccio…”; e quante volte non l’abbiamo fatto? Sicuramente sono più i pensieri lasciati al vento che quelli concretizzati. Ecco, questo è un rimpianto, soprattutto se quell’attimo ci ritorna in mente dopo giorni, mesi, anni; facendoci dire: “chissà…”

Alcuni cantautori – e son pochi – sono capaci di ricreare attraverso i loro testi questi momenti che accomunano la nostra esistenza con tutte le altre; facendoci capire che in fondo siamo tutti uguali. Chi più, chi meno. Uno dei tanti è Francesco Guccini; il professore, cantautore, scrittore originario di Modena, che da tempo ha abbandonato il palcoscenico per dedicarsi in tranquillità alla scrittura, tra le mura della sua casa di Pàvana. La poetica di Guccini in fondo è semplice, bastarda ma semplice. È capace di farti incazzare e renderti felice allo stesso tempo; con quel tocco di malinconia che magari nemmeno ti appartiene ma che provi a causa della sua immensa vena artistica.

Tornando al tema rimpianti, nel repertorio di Guccini c’è un brano che racconta esattamente quanto detto: Autogrill (1983).

Chiudete gli occhi e immaginate di trovarvi in un autogrill. Pausa caffè, andate al bancone e lì trovate una ragazza che prepara i drink, con un sorriso bellissimo e delle fossette da “film”; da pubblicità la definisce Guccini; si era innamorato. In sottofondo i TIR rombano e vanno via, simulando una vita che non è altro che un cammino, ti fermi e vai; un continuo andare. Nel frattempo però continui a osservarla, scrutando ogni particolare, senza farti vedere o mostrando per un millesimo di secondo quell’interesse che fa capire a chi hai di fronte i tuoi pensieri. E allora cerchi di far durare quel momento il più possibile, simulando magari una scena da film, inserendo un disco nel juke-box per sentirti in un “film vecchio della fox”. E poi? E poi accade quello che succede sempre: l’imminente assenza di coraggio, o forse un segnale della vita che ti vuol dire che non è quello il momento esatto, chissà; ma che comunque in quell’istante diventa una resa, una cancellazione dei pensieri precedenti, che comporteranno un: “quant’è?”; con un successivo amaro e malinconico abbandono del posto. Lasciandoti il rimpianto di quello che sarebbe potuto accadere.

Ma nel gioco avrei dovuto dirle
“Senti, senti io ti vorrei parlare…”

Esci dall’autogrill, risali in macchina, freccia e gas. Gas, quello che vorresti dare in quel momento alla tua vita, per andare avanti di anni e tralasciare quell’attimo che appare così doloroso e insuperabile; ma ovviamente non puoi farlo, dio non ci ha concesso il dono della “soluzione alla non sofferenza”, forse ci gode. E quindi niente: un’altra occasione persa o magari un problema evitato; ma è proprio questo il problema: non sapere come sarebbe andata. Arrivi a casa, “apri il cassetto dei rimpianti”, aggiungi quest’altro ed esci la sera con gli amici sorridendo; facendo il figo durante i discorsi e dicendo: “ma no, io non ho rimpianti nella vita” con una voce odiosa e fiera come quella di Clint Eastwood.

Cosa insegna il professor Guccini oggi con questo brano? Che “ogni lassata è pirduta”. E sicuramente lo farà in modenese e non in siciliano; con l’r alla francais e senza intercalare.

Ecco il testo completo.

La ragazza dietro al banco mescolava
Birra chiara e Seven-up
E il sorriso da fossette e denti
Era da pubblicità
Come i visi alle pareti di quel piccolo autogrill
Mentre i sogni miei segreti
Li rombavano via i TIR.

Bella d’una sua bellezza acerba
Bionda senza averne l’aria
Quasi triste, come i fiori e l’erba
Di scarpata ferroviaria
Il silenzio era scalfito solo dalle mie chimere
Che tracciavo con un dito
Dentro ai cerchi del bicchiere.

Basso il sole all’orizzonte
Colorava la vetrina
E stampava lampi e impronte
Sulla pompa da benzina,
Lei specchio’ alla soda-fountain
Quel suo viso da bambina
Ed io, sentivo un’infelicita’ vicina.

Vergognandomi, ma solo un poco appena,
Misi un disco nel juke-box
Per sentirmi quasi in una scena
Di un film vecchio della Fox,
Ma per non gettarle in faccia
Qualche inutile cliché
Picchiettavo un indu’ in latta
Di una scatola di té.

Ma nel gioco avrei dovuto dirle
“Senti, senti io ti vorrei parlare…”,
Poi prendendo la sua mano sopra al banco
“Non so come cominciare…
Non la vedi, non la tocchi,
Oggi la malinconia?
Non lasciamo che trabocchi
Vieni, andiamo, andiamo via…”

Terminò in un cigolio
Il mio disco d’atmosfera
Si sentì uno sgocciolio
In quell’aria al neon e pesa
Sovrastò l’acciottolio
Quella mia frase sospesa
Ed io… ma poi arrivò una coppia di sorpresa.

E in un attimo, ma come accade spesso
Cambiò il volto di ogni cosa
Cancellarono di colpo ogni riflesso
Le tendine in nylon rosa
Mi chiamò la strada bianca
“Quant’e’?” chiesi, e la pagai
Le lasciai un nickel di mancia
Presi il resto
E me ne andai.

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3 comments

  1. hai detto bene, chi non ha rimpianti su un occasione mancata? e Guccini in questo testo la descrive come meglio non si potrebbe quell’amarezza che a distanza di tempo ricompare pensando all’accaduto

  2. Bellissima canzone. Anche a me capito una situazione simile. In treno da Venezia a Milamo nell’estate dell’82. Venti anni, tanti sogni ed una splendida ragazza di Vicenza che non ho più dimenticato. Se solo avessi avuto più coraggio. Mi rimane il ricordo e le canzoni dolcemente malinconiche di Guccini…

  3. è, per me, uno dei più bei pezzi in assoluto. Di Guccini in questo caso, che adoro, da sempre. E’ così d’altronde; non si possono non avere rimpianti: sarebbe come non vivere. Sul riscatto non sono d’accordo, esistono soluzioni alla non sofferenza o quantomeno a viverla dignitosamente. E’ come dire che “Dio è morto”, si! Ma in coloro che sono già morti 🙂

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