Il Triangolo delle Bermude: le leggende e i misteri delle sparizioni

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Quando si cerca di trattare alcuni misteri che suscitano interesse e stupore nell’immaginario collettivo, è molto facile scadere nella banalità e nel ridicolo, prescindendo dall’evidenza o meno dei fatti. In questo articolo cercheremo di riassumere le principali teorie sugli eventi che hanno visto come protagonista il cosiddetto “Triangolo delle Bermude”, senza la pretesa di voler dare un quadro completamente esaustivo ed esauriente, ma nella consapevolezza che la ricerca è ancora aperta e tanti elementi devono essere ancora chiariti.

Partendo dai dati più sicuri, si può dire che per “Triangolo delle Bermude”, si intende una zona dell’Oceano Atlantico settentrionale che ha appunto la forma di un triangolo, i cui vertici sono individuati nel seguente modo:

  • vertice Nord, il punto più meridionale dell’isola principale dell’arcipleago delle Bermude;
  • vertice Sud, il punto più orientale dell’isola di Porto Rico;
  • vertice Ovest, il punto più a sud della penisola della Florida.                                      

In relazione a tale vastissima zona di mare, dalla metà del secolo scorso, nell’ambito della cultura di massa, si è diffusa l’opinione che, già dal diciannovesimo secolo, si fossero verificati molteplici eventi di scomparsa di navi ed aeromobili, al punto da denominare tale area “Triangolo maledetto” o “Triangolo del diavolo”.

Anche la letteratura si è occupata di questo mistero, soprattutto con il libro best seller The Bermuda Triangle del 1974 di Charles Berlitz, che aprì la strada al diffondersi della voce su presunti fenomeni prossimi al paranormale e agli UFO nella zona del Triangolo delle Bermude. In realtà, secondo alcuni rapporti della Guardia costiera degli Stati Uniti, la densità degli incidenti in quell’area sarebbe assolutamente nella norma e derivante da normali cause naturali e meccaniche. Ma, secondo il parere dei ricercatori dell’Università di Southampton, il motivo delle molteplici sparizioni delle navi e degli aeromobili dovrebbe essere attribuito al formarsi di onde anomale, che raggiungerebbero un’altezza di 30 metri (100 piedi) e che sarebbero formate dalla convergenza di ben tre correnti.

Secondo i dati disponibili, il numero delle scomparse sarebbe insignificante se paragonato al traffico in quella zona di mare. Il maggior numero di sciagure potrebbe essere ricollegabile ad avverse condizioni meteorologiche, di frequente unite alla debolezza strutturale dei mezzi coinvolti ed al ritardo nei soccorsi. A tale proposito, si segnala che il maggior numero di sparizioni si è verificato proprio in periodi in cui i sistemi di ricerca e di salvataggio non erano ancora sofisticati e pressocché arretrati. L’ultima nave, che può essere considerata di dimensione notevole, scomparsa in quella vasta area di mare, è stata infatti il mercantile Poet, disperso nel 1980, forse per una grande tempesta, mentre nell’epoca successiva sono sparite solo unità di piccole dimensioni, come yacht o pescherecci.

È innegabile, comunque, che la soluzione del mistero del Triangolo delle Bermude è strettamente connessa alla conoscenza che noi abbiamo del mare. In realtà il mare, definito “oceano” nella sua massima estensione, è il più grande mistero che ancora si presenta a noi abitanti della terra, nonostante ci siamo avventurati alle soglie dello spazio. Se riflettiamo bene, circa tre quinti dell’area terrestre, ovvero gli abissi profondi del mare, ci sono quasi più sconosciuti dei crateri della luna. Gli stessi venti e le onde rappresentano altri misteri nelle loro modalità di generazione e di sviluppo. E le burrasche più violente ed improvvise si scatenano principalmente in due zone geografiche: nei Caraibi e nell’Atlantico occidentale, nonché nel Mare Cinese meridionale, provocando, in alcune occasioni, ondate di immensa forza in un mare che appare calmo in altri punti, per frane subacquee o terremoti non riscontrabili in superficie e difficilmente prevedibili anche con i moderni strumenti meteorologici. Relitti di navi ed aerei scomparsi possono facilmente sparire negli abissi dell’oceano, a causa di bufere per poi essere rivelati per effetto di altre violente bufere.

La grande variabilità delle correnti ed i costanti spostamenti del fondo marino possono aver determinato il fallimento di alcune ricerche di navi ed aeroplani perduti nella vasta zona oceanica, denominata “Triangolo delle Bermude”. A ciò si aggiungono altre particolari caratteristiche sottomarine, cioè gli stranissimi buchi azzurri che si trovano tra le scogliere calcaree e tra le altre formazioni di pietra calcarea presenti in tale area geografica. Si pensa che migliaia di anni fa questi buchi costituissero vere e proprie caverne di pietra calcarea all’asciutto, che poi si sarebbero trasformati negli attuali “buchi azzurri”, quando le acque iniziarono a salire, dopo lo scioglimento della terza glaciazione, avvenuta tra i dodicimila e i quindicimila anni fa. Gli esploratori subacquei che hanno visitato questi buchi sottomarini, hanno notato che presentano una struttura più o meno simile alle caverne presenti sulla superficie della terra e che sembrano spingersi in varie direzioni. Addirittura alcuni passaggi presenti fra le grotte appaiono talmente perfetti, quasi come se fossero stati costruiti dalle mani dell’uomo. Ciò ha fatto nascere l’idea, per la verità alquanto temeraria, che negli abissi dell’Oceano atlantico, in direzione del temibile Triangolo delle Bermude, fossero sommerse le rovine della mitica Atlantide.

Gli appassionati dei misteri riguardanti il Triangolo delle Bermude hanno individuato l’esistenza di un’altra area misteriosa nello scenario oceanico mondiale, cioè una zona  a sud est del Giappone, e precisamente tra questo Paese e le isole Bonin, fra Iwo Jimaa e l’isola Marcus. Anche la fama di quest’area geografica l’ha resa pericolosa per il transito di navi e di aeroplani. Tale zona viene chiamata “Mare del Diavolo”, per la presenza di sinistri vulcani sottomarini e per il formarsi improvviso di imponenti onde di marea. Il “Mare del Diavolo” ha una caratteristica comune davvero unica con il “Triangolo delle Bermuda”: una linea in cui il nord reale ed il nord magnetico coincidono, senza la necessità di dover calcolare la posizione con gli strumenti elettronici. Sono state presentate, come derivazioni forse un po’ spinte della particolare posizione delle predette zone oceaniche, teorie che riguardano presunte deformazioni antigravità, dove le leggi della fisica e della normale attrazione magnetica non funzionerebbero nei modi consueti e da noi conosciuti. Lo studioso Ralph Barker del secolo scorso, autore di Great Mysteries of the Air, partendo dagli studi tuttora in corso sull’esistenza di particelle antigravitazionali della materia, avrebbe addirittura suggerito la presenza di materia “antigravitazionale” o “antiterrestre” incastrata in aree localizzate della terra, accennando alla possibilità che questo tipo di materia sia giunta in un passato lontanissimo sulla Terra dallo spazio siderale. Un altro studioso, Ivan Sanderson, avrebbe individuato un sistema di dodici anomalie ad intervalli di 72 gradi intorno al mondo: cinque nell’emisfero boreale, cinque nell’emisfero australe, più i due poli. Secondo lo studioso, i fenomeni del Triangolo delle Bermude sarebbero più conosciuti, soltanto per il fatto che si tratta di un’area più intensamente trafficata, mentre gli eventi delle altre zone sarebbero più sporadici, perché localizzati in posti meno conosciuti. Nella maggior parte dei casi queste aree si estenderebbero verso l’est delle masse continentali, nei punti dove le correnti calde dell’oceano che salgono verso nord, s’incontrano con le correnti fredde che scendono verso sud. In queste aree, oltre a verificarsi una considerevole collisione di correnti, sarebbero presenti anche i punti nodali in cui le correnti di superficie girano da una parte, mentre  le correnti sottomarine vanno in un’altra direzione. Questi elementi tra loro concomitanti, influenzati anche da diverse temperature, potrebbero creare vortici magnetici in grado di danneggiare le comunicazioni radio, il magnetismo, e, secondo alcuni, perfino la gravità, provocando la scomparsa di mezzi aerei e marini. A tale proposito è stato sottolineato che, poiché il nostro pianeta si regge su fenomeni elettromagnetici, il “Triangolo delle Bermude” ed altre zone, potrebbero funzionare come “grandi macchine” capaci di formare vortici nell’interno del mare e, all’esterno dei quali, oggetti materiali potrebbero essere calati  dentro o fuori altri tempi spaziali.

Il triangolo delle Bermude – una vista satellitare

Ed è risaputo che tutti gli studiosi dei fenomeni o presunti tali, verificatisi nell’area del Triangolo delle Bermude, hanno approfondito il confronto con i rapporti sugli UFO, Unindentified Flying Objects, oggetti volanti non identificati. Secondo la ricostruzione (per la verità abbastanza fantasiosa) di Spencer, nel secolo scorso, l’unica spiegazione credibile per la scomparsa di aeroplani e di navi, con tutti i passeggeri a bordo, nella zona del Triangolo delle Bermude, sarebbe attribuibile a rapimenti da parte di civiltà aliene, condivisa peraltro da un certo numero di ricercatori. Lo stesso Spencer affermava che popolazioni di altri pianeti fossero interessate a controllare il grado della nostra civiltà attuale, per motivi che non siamo in grado di stabilire con certezza. E molteplici sono i presunti avvistamenti di probabili UFO in un lontano passato, come l’estratto di Thutmosi III, faraone egiziano della XVIII dinastia, catalogato nel Museo Egizio del Vaticano, di cui riporto la traduzione:

Nell’anno 22, nel terzo mese dell’inverno, nella sesta ora del giorno, gli scribi della Casa della Vita notarono che un circolo di fuoco stava arrivando dal cielo: il suo corpo era lungo una pertica; essi si distesero bocconi, poi andarono dal Faraone a riferire la cosa. Sua maestà stava meditando su quanto accadeva allora, queste cose diventavano più frequenti di prima nel cielo, scinitillavano più brillanti del lucente sole e si estendevano fino ai limiti dei quattro sostegni del cielo.

E ancora si riporta l’infocata visione di Ezechiele, riportata nell’omonimo libro del Vecchio Testamento biblico, per alcuni da considerare come l’apparizione di un UFO, che sarebbe atterrato ed avrebbe poi preso a bordo Ezechiele come passeggero: Il turbine che viene dal nord, un viluppo di fuoco, e al centro di esso venivano quattro creature viventi. Secondo i fautori della teoria extraterrestre, nella zona del Triangolo delle Bermuda, si verificherebbero così tante sparizioni, perché in quell’area sarebbe molto alta l’opportunità di prelevare esemplari umani, per il continuo traffico di aerei e navi, nonché per il fatto che gli alieni preferirebbero evitare i contatti con le operazioni di terra e le zone densamente abitate. Alcuni teorici credono che le cosiddette visite aliene possano provenire da luoghi vicini alla Terra, e perché no proprio dagli abissi degli oceani. Una non ben identificata civiltà potrebbe essersi evoluta sott’acqua ed aver raggiunto livelli ben più evoluti di quella in superficie, preoccupandosi ben poco di quando accadeva sulla Terra.

Inutile aggiungere che questa ricostruzione è stata accostata alla mitica Atlantide, senza però specificare se si tratta del continente descritto da Platone, prima fiorente in superficie e poi inabissato, o una variante di esso che si sarebbe sviluppato soltanto sotto i mari. Ad avvalorare l’entusiasmo per Atlantide, fu la scoperta della così chiamata Bimini road, avvistata per la prima volta nel 1968 dal dottor Valentine e da alcuni pionieri sommozzatori. Il luogo si presentava come un esteso lastricato di pietre piatte rettangolari e poligonali, con una misura ed uno spessore dalle caratteristiche variabili, che suggeriva l’intervento dell’uomo. Ma la comunità scientifica ha considerato troppo poco esteso il presunto sito archeologico per attribuirlo ad una civiltà scomparsa, preferendo non approfondire e considerare le forme una mera coincidenza derivante dall’erosione dell’acqua marina.  Vi è poi l’ipotesi che gli UFO provengano da un’altra dimensione e si rendano protagonisti delle misteriose sparizioni in una dimensione diversa dalla nostra. E’ interessante notare che, pur considerando i suoi evidenti punti deboli, tale ipotesi, alla luce delle nuove teorie sulla fisica quantistica, appare molto meno fantasiosa di quando fu per la prima volta presentata a metà del secolo scorso.

In sintesi anche il mistero del Triangolo delle Bermude può essere ricondotto all’esistenza di un’unica civiltà supermondiale preesistente al diluvio universale, di cui tutte le civiltà parlano, a cominciare dal racconto mitico della Bibbia a proposito di Noè e l’arca che destinata a conservare tutte le specie di animali. Si trattava di una civiltà così progedita ed avanzata al punto da sfidare il Cielo. Gli dei, per i politeisti, e Dio, per i  monoteisti, avrebbero punito questa civiltà presuntuosa ed orgogliosa, che badava solo al progresso tecnologico e scientifico, abbandonando le riflessioni sulle problematiche spirituali e morali. Un monito significativo che può essere esteso anche a quanto sta avvenendo nella società attuale. In tutto il mondo, abbondano le leggende tramandate da popolazioni indigene che ancora dimorano all’ombra di immense rovine, la cui costruzione risulta inspiegabile per i mezzi dell’epoca e che potrebbero essere state edificate solo grazie a sistemi tecnologici sofisticati ed all’avanguardia. Si pensi alla grande Piramide di Cheope, datata con approssimazione dalla comunità scientifica, intorno al 2500 a.C., ma probabilmente molto più antica. Nonostante si cerchino di spiegare i metodi di costruzione, anche grazie a nuove scoperte tecnologiche, la progettazione dell’intera imponente piramide, l’unica delle sette meraviglie del mondo antico rimasta intatta, rimane ancora un mistero. Ed è davvero singolare il fatto che nelle antiche lingue mesoamericane siano stati individuati suoni e termini simili all’antico aramaico, al fenicio e al greco antico, come echi di un’unica civiltà supermondiale.

Il mito del triangolo delle Bermude si riferisce, pertanto, ad un insieme di eventi e di ricostruzioni  che affondano radici nella nebbia di antiche leggende, sempre rinnovate dalle angosce del nostro moderno inconscio collettivo, cercando di interpretare le anomalie di forze naturali ancora non spiegate o non spiegate del tutto chiaramente, alla luce anche di avveniristiche teorie della fisica, che stanno già rivoluzionando il pensiero tradizionale. Il Triangolo delle Bermude ci consente un viaggio verso territori inesplorati, civiltà dimenticate ed eventuali visitatori alieni, le cui motivazioni e la cui provenienza rimangono del tutto sconosciute.

Ciascuna delle teorie prospettate, naturalmente, presenta punti deboli ed alcune ingenuità di fondo. Ma quante volte, nel corso della storia, l’ideologia dominante ed accademica si è rivelata fallace, dopo una prodigiosa intuizione o dopo un’improvvisa ed inaspettata scoperta? Alla scienza ufficiale è troppo comodo liquidare le congetture sul Triangolo delle Bermude come semplici fantasie di improbabili mistici o di improvvidi esaltati. Non bisogna dimenticare che noi viviamo in un mondo dove i confini tra la scienza e la parascienza diventano sempre più labili, dove alcuni elementi considerati “magici” dagli strenui difensori del positivismo ad oltranza sono stati perfino resi accettabili nell’ambito della terminologia scientifica. Ciò ci deve far riflettere e spingerci sempre oltre l’apparenza per cercare di comprendere i misteri che ci circondano, di cui il Triangolo delle Bermude rimane uno dei più significativi emblemi.

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