Come fanno le note musicali a trasmettere emozioni?

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La musica può affondare nelle parti più intime del nostro essere, in quelle più profonde e nascoste del nostro inconscio, dove ricordi sepolti cercano la strada per emergere. Questo perché c’è una potenza evocativa nella musica, capace di suscitare immagini, esperienze e ricordi diversi in ciascun ascoltatore. Ma da cosa si origina questo potere delle note?

Innanzitutto la musica è un linguaggio e come tale ha delle regole e degli strumenti che, se conosciuti, possono essere utilizzati al meglio per trasmettere le nostre emozioni. Tutti i grandi compositori dal jazz al rock, dalla classica al blues, conoscono questa ‘cassetta degli attrezzi’. D’altronde anche per parlare dobbiamo prima apprendere i rudimenti se vogliamo comunicare ed essere capiti. E questi rudimenti sono più immediati di quanto si possa pensare.

Non c’è bisogno di entrare in tecnicismi riguardo alle regressioni armoniche, alle cadenze o all’uso di particolari intervalli, per rendersi conto, infatti, del mondo sonoro di un brano che ascoltiamo o che suoniamo imbracciando una chitarra. Se la musica suona vivace, spensierata, il modo sarà maggiore. Se percepiamo tristezza, malinconia o pesantezza, allora saremo sicuramente in un modo minore.

Ci sono situazioni dove i mondi emozionali cambiano all’interno di uno stesso brano che magari parte in tonalità minore per poi svilupparsi, nell’inciso, e diventare maggiore. Un esempio è Io vorrei… non vorrei… ma se vuoi di Lucio Battisti. Nel ritornello, quando canta “Come può uno scoglio…” l’accordo di Mi minore che ha caratterizzato la strofa diventa improvvisamente maggiore e così ci porta fuori dalla cupezza iniziale lasciandoci intravedere una speranza. Un altro mondo sonoro che può essere creato e compreso da tutti è quello relativo all’atmosfera sognante, rarefatta e di serenità che solo l’accordo di settima maggiore (o maj7, per dirla all’americana) è in grado di creare. I Pink Floyd conoscono molto bene la proprietà emotiva di questo accordo e il suo effetto su noi ascoltatori. Lo hanno impiegato spesso per aprire i loro brani sull’inciso, specialmente quelli che iniziano con strofe serrate e incalzanti. Time e Breathe sono due esempi perfetti.

Per comprendere meglio questi concetti vi invito a guardare questo video che presenta proprio questo legame forte tra emozioni e note.

Il linguaggio musicale è universale, iscritto nel nostro DNA e nelle leggi del cosmo. Non bisogna essere direttori d’orchestra o virtuosi strumentisti per avvicinarsi alla sua comprensione. La musica parla a tutti e lo fa in modo semplice. Per questo si può entrare nei segreti della teoria e dell’armonia musicale, anche con micro-lezioni video come quella che trovate qui sopra, che fa parte del progetto didattico “1 Minuto di Musica”: un viaggio tra le note alla scoperta dello spirito, delle curiosità e degli aneddoti che caratterizzano la storia della musica. Un modo nuovo di raccontare la musica, senza che l’emozione per un ascolto o la voglia di suonare si perdano.

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