Rocco Schiavone: un vicequestore umano

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In Italia abbiamo sempre vissuto con l’ombra di Montalbano, nell’ambito del poliziesco. Male che andava, si poteva assistere a spettacoli riguardanti distretti di polizia, caserme di carabinieri improbabili e situazioni scientifiche sui canali generalisti. Ma l’invenzione del poliziotto all’italiana, in senso narrativo, come un uomo completo e sempre alla ricerca di una crescita personale, lo si deve ad Andrea Camilleri che negli anni ’90 è riuscito, prima con i romanzi e poi con gli sceneggiati tratti da essi, a delineare un protagonista che potesse essere simpatico al lettore, ma allo stesso tempo realistico, se non reale: Salvo Montalbano.

Un eroe, forse. Uno di quegli eroi che vivono nelle strade quotidianamente, con orgoglio ma allo stesso tempo con una tempra molto forte. Una relazione a distanza, qualche amore fugace e un contorno che si delinea sempre di più, sulla linea che è condotta dai romanzi.

Dopo di lui, molti ci hanno provato. A dire la verità, anche prima. Ma mai nessuno era riuscito a trovare la quadra per creare un personaggio che facesse breccia nel lettore o spettatore che sia.

Ci è riuscito Antonio Manzini, un ex attore di fiction e sceneggiatore di diversi film di successo (e qualitativamente buoni) quali Il siero della verità e Come Dio Comanda, entrambi tratti da soggetti di Niccolò Ammaniti.

Manzini pubblica nel 2012 qualche racconto prima e il primo romanzo poi che narra le vicende di Rocco Schiavone, vicequestore mandato per punizione ad Aosta che si trova a lavorare su casi di volta in volta sempre avvincenti e soprattutto umani.

Con una scrittura cinematografica e decisa, Schiavone è narrato in un modo semplice che però irrobustisce ancora di più il potere del personaggio stesso. Un uomo di mezza età, romano verace, vedovo di moglie, con la quale spesso si ritrova a parlare, in esilio per motivi imprecisati (che verranno svelati nel corso dei romanzi) in quella fredda città quale è Aosta.

Quattro amici che ancora abitano a Roma e vivono di attività illegali e alcuni poliziotti fanno da corollario alla storia che si dipana sempre in una linea sia verticale sia orizzontale.

La stessa fiction tratta dalla serie, Rocco Schiavone appunto, e mandata in onda su Rai2 è una delle migliori opere di fiction televisiva prodotta negli ultimi anni. Un po’ per la forza del personaggio, interpretato magistralmente dall’ottimo Marco Giallini, che lo caratterizza anche con quel suono della voce profonda che ha, un po’ per la bravura di Isabella Ragonese nel ruolo della moglie e degli altri attori che compongono il cast.

Ma soprattutto uno dei lati positivi è il fatto che non si cade mai nella comicità gratuita di cui spesso i prodotti televisivi sono pieni. L’umorismo c’è, ma è figlio della narrazione che riesce ad unire la richiesta dello spettatore nella scoperta di un colpevole non banale nella banalità della vita e l’emotività che esprime un vice-questore che è agli antipodi di ciò che dovrebbe significare il suo ruolo.

Quasi il contrario di Montalbano, un anti-eroe.
Un anti-eroe buono.

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