Il Lato Positivo: un film sulla risalita dell’uomo

David O.Russell, oramai nella cosiddetta età della ragione, e nonostante il suo carattere come dire “bellicoso” (celebre la sua scazzottata con Clooney durante le riprese della pellicola sulla Guerra del Golfo Three Kings) è da anni ormai che riesce a dare un contributo importante al cinema americano. Nel 2012 lo fa prendendo spunto dall’opera prima letteraria di Matthew Quick L’orlo Argenteo delle Nuvole, titolo ammaliante ed elucubrativo che ha dato anche il nome inglese del film. Purtroppo però i distributori ed editori italiani, hanno quasi sempre da ridire su titoli che non rispettano il piattume riservato alle nostre librerie e sale cinematografiche, tanto da convertirlo in entrambe le versioni (a loro dire) ad un titolo più appetibile per il pubblico: Il Lato Positivo.

Il soggetto è Pat, un uomo che ha perso tutto, affetto da disturbo bipolare. Il libro di Quick può definirsi a tratti epistolare, in quanto in alcuni capitoli si affida molto alle lettere scambiate da Pat e Nikki/Tiffany, a differenza dell’opera portata sullo schermo, in cui alla carta viene data minore importanza. Quello che il regista Newyorkese accomuna con l’opera precedente (The Fighter) sono le vicissitudini familiari oltre che del protagonista. Anche in questo caso, il ruolo principale doveva finire nelle mani di Mark Wahlberg, mentre alla fine è stato Bradley Cooper a offrire lo spessore giusto, consacrandolo alla versalità, un po’ come Mattew McConaughey. A differenza però del Wahlberg assillato da una madre possessiva, questa volta troviamo uno degli attori migliori della storia del cinema nel ruolo del padre del tormentato Pat: Robert De Niro. L’attore Premio Oscar, anche se in ruolo minore, offre la sua sempreverde esperienza, tanto da ritrovare O.Russell anche in American Hustle e Joy.

Il senso di temporaneità che attraversa Cooper, ripensando alla sua vita passata, è marcato da riprese con la shaky camera, una tecnica che fa ben percepire allo spettatore una sensazione di smarrimento, così come lo stesso stato d’animo di Pat. Va detto che se c’è qualcosa che possiamo imparare dalla pellicola è la percezione della normalità. Cos’è la normalità? Quali sono i canoni che la stabiliscono? La verità è che nessuno conosce la risposta, rifugiandosi come i vicini di casa della famiglia Solitano in giudizi affrettati e dita puntate sul “pazzo del quartiere”. Pat di questo se ne infischia e mette le basi per la sua nuova vita, senza le piccole e grandi menzogne che ci raccontiamo, raccontandole anche agli altri per tirare a campare nella buia ipocrisia.

Tutto il cast merita i complimenti, dal ruolo più piccolo, alla Lawrence, che supportata da una fantastica Jacki Weaver, si conferma sempre di più star Hollywoodiana per eccellenza, riuscendo a vincere l’Oscar come migliore attrice protagonista. Un piccolo plauso viene concesso però anche a Chris Tucker, attore conosciuto ai più per la trilogia con Jackie Chan di Rush Hour, ma che ha avuto piccoli ruoli anche in Jackie Brown di Tarantino e nel poco apprezzato film di Ang Lee, Billy Lynn – Un giorno da eroe. Nonostante le poche pellicole all’attivo e la secondarietà dei ruoli, percepisce un compenso pari ad attori più quotati come Brad Pitt e Will Smith.

In definitiva il regista rimescola stati d’animo e patologie, scavando negli angoli nascosti dell’esistenza e cercando il punto d’incontro tra sconforto e idillio, inserendoli in una storia dal sapore surreale, ma che certamente funziona. Il carattere del film è accarezzato da una modulazione strana, naïf a suo modo, rivelandoci un tema molto spesso ignorato come il bipolarismo, facendoci riflettere anche sulle piccole manie e fobie di noi tutti.

La colonna sonora è affidata ad un abitué del cinema che conta come Danny Elfman. Il compositore Losangelino ha lavorato spesso con registi del calibro di Tim Burton, Gus Van Sant e Brian De Palma, che nel film viene supportato da pezzi classici, stile Motown come My Cherie Amour di Stevie Wonder, (tenetela presente, ma per nessun motivo fatela ascoltare a Pat!), Dave Brubeck e gli Alabama Shakes. Per i fan del folk/rock puro, è d’obbligo soffermarsi sul brano scritto da Bob Dylan ed interpretato insieme a Johnny Cash: Girl from the north county.

L’amalgama dei brani risulta equilibrata e per nulla eccessiva, se per caso qualche cantautore nostrano riuscisse a mettere in musica l’intera opera si penserebbe certamente al duo artistico Battiato/Scalambro in un caos ordinato a cui il maestro siciliano ci ha abituato addirittura prima che emergessero così apertamente i disturbi della personalità, accentuati da un mondo che corre a mille all’ora ma che non sa proprio dove arrivare. Anche per questo motivo approfondirlo è d’obbligo.

 

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