Rammstein: i testi e i significati di una band che stupisce sempre

Posted by

Una fiammata nell’oscurità. È così che iniziano i loro concerti ed è questo che sono i Rammstein. Salgono sul palco e il mondo intero va a fuoco, mentre una forza inarrestabile si sprigiona dalle tastiere, dalle chitarre, dalla batteria. E quando i sei escono dalla scena lasciano posto ad una luminescente cecità che nel buio più assoluto stordisce e disorienta. Che li si ami o li si odi, i Rammstein non lasciano mai indifferenti.

Atterrano sulla scena musicale nei primi anni ’90, sovvertendola e plasmandola di volta in volta a seconda delle proprie esigenze. Senza celare l’influenza delle band affini che li hanno preceduti, assemblano metal, industrial rock ed elettronica in una nuova formula ribattezzata da loro tanz metal, o metal dance che dir si voglia. L’atmosfera creata dalle tastiere è sempre ipnotica, cupa, l’impatto dei riff di chitarra violento, il martellare della batteria è quello di un’incudine battuta con veemenza e il tutto è retto dalla profonda e rauca voce da baritono di Lindermann.

L’originalità dei Rammstein si ritrova però nella loro parte più tradizionale, quella saldamente legata al folklore e all’identità tedesca. È sempre stato troppo semplice confondere il loro attaccamento alla madrepatria per simpatie filo-naziste, tanto che è facile perdere il conto delle accuse che li son state rivolte e che son sempre state prontamente smentite: i sei Rammstein a petto nudo e il fiore sullo sfondo nella copertina del primo album Herzeleid rappresenterebbero la purezza della razza ariana, la pronuncia alveolare della r da parte di Till Lindermann ricalcherebbe il modo di parlare di Hitler, per non parlare poi delle azioni violente che le loro canzoni avrebbero ispirato o addirittura del video di Stripped, cover dei Depeche Mode, che utilizza i filmati delle olimpiadi del ’36 in Germania!

La componente teutonica è espressa soprattutto sul piano letterario-linguistico. Non è casuale infatti che alla lingua inglese, abusatissima in ambito metal, abbiano privilegiato l’uso del tedesco. Inoltre, il canto si avvale della tecnica dello Sprechstimme, affermatasi con Wagner e Schönberg, un modo di cantare che è più un declamare, infondendo particolare enfasi alle parole più significative. Un modo questo anche di resistere all’americanizzazione a cui la Germania fu soggetta dopo la caduta del muro di Berlino. L’uso della madrelingua permette, grazie ad una maggiore padronanza della stessa, di piegarla alla ricerca di nuovi significati, di ambiguità ed ironia. Frequente è, infatti, l’uso di giochi di parole, figure retoriche, metafore e doppi sensi. Ma non è solo questo ad attirare l’attenzione sui testi, ci sono anche i temi scomodi e inusuali. Amore, solitudine e dolore non sono che la punta dell’iceberg della loro produzione, sotto la superficie si celano violenza, sesso, morte, necrofilia, cannibalismo, incesto, stupro e chi più ne ha più ne metta. Non è innegabile che si divertano anche a scandalizzare il pubblico, ma il tentativo di scandagliare l’animo umano e la psicologia perversa dell’uomo, con tutti i suoi desideri più oscuri e ancestrali, mostra l’influenza che il romanticismo tedesco esercita sulla band.

È centrale in questo senso il concetto del sublime, dell’orrore e del pericolo che attraggono e affascinano l’uomo, che si ritrova visivamente anche in tanti video: la natura maestosa e allo stesso tempo crudele di Ohne Dich o lo sconosciuto affascinante ma mortale di Du richest so gut. I testi più forti dei Rammstein, i più veri e i meno vigliacchi secondo la band, sono quelli che raccontano in prima persona episodi di violenza ed è quindi il meccanismo del sublime a scattare e a tenere le cuffie incollate all’orecchie nonostante la repulsione che generano (in Mein Teil è l’assassino stesso che racconta la gioia del mangiare carne umana. Il brano è ispirato alla vicenda di Armin Meiwes che, tramite un annuncio su internet, trovò un uomo che acconsentì all’essere ucciso e mangiato).

Altro concetto chiave per comprendere la poetica dei Rammstein è quello di Sehnsucht, al contempo nostalgia, malinconia e desiderio ardente, ma frustrato verso qualcosa che non si può raggiungere. Oltre alla canzone e all’album omonimi, quest’atmosfera si ritrova in tante canzoni, soprattutto nelle loro ballate più belle come Amour, Stirb nicht vor mir e Nebel.

Elementi del tipico immaginario romantico, con numerose incursioni nel gotico, sono disseminati in tutta la discografia e videografia dei Rammstein: villaggi fuori dal tempo e dalla civiltà, freddi castelli medievali, sterminati boschi in cui si annidano orrori di ogni tipo e forma e mostri come lupi mannari e vampiri che corrompono l’anima buona dell’uomo (già prima di Stoker e del suo Dracula, Goethe e E. T. A. Hoffmann avevano trattato la figura rispettivamente in Die Braut von Kotinth e Vampirismus).

Come tanti compositori del periodo romantico, quali Schubert, i Rammstein attingono a piene mani dalla letteratura, riproponendo in musica e in chiave moderna le opere di autori come i fratelli Grimm, Goethe e Hoffmann.

I fratelli Jacob e Wilhelm Grimm, linguisti e filologi, sono considerati oggi padri della germanistica. È dalle loro ricerche e dalla catalogazione di vecchie leggende e saghe popolari tedesche ed europee che nascono i libri di fiabe per l’infanzia presenti in ogni casa. Eppure quando i due fratelli iniziarono questo lavoro le fiabe non erano passatempi per bambini, ma narrazioni che dovevano intrattenere tutta la famiglia raccolta intorno al focolare domestico. Quelle che oggi sono storie della buonanotte nascono come racconti sanguinari costellati da raccapriccianti vendette, faide intestine, famiglie distrutte dall’odio, stufati di tenera carne di bambino, vasche stracolme di sangue e membra squartate, necrofilia e vizi perversi. Già sul finire del ‘700 vi era chi riteneva necessario depurare le storie da questi dettagli macabri, ma i fratelli Grimm si opposero strenuamente ad ogni tentativo di censura, edulcorando soltanto i contenuti sessuali più espliciti. Le fiabe erano infatti dei riti di passaggio che rappresentavano, esagerandole, tutte le difficoltà, i sentimenti e le situazioni negative che si devono affrontare nella crescita. In Mein Herz brennt rivivono tutte le paure che popolano l’infanzia, con demoni, spiriti e voci, più tradizionalmente riassunti nella figura del Sandman che disturba i sonni dei più piccoli.

La più citata tra le fiabe dei Grimm è sicuramente Biancaneve. La vicenda della più bella del reame è scissa nelle sue componenti tra tre canzoni: per prima viene Mein Teil sul cui menù è riproposta la ricetta della Regina che fece cucinare sotto sale i presunti organi della rivale. In Hereite Mich un uomo continua ad amare e desiderare il corpo della moglie morta, proprio come il principe che si innamorò della fanciulla ammirandone il cadavere giorni dopo la morte tanto da portare via con sé la bara. Nel video di Sonne, invece, Biancaneve è una donna lussuriosa, schiava dei suoi stessi vizi e che perciò irretisce i sei nani interpretati dai membri della band.

Questo tipo di femme fatale si ritrova nella letteratura mondiale di tutti i tempi e se ne hanno diversi esempi anche nel periodo romantico, basti pensare alla Lulù nata dalla penna di Frank Wedekind e alla Lorelay di Heine. Discende da queste figure anche Rosenrot. Il brano richiama soltanto nel nome la fiaba Schneeweißchen und Rosenrot dei Grimm, dove due sorelle riescono grazie alle loro buone azioni a salvare un principe da una maledizione che lo imprigionava nella pelle di un orso bruno. Quella dei Rammstein si ispira più precisamente alla poesia Heidenröslein (Rosellina della landa) scritta nel 1771 da Johann Wolfgang von Goethe, anche se con esiti ben diversi. Nella lirica originale un giovane scorge nella brughiera una rosellina e ne rimane incantato tanto da volerla cogliere. Il fiore lo avverte però: non voglio che tu mi colga e se lo farai ti pungerò, di modo che penserai sempre a me. Ignorando gli avvertimenti, il ragazzo coglie il fiore venendo punto e sarà così costretto a sopportare quel dolore. I Rammstein trasformano il fiore in una ragazza capace di ottenere tutto ciò che desidera. La loro Rosenrot attrae per la sua bellezza, ma la dolcezza e l’innocenza che emana sono ingannevoli e capaci piegare il volere degli uomini al proprio. I suoi desideri sono però più pericolosi delle spine di una rosa e portano alla morte dello sfortunato innamorato.

Tra le liriche più famose della sterminata produzione di Goethe figura anche Der Erlkönig, il Re degli Elfi, una creatura malvagia che infesta le foreste del folklore nordico e, come una sirena, conduce i viandanti alla morte ammaliandoli con la sua voce. Nella poesia del poeta tedesco, infatti, un padre cavalca nella notte per portare a casa il figlio malato. Nei deliri della febbre il bambino sente una voce che lo chiama a sé e vede una figura che si muove al loro fianco. Il padre spiega questi fenomeni come inganni delle foglie, della nebbia e degli alberi. Quando il bambino grida di esser stato colpito da questa creatura, il padre cavalca più veloce, ma quando arriverà il bambino sarà già morto nelle sue braccia. In Dalai Lama i Rammstein mantengono l’episodio praticamente invariato, ma il tutto si svolge a bordo di un aereo, intrecciandosi con il tema dell’album Reise Reise, quello dell’incidente aereo del volo 123 della Japan Airlines in cui morirono 520 persone nel 1985.

È più tarda rispetto agli anni in cui viene circoscritto il romanticismo l’opera di Heinrich Hoffmann, famoso psichiatra che si ritrovò quasi per gioco nelle vesti di scrittore. Nel 1844 Hoffmann regalò a suo figlio per Natale Der Struwwelpeter, Pierino Porcospino, una raccolta di filastrocche scritte da lui e che dovevano esortare il piccolo a rigare dritto. I protagonisti di queste canzoncine sono infatti bambini maleducati o poco diligenti che a causa delle proprie malefatte finiscono per fare una brutta fine. La raccolta fu poi pubblicata e divenne il libro per bambini più letto in Germania dopo quelli dei Fratelli Grimm. Hilf Mir, contenuta in Rosenrot (2005), mantiene immutata la filastrocca La tristissima storia degli zolfanelli in cui una bambina, ignorando i consigli della madre, muore bruciata giocando con dei fiammiferi. La canzone utilizza lo stesso humor nero che rese Hoffmann celebre, insistendo drammaticamente sul fuoco che lambisce la bambina e sull’attrazione fatale da lei provata.

L’influenza che l’arte tutta ha sulla band non si esaurisce in questi pochi esempi, limitati al romanticismo. Martin Opitz, Bertol Brecht, Gottfried Benn, Brahms e Haydn rivivono nei testi e nella musica dei Rammstein, che lasciano terrorizzati e al contempo stupiti, come un’improvvisa fiammata nell’oscurità.

Rating: 4.8/5. From 5 votes.
Please wait...

Comment

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.