La Camera Elettronica di Enrico Mereu e il piacere del crossover

Pascal diceva che tutta l’infelicità degli uomini deriva da una sola causa, dal non sapere starsene da soli, in una camera. Era la sua filosofia dovuta alle sue esperienze e aveva ragione, ma c’è anche chi dentro una camera sa starci benissimo. Un esempio perfetto è Enrico Mereu, un cantautore italiano classe ’92, un ragazzo che ha trovato nel suo “rifugio” un mondo più grande ed intenso di quello esterno, che gli ha donato molta più felicità e voglia di vivere di quella che possiamo immaginare.

Enrico è un musicista romano che – attualmente – non ha vincoli con case discografiche, un nuovo arrivato secondo la concezione consumistica attuale, ma un musicista “puro” secondo il ramo indipendente. Nella sua cameretta ha vagato molto, tra synth e chitarre ha esplorato le sperimentazioni di Frank Zappa, l’ambient all’avanguardia di Brian Eno, la noise music di Mike Patton, senza tralasciare l’ambiente che lo circondava, dal rock duro senza peli sulla lingua di Vasco Rossi alla sensibilità di Piero Ciampi. Quel luogo intimo che per molti non è altro che una tana, per Enrico è stato il luogo in cui – “scomodamente”, come dice lui stesso, ma con tanta passione – è nato il suo primo album: Camera Elettronica.

Un lavoro che nasce da mezzi di fortuna, dalla fusione del mondo digitale quello con quello analogico, con la primitività che si trova in una qualunque cameretta di un venticinquenne. L’album, disponibile dal 30 settembre 2018, è il primo lavoro in studio per il cantautore romano e vede il contributo di Jacopo Muratori negli arrangiamenti delle chitarre. Il giorno della sua uscita, Enrico ha pubblicato sul proprio canale YouTube il lavoro completo accompagnato da un lungo piano sequenza girato nel quartiere Quadraro di Roma. Poco più di trenta minuti di passeggiata, il tempo di far conoscere al mondo la sua creazione, la sua vita, la sua immensa cultura musicale racchiusa in dieci tracce.

“Un giro per il Quadraro con un pianosequenza, imbevuto in immagini da VHS, tra romanità, casette basse, cortiletti e parchetti, acquedotti e tunnel, piccole realtà commerciali attive o abbandonate, graffiti, monnezza, strade strette, parcheggi sui marciapiedi e memorie di un tempo… un museo cittadino a cielo aperto, un posto che ho lasciato fisicamente mesi fa, ma che porterò sempre con me. Sperando che ne rimanga qualcosa anche a voi.”

Enrico esce di casa, finalmente ha completato il suo lavoro e può tornare nel mondo esterno. Una chitarra elegante che fa pensare a Clapton lo accompagna con i suoi bending durante i primi tre minuti della sua passeggiata ed introduce Hostaria, la traccia che aprirà la sua opera homemade. E poi avanti di influenze popolari con lo SKA giamaicano di Ego Ska, il brano che introdurrà una delle perle di quest’album: La Vampira. Nel 2018 una delle cose più comuni tra i cantautori – giovani e non – è l’immensa influenza che arriva dal passato e soprattutto dal presente che impone. Enrico con questo lavoro ha dimostrato che ancora esiste gente che fa ciò che ama, che riesce a sfruttare in modo impeccabile ogni sfumatura raccolta dai “grandi” senza cadere mai sul banale. Si è svincolato dalle imposizioni del presente concentrandosi soltanto su sé stesso, su quello che davvero vuole e ama.

Il piano sequenza finisce con un brano che ha trovato perfettamente il suo posto nel mondo, nel suo, nella cameretta: Estranea. Quattro minuti di synthwave, un genere musicale influenzato dai videogames e dalle soundtrack dei film anni ’80 (pensate alla Nightcall usata per il film Drive e capirete che intendiamo), mischiate abilmente con sonorità proprie del grunge. Insomma, impeccabile in tutto, non poteva esserci finale migliore per un piano sequenza musicale.  Il tutto…(s)comodamente da casa.

La passione e lo studio da musicofilo\musicologo verso svariati generi musicali mi hanno reso un ascoltatore-creatore. Le collisioni che creano realtà distinte fra loro nel tempo e nello spazio, quali possono essere la musica d’autore italiana, il rock internazionale, l’estetica pop e quella del bedroom producer elettronico nell’era del web 3.0, mi hanno indotto a far confluire il tutto in un disco di 10 brani, seguiti per intero dall’ideazione alla finalizzazione, dalla distribuzione alla promozione, (s)comodamente da casa.

camera_elettronica

Ascoltatelo con le luci spente o accese, con le cuffie o senza, come preferite voi. Un lavoro del genere non ha un suo ambiente prediletto, sta bene ovunque ed è adatto a chiunque, in ogni situazione, ad ogni ora del giorno e della notte, anche al di fuori della vostra camera elettronica.

Enrico Mereu
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Camera Elettronica è in streaming su
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Testo: Manuel Vieni

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