Christopher Lee: l’imperituro volto del Male nel cinema

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“Tu non conosci il verso che emette un uomo che viene accoltellato alla schiena. Io sì.”

Con queste parole Christopher Lee si rivolgeva a Peter Jackson sul set de Il Signore degli Anelli, durante le riprese di questa scena, lasciando senza parole il regista neozelandese.

Recordman indiscusso per numero di personaggi iconici della letteratura anglosassone portati sul grande schermo, Sir. Christopher Frank Carandini Lee nasce nel quartiere di Belgravia, a Londra, il 27 maggio 1922 da un’importante famiglia italo-inglese: il padre Geoffrey Trollope Lee è colonnello del King’s Royal Rifle Corps mentre la madre è la contessa Estelle Marie Carandini di Sarzano, discendente diretta della stirpe di Carlo Magno (il Castello di Sarzano si trova a Casina, comune del quale Lee era cittadino onorario, in provincia di Reggio Emilia). In seguito al divorzio dei genitori, il giovane Christopher si trasferisce in Svizzera, a Wengen, dove frequenta le scuole e scopre la passione per il teatro: il suo primo ruolo sul palcoscenico è quello di Rumpelstiltskin, il malvagio folletto della fiaba dei Fratelli Grimm. Tornato a Londra, dove la madre sposa il noto banchiere Harcourt George St-Croix Rose (lo zio di Ian Fleming, futuro autore di James Bond), Lee comincia a muovere i primi passi nell’alta società, arrivando ad incontrare il Principe Feliks Jusupov ed il Gran Duca Dimitri Pavlovich Romanov, gli assassini di Grigori Rasputin (che lui stesso interpreterà anni più tardi).

Non particolarmente portato per le materie scientifiche, inizia a studiare il greco antico e il latino al College di Wellington, ma non porta a termine gli studi a causa della bancarotta in cui incorre il patrigno. Durante l’estate del 1939, nel pieno di un soggiorno in Francia, si ferma brevemente a Parigi ed assiste alla pubblica esecuzione del condannato a morte Eugene Weidman, ultima esecuzione per ghigliottina della storia francese. Nello stesso anno, con l’esplosione della Seconda Guerra Mondiale, si arruola come volontario nell’esercito finlandese contro l’Unione Sovietica, ma insieme agli altri volontari inglesi non ha la possibilità di scendere direttamente in battaglia. Le cose cambiano nel 1941, quando entra nella prestigiosa Royal Air Force ed inizia ad esercitarsi come pilota: a causa di un problema al nervo ottico è per lui impossibile pilotare un aereo da guerra, quindi decide di ripiegare sui servizi di intelligence della stessa RAF.

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Christopher Lee da giovane

È qui che inizia la parte più misteriosa della sua vita, perché è in questo periodo che Lee entra a far parte del SOE (Special Operations Executive), una letale organizzazione militare britannica nota anche come “L’esercito segreto di Churchill” o “The Ministry of Ungentlemanly Warfare”, specializzata in attività di raid, spionaggio, sabotaggio e ricognizione speciale, in parole povere tutte le più pericolose attività belliche possibili. Dopo essersi distinto sul campo tra Nord Africa, Malta e Sicilia, nel 1943 Lee comincia a risalire l’Italia combattendo le truppe nazifasciste a fianco della Resistenza. Giunto a Roma incontra il cugino della madre, l’antifascista Nicolò Carandini, futuro ambasciatore italiano a Londra, che di lì a poco lo incoraggerà ad intraprendere la carriera di attore cinematografico. Alla fine della guerra, grazie alla sua perfetta conoscenza di francese, tedesco, spagnolo ed italiano, viene chiamato a far parte del Central Registry of War Criminals and Security Suspects, in cerca dei criminali di guerra nazisti ancora in fuga.

Conclusa la carriera militare si spalancano per Lee le porte del cinema: ottenuto un contratto di sette anni con la Rank Organisation, inizia a recitare nel 1948 in ruoli sempre più importanti in pellicole avventurose o ricche d’azione. Raffinato intellettuale che non disdegna le incursioni nell’occulto (legge volentieri libri sulla magia nera e sul paganesimo) Lee è un grande appassionato di letteratura horror e fantasy e, una sera del 1956, ha un rapido ed emozionante incontro in un pub con uno dei suoi scrittori preferiti in assoluto: il professor J. R. R. Tolkien, autore della sua amatissima trilogia del Signore degli Anelli. Il successo mondiale è alle porte: nel 1957 inizia il lavoro con la storica Hammer Films, in quel momento specializzata in film horror di grande successo, ed il primo ruolo significativo ottenuto da Lee è quello del Mostro nel film La Maschera di Frankenstein di Terrence Fisher (probabilmente il regista più importante della sua vita); la consacrazione arriva l’anno successivo, sempre con Fisher, grazie a Dracula il Vampiro. Elegantissimo, sensuale e feroce assassino, il Dracula di Lee è il vampiro definitivo: per la prima volta nella storia del cinema ha i canini affilati ed il volto sporco di sangue, aggiungendo il tocco finale al modello già lanciato da Bela Lugosi.

Da quel momento in poi Lee è una star: alto un metro e novantasei, voce profonda e sguardo glaciale, il suo destino come cattivo per eccellenza è segnato: per tantissimi anni il suo volto al cinema sarà il volto del Male. È impossibile elencare tutti i ruoli coperti da lui nei due decenni successivi con la Hammer: sarà Dracula altre otto volte (fino al 1976, arrivando a detestare profondamente il ruolo), Sherlock Holmes, Mycroft Holmes, La Mummia, Fu Manchu, Rasputin e Lucifero, per non parlare di tutti i ruoli originali scritti appositamente per lui, quasi sempre nella parte del villain. Insieme ad altre due icone leggendarie come Peter Cushing e Vincent Price, Lee è tra le massime istituzioni del vecchio cinema horror, quello meno disturbante rispetto a ciò che sarebbe arrivato di lì a pochi anni, ma reso comunque immortale dalle straordinarie interpretazioni dei suoi protagonisti, che spesso avevano grandi background teatrali alle spalle. In Italia ha invece modo di lavorare per ben due volte col grandissimo Mario Bava, regista che ricorderà sempre con enorme simpatia, nei film Ercole al centro della terra (dove interpreta il perfido Lico) e La Frusta e il Corpo (nei panni del fantasma del sadico Kurt).

Tra i ruoli più importanti interpretati negli anni ’70 vi sono invece quello di Lord Summerisle nel particolarissimo The Wicker Man del 1973 (film amatissimo da Lee, citato nel 2016 dal videoclip animato di Burn The Witch dei Radiohead); quello del celebre Francisco Scaramanga, nemesi di James Bond (Roger Moore) in Agente 007 – L’Uomo con la pistola d’oro del 1974 e quello del capitano nazista Wolfgang von Kleinschmidt nell’esilarante 1941 – Allarme a Hollywood diretto da Steven Spielberg nel 1979.

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Durante gli anni ’80 Lee continua a recitare con grande ritmo e, anche senza prendere parte a film imprescindibili, ma ha la possibilità di lavorare ad Hollywood senza rimanere imprigionato nel genere horror, cosa che vuole evitare ad ogni costo. Sempre in quel decennio riesce inoltre a sviluppare la sua passione per il canto, incidendo alcune colonne sonore.

Negli anni ’90 è ormai una leggenda vivente, tanto che sono numerosi i registi importanti che lo corteggiano per piccoli apparizioni, tra i quali segnaliamo Joe Dante (Gremlins 2), John Landis (The Stupids) e naturalmente Tim Burton (Il mistero di Sleepy Hollow). È in quel periodo che Lee stringe una profonda amicizia con Johnny Depp, l’unico attore dell’ultima generazione che riesce ad apprezzare per la versatilità, considerandolo un vero e proprio erede spirituale: anni dopo sarà infatti un enorme piacere per lui interpretare il padre di Willie Wonka nel film Charlie e la Fabbrica di Cioccolato. Nel 1998 interpreta quello che ritiene il ruolo più significativo della sua carriera, quello di Muhammad Ali Jinnah, fondatore del Pakistan, per il film Jinnah: per prepararsi al ruolo passa diverso tempo a studiare la cultura islamica, rimanendone profondamente affascinato.

All’alba del nuovo millennio la carriera di Christopher Lee incontra una nuova e inaspettata ventata di popolarità grazie al genio di Peter Jackson, che gli affida il ruolo dello stregone Saruman nel suo monumentale adattamento de Il Signore degli Anelli. Unico membro del cast ad aver conosciuto il professor Tolkien di persona, Lee accetta il ruolo con entusiasmo e regala una delle performance più ispirate della sua intera carriera. A 79 anni è di nuovo popolare presso una nuova generazione, anagraficamente lontanissima da quella che lo aveva consacrato, con un ruolo mai interpretato prima: è un record assoluto per un attore. L’anno successivo conferma il trend grazie ad un altro grande pioniere del cinema moderno come George Lucas e al suo nuovo film Star Wars: Episodio II – L’attacco dei Cloni, nel quale è il malvagio Conte Dooku: il villain più nobile e dalla gestualità più teatrale dell’intera serie, l’unico personaggio della saga ad eseguire un saluto da scherma con la spada laser prima di iniziare a duellare.

Per nulla intenzionato a smettere di recitare (continua a lavorare volentieri con la coppia Burton/Depp, con Peter Jackson e addirittura con Martin Scorsese) a partire dalla metà degli anni 2000 Lee scopre una nuova passione per la musica metal, che lo porta prima a collaborare con gli italiani Rhapsody of Fire e con i Manowar e poi ad incidere addirittura due concept album di Symphonic metal dedicati alla figura di Carlo Magno (dopotutto lui ne è discendente) ed una serie di Ep. Sul finire del 2013, all’età di 91 anni e mezzo, infrange un nuovo record storico come cantante più anziano ad entrare nella Billboard Hot 100 (con un dignitosissimo ventiduesimo posto) grazie al suo singolo Jingle Hell, rielaborazione heavy metal di Jingle Bells.

Poco dopo aver compiuto 93 anni, Sir. Christopher Lee si spegne il 7 giugno 2015, lasciando in eredità al mondo una storia personale straordinaria, una filmografia gigantesca di 280 titoli, un ricordo indelebile nel cuore di svariate generazioni di spettatori e soprattutto un grande esempio professionale per gli aspiranti attori di tutto il mondo. Un uomo ed un attore d’altri tempi, eclettico, che ha saputo attraversare numerose epoche del cinema senza mai perdere un grammo del proprio carisma e delle proprie capacità, mantenendo sempre intatta la voglia di percorrere nuove strade.

Cover image: Artwork by Apfeistrudel (DeviantArt)

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