Frank Zappa contro il sistema: l’esibizione shock dei Grammy 1967

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Frank Zappa e i suoi Mothers Of Invention si esibirono nella nona edizione dei Grammy Awards e la loro performance lasciò pochi dubbi ai presenti su quanto potesse essere corrosiva e oltraggiosa la loro presenza al Waldorf Astoria.

Non fu esattamente una serata tra innamorati quella del 14 febbraio del 1967: a New York si teneva la cerimonia di consegna dei Grammy e San Valentino preferì non manifestarsi, anche perché sul palco erano previsti i Mothers Of Invention e il loro spigoloso leader.

Freak Out!

Frank Zappa era da anni nella scena scena underground e solo dopo innumerevoli tentativi era riuscito a trovare un contratto discografico per sé e il suo gruppo di colorati e strani musicisti.

I concerti di Zappa e dei Mothers Of Invention erano happening in cui la musica si fondeva con invettive contro il sistema, graffianti prese di posizione e pura avanguardia, tutto riversato poi in Freak out!, pubblicato nel 1966.

L’album aveva rivelato al mondo il genio irridente e visionario del suo autore, concentrato a mettere in risalto con il suo sarcasmo beffardo tutte le crepe e le le storture della società statunitense.

Il disco doppio (il secondo della storia dopo Blonde On Blonde di Bob Dylan, che lo precedette di poco nei negozi) era un concept-album (e in questo Zappa riuscì a ottenere il primato) in cui Frank Zappa raccontava di una forza superiore e autoritaria che coordinava la massiccia penetrazione della televisione nella vita degli americani e ne favoriva il costante imbarbarimento progressivo.

Nonostante Freak Out! non avesse raggiunto lusinghiere posizioni in classifica e le radio non mettessero i brani in scaletta, i Mothers Of Invention ottennero finalmente quella visibilità che Zappa aveva a lungo inseguito e riuscirono a trovare svariati ingaggi per le loro esibizioni dal vivo.

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Frank Zappa e i Mothers Of Invention

L’invito per la successiva edizione dei Grammy Awards di New York appariva come il giusto suggello di un progetto musicale così ambizioso e imponente, anche se l’ingessato palco che premiava la musica americana sembrava avere poco in comune con il sardonico Zappa.

I Grammy Awards

Gli Oscar della musica (il cui nome era mutuato dalla forma a grammofono del premio) erano nati nel 1957 e la prima edizione fu tenuta nel 1959: a vincere nelle categorie principali fu il grande Domenico Modugno, che se la dovette vedere con Perry Como e Frank Sinatra.

L’irruente ingresso degli anni ’60 cambiò profondamente lo scenario musicale e i Grammy faticarono spesso a stare dietro alla vitalità espressa dalla variopinta scena pop: per non apparire troppo legati ai soli risultati commerciali, i capi delle principali case discografiche decisero di creare un riconoscimento apposito che valorizzasse anche quelli puramente artistici, spesso scansati dal mercato.

Tra i tanti dischi pubblicati nel 1966, Freak Out! coniugava perfettamente lo spirito del nuovo premio: pessimi risultati di vendita, ma altissima qualità compositiva. Fu così che i Mothers Of Invention ebbero in sorte di essere invitati al Waldorf Astoria e di esibirsi di fronte all’ignara platea, che non sapeva a cosa andasse incontro.

L’esibizione di Frank Zappa

La velleità di riconoscere i meriti artistici di un album da parte dell’Industria musicale fu colto da Frank Zappa come un disperato tentativo di grattare un pò di credibilità e di “nuova verginità” a discapito di qualche band vogliosa di ottenere visibilità.

Quello che a chiunque poteva sembrare alla fine uno scambio più che equo e normale (il classico “do ut des”), e che in dei conti non sarebbe dispiaciuto al grande businessman che risiedeva dietro il volto aguzzo e baffuto del chitarrista, finì per diventare motivo di profonda irritazione: lui non sarebbe stato al gioco e, piuttosto che rifiutare l’invito, decise di sfruttarlo per dare una strigliata al borioso pubblico dei Grammy.

L’esibizione dei Mothers venne preceduta da quella di Woody Herman e la sua band, che eseguirono in apertura della serata Satin Doll: quando toccò a loro, Zappa mise subito in chiaro con quale atteggiamento aveva deciso di accettare l’invito, scaraventando tutto il proprio sdegno sulla platea.

Dopo aver esordito con qualcosa tipo per tutto l’anno voi fabbricate questa robaccia e poi, una sera l’anno, vi tocca ascoltarla e aver proseguito con “siete capaci solo di produrre solenni idiozie e quindi, per venirvi incontro, ci metteremo al vostro livello“, Zappa e i Mothers si misero a suonare Satin Doll, accompagnando la propria performance con la distruzione sul palco di svariate bambole, i cui resti venivano poi gettati sul pubblico.

Gli organizzatori dei Grammy furono sconcertati dall’aggressività dello spettacolo offerto e non si fecero pregare per rilasciare dichiarazioni al vetriolo contro i Mothers Of Invention e il loro leader, che si fece scivolare addosso ogni attacco.

Tra i presenti l’unico che si divertì e apprezzò l’esibizione fu John McClure, boss della divisione musica classica della Columbia, che a fine serata propose a Zappa di passare alla sua etichetta quando si fosse stancato di incidere album per “la casa discografica di merda” con cui aveva firmato.

Nel web non esistono documenti, video o riprese online di quella serata. La storia è stata raccontata da Neil Slaven nel libro Electric Don Quixote – The Story of Frank Zappa. Un estratto del passaggio originale del libro che racconta quella serata è consultabile qui e nell’anteprima del libro offerta da Google Books.

Frank Zappa avrebbe continuato il suo percorso musicale fatto di sperimentazioni sonore e beffarde provocazioni, stazionando spesso lontano dai primi posti delle classifiche: ma, d’altra parte, il successo commerciale non sarebbe mai stato il suo obiettivo.

Gli organizzatori dei Grammy Awards pensarono bene di evitare ulteriori inviti nell’immediato e Zappa dovette aspettare più di vent’anni per ricevere un altro premio. Da quel che si sa, però, la seconda volta andò meglio: nessuna bambola subì mutilazioni.

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Luca Divelti scrive storie di musica, cinema e tv su Rock’n’Blog e Auralcrave. Seguilo su Facebook, Twitter e Telegram.

 

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