Il Miracolo di Niccolò Ammaniti: l’orgoglio di una serie tutta italiana

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Negli ultimi anni c’è stato un ingente investimento da parte dei colossi televisivi sulla serialità italiana. Un genere che se prima era rinchiuso un po’ in se stesso, con toni buonisti e popolari nelle fiction targate Rai e Mediaset, ha avuto un aumento di popolarità e di qualità, con l’entrata a gamba tesa di Sky prima e Netflix poi.

Proprio la rete di Murdoch ha portato avanti un discorso molto importante, spesso ispirato a storie vere quanto a romanzi. Se una delle prima serie tv importanti prodotte è stato Romanzo criminale, è con Gomorra che il successo mondiale è stato raggiunto, anche grazie a importanti prove di recitazione di giovani attori e alla regia sempre ben curata e particolare di Stefano Sollima.

Ha spiazzato così a inizio 2018 quando Sky Italia ha annunciato di essere in fase di produzione di una serie tv scritta e diretta da Niccolò Ammaniti, uno che viene definito da molti come uno dei migliori scrittori della sua generazione. Diverso, lontano dal cliché italiano. Molto pulp, tarantiniano, grottesco. Romanzi di lucida poesia e realismo che a volte si intrecciano con elementi sovrannaturali e spiazzanti hanno fatto la storia della sua narrazione.

Lo stesso avviene anche per Il miracolo, una serie dove si prendono gli stilemi, i buoni sentimenti, le virtù dell’Italia odierna e si ribaltano completamente, anche grazie ad una storia che se non è realtà, narra l’attualità in un modo preciso e nitido.

Tutto parte da una statua della Madonna di due chili, scoperta nel covo di un boss mafioso, che piange nove litri di sangue l’ora, ininterrottamente, andando contro ogni spiegazione scientifica e fisica.

Intorno a questa statua si muovono diversi personaggi, tra cui il primo ministro italiano alle prese con un referendum molto importante e la sua famiglia, un sacerdote che è l’antitesi di qualsiasi prete abbiate mai visto in televisione e i membri di una squadra del GIS dei Carabinieri.

Inoltre vi è anche la storia di un ragazzino e di suo padre in un paesino del Sud Italia, che in fondo è la fotografia di un qualsiasi paesino italiano dove tutti si conoscono e tutti vedono.

Nonostante non sia un regista, Ammaniti mette al servizio della storia tutta la sua sapienza e la sua conoscenza del saper costruire una storia avvincente e mai banale. Con la sua scrittura che è sempre stata molto cinematografica, fa sfociare la sua arte in un campo diverso ma che è attiguo in qualche maniera al suo mondo e rende il tutto più avvincente anche alla scelta di una colonna sonora che prende in prestito una certa musica di rock elettronico sperimentale e allo stesso tempo i grandi successi degli interpreti italiani.

Il miracolo non sarà la storia che rivoluzionerà le serie tv, ma sicuramente è un progetto che in un periodo dove questo genere di produzione sta aumentando a dismisura – abbassando però anche di molto la qualità – riesce a mantenere una sua credibilità e un suo punto di vista. Dimostrando che anche in Italia si può osare e girare determinate cose che fino a poco tempo fa si pensava troppo lontane dalla nostra cultura per essere accettate.

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