Quando “Philly” Elvis salì sul palco con Bruce Springsteen: una storia rock

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Se non è stato “inventato” da Elvis Presley, sicuramente il successo del rock lo si deve a lui, che è riuscito a unire il blues, il country e una buona dose di soul con uno stile che lo ha reso una rockstar immortale.

Tra tanti artisti che ha influenzato, uno sicuramente è Bruce Springsteen che fin dai primi album era considerato come l’unione tra Bob Dylan e lo stesso Elvis. E durante la sua lunga carriera, il Boss ha avuto anche la possibilità di incrociare la sua strada con il Re del Rock.

Siamo a Philadelphia, è il 19 ottobre 2009, Bruce Springsteen si sta esibendo durante il suo tour americano al Wachovia Spectrum. A metà scaletta fa, come suo solito, una cover. Questa volta è una cover proprio di Elvis: All Shook Up.

Comincia a suonare, trainando la band, e ad un certo punto vede nel pubblico un uomo vestito da Elvis, un uomo che pare stralunato, divertente, folkloristico. E lo chiama sul palco. “Come on, Philly!” gli urla.

E l’Elvis di Philadelphia sale sul palco, continuando a cantare, supportato magistralmente dalla E Street Band. Quando però per l’emozione dimentica le parole della canzone, si volta verso Max Weinberg, batterista della E Street, e con un cenno comincia a cantare Blue Suede Shoes. Springsteen rimane spiazzato, ma continua a suonare e sorride con Max e con Nils Lofgren, chitarrista.

Successivamente, riconsegna il microfono a Bruce, sentendosi nominare ufficialmente “Philly” Elvis, l’Elvis di Philadelphia.

Raccontato anche nel documentario Springsteen and I del 2013, questa è nient’altro che la storia di Nick Ferraro, un uomo dalle lontani origini italiane (suo nonno, Joe Ferraro, era originario di Cosenza e partì per l’america quando aveva 12 anni) che regala il suo talento per far divertire le persone negli ospedali, con le imitazioni che una sera ha la fortuna di cantare con uno dei suoi idoli.

Ciò che avvenne quella sera non è stato frutto esclusivamente del caso. È lo stesso Nick a raccontarcelo, in un’intervista rilasciata ad Auralcrave:

“Da quando ho visto Bruce Springsteen, ho sognato di esibirmi con lui sul palco. Ho sempre pensato che se mi fossi travestito da Elvis e fossi stato abbastanza vicino sul palco, mi avrebbe chiamato e il mio sogno si sarebbe avverato.

Quella sera io e mia moglie abbiamo avuto la fortuna di essere esattamente davanti al palco. Tutti coloro che mi erano vicini speravano con me che il Boss mi chiamasse. Bruce ha iniziato dicendo “Siamo onorati dallo stesso Re”. Ha iniziato a suonare All Shook Up. All’inizio pensavo che non mi avrebbe portato su, poi ha smesso di cantare mentre la band continuava a suonare e ha detto “Come on up King”. Al momento pensavo: “Oh mio Dio succederà davvero”. Ventimila persone sono impazzite quando Bruce mi ha regalato il microfono! Così ho iniziato a muovermi e fare la rockstar e incitare Bruce a fare un assolo.”

La cosa che più colpisce di quella sera, immortalata nel video qui sopra, è quello sguardo con Max Weinberg e l’inizio di Blue Suede Shoes:

“Quando Bruce ha cominciato con l’assolo mi sono ricordato che quella canzone non ha alcuna parte solista, quindi ho fatto retromarcia e ho guardato Max per fargli sapere che stavo per fare qualcosa così mi avrebbe seguito. La E Street non ha fatto una piega nel seguirmi in Blue Suede Shoes, anzi sono abituati ai cambiamenti nelle scalette. Sono veramente dei grandi musicisti. Le persone spesso mi chiedono come abbia fatto ad esibirmi davanti a tutte quelle persone. In realtà, la cosa più difficile per un intrattenitore è esibirsi davanti a una stanza vuota.”

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