Perché il successo di Young Signorino è uno specchio amaro della nostra società

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Ormai lo si può definire un soggetto sociale dalla concreta rilevanza, non solo all’interno del panorama musicale italiano odierno ma in generale come fenomeno dei nostri tempi, dopo aver spopolato all’interno dell’orda dei propri fans. Il nome è noto a tutti: Young Signorino, nome d’arte di Paolo Caputo.

Finora sono piovute quasi soltanto critiche, molto spesso caratterizzate da un atteggiamento intriso di conservatorismo nei confronti di valori e categorie interpretative che ormai, in questo scenario di decadenza culturale (e dunque sociale), sembrano aver smarrito la strada di casa. Uno smarrimento che però fa capo a una crisi storica che ha posto le sue basi su una totale trascendenza – intesa come violenta negazione – di un approccio al pensiero critico. E sulla scia dello sbiadirsi di questa coscienza critica si è innestata l’inconsapevole tendenza a non pensare con criterio la realtà che ci circonda, con tutti i fenomeni sociali e culturali che comportano variazioni e cambiamenti. L’uomo si ritrova in una posizione passiva di fronte al perpetrarsi delle contraddizioni culturali del tempo. E la domanda che sorge è se comprende la sua condizione o meno.

Su questa generale tendenza di a-criticità del pensiero che si è diffusa nel tessuto sociale, tra la gente con un’età compresa tra 15 e i 27 anni, si è istituita la via del successo di Young Signorino, che solo con il testo di Mmh ha ha ha ha registrato più di 17 milioni di visualizzazioni su Youtube, diventando così una figura famosa di cui, nel bene o nel male, tutti parlano. L’analisi da condurre di fronte a un fenomeno come Signorino non è di carattere morale, poiché porsi in tali termini nei confronti di un fenomeno contradditorio come questo farebbe sfociare nel ridicolo qualsiasi analisi. La questione che abbraccia il fenomeno si espande dal concetto di creazione dell’opera d’arte in sé, con rapporto di intenzionalità e in-intenzionalità intrinseche ad essa, fino ad arrivare alla sfera economica e ai presupposti sociali che hanno spinto un successo così grande. Un’analisi di carattere strutturale, gli ha dato modo di attecchire.

Tatuaggi unicamente sul volto, tagli di capelli anomali e strani, individuo giovane che ha già trascorso esperienze atipiche come il coma farmacologico attraverso il quale ha cercato di trovare una molteplicità di personalità, un tutto che fa capo alla caratteristica che più ha influenzato il pubblico, ovvero, che si presenta come il figlio prediletto di Satana. Tutte caratteristiche e dati che tessono le trame di un’identità mediatica, generando denaro per chi lo sponsorizza, ma offrendo allo stesso tempo un impatto violentissimo sulla folla che lo segue senza decostruirlo, fermandosi a quel velo di Maya che separa il pubblico dalla reale entità del fenomeno Signorino.

Molto spesso a riguardo si notano interpretazioni che cercano di promuovere il prodotto lodandolo come novità intrisa di intelligenza creativa, ma probabilmente è questa la via che più ostacola l’obiettività nei confronti di un fenomeno che avrebbe dovuto avere una dimensione solo marginale, e che invece è emerso fuori dal buio dell’anonimato a cui molti altri sono destinati per sempre. Ma su questo è meglio non concentrarsi: è un’utopia moralistica che ci allontana dall’analisi diretta del fenomeno.

Signorino ha tutto il successo che manifesta (e che spesso merita) perché le folle di cui si serve hanno bisogno della novità che stana la loro sete di cambiamento. Si professa come l’erede di Marilyn Manson, però non si percepisce nell’effettivo lo stesso scandalo generato dall’impatto che a suo tempo aveva Manson sulle folle. Manson veniva percepito come un “problema” in quanto lo rappresentava veramente e intenzionalmente. Signorino invece può risultare simpatico, divertente, nelle fondamenta dei suoi testi e dei suoi movimenti pilotati e razionali non vi è l’inquietudine che genera Manson con i suoi testi e l’oscurità di quel mondo a cui inneggiava. In Signorino non vi è nulla di tutto questo, perché il suo impatto genera tutt’al più una curiosità, che porta a seguirlo senza percepirlo come una minaccia.

Con Manson la differenza è abissale, perché le continue allusioni a Satana, ad entità demoniache, a pulsioni paranormali, legate a una dimensione estetica che lo riuscisse a porre sulla stessa scia di Satana, lo rendevano un pericolo per le folle. Signorino non è Manson sia nei contenuti sia nella forma, basta soffermarsi su un esegesi dei suoi testi per comprendere che da una parte promuove il nulla. Lo vedi, per esempio, nel video di Dolce droga brandire un carciofo e dire pubblicamente che la droga di cui parla è quel carciofo, ma poi nell’effettivo qual è il suo messaggio? L’ecologia? Il sano mangiare? Far confondere chi lo ascolta? Cosa vuole realmente dire ai suoi fans? A questo si aggiunge che, dall’altra parte, vi è una società molto più piatta rispetto a quella che si inquietava e si impauriva di fronte a Manson.

Jan Mukarovsky, docente e critico d’arte cecoslovacco, si è interrogato sull’opera d’arte scindendo all’interno di essa due aspetti: da una parte essa è segno, dall’altra è funzione. L’opera d’arte, qualsiasi sia la sua entità (musicale o letteraria), ha la natura di segno in quanto rappresenta il rapporto dell’autore con la realtà con la quale dialoga e pone anche il fruitore dell’opera in una posizione dialettica con quella realtà (Mukarovsky, 1973). Su questo aspetto Signorino è riuscito, poiché ha voluto portare gli ascoltatori dentro il suo mondo nichilista fatto di drammi esistenziali. Siamo sicuri che poi nella sua produzione artistica c’è quell’intelligenza razionale e creatrice (molto più riscontrabile in Manson) che dà sfogo ad un’apertura dell’opera d’arte verso la molteplicità di interpretazioni? Siamo sicuri che la produzione artistica di Signorino è un qualcosa che artisticamente e culturalmente ha qualcosa di concreto da dire? O dobbiamo soltanto rimanere nella convinzione che il suo modo atipico e “nuovo” di esprimersi è una geniale novità di questo sistema definito post-moderno?

Sono queste le domande di fronte a un’artista che fondamentalmente è troppo giovane per insegnare qualcosa sulle catastrofi esistenziali che un individuo attraversa durante la vita. Dunque, si sfocia nell’aspetto economico del fenomeno sociale in sé, per dar luce a delle risposte esaurienti. L’identità creata da Signorino rappresenta prevalentemente denaro, poiché tra le visualizzazioni, gli ascolti su Spotify e quant’altro, si scorge in lui un potenziale di natura economica. In effetti è proprio così, ed è su questo livello che si può individuare il carattere di funzione che ha in questo caso l’opera d’arte.

La funzione riguarda il rapporto che intercorre tra l’opera e la società. Il problema risiede nella società su cui fa presa il fenomeno Signorino. Quest’ultimo ha saputo sfruttare concretamente il sistema odierno della comunicazione che abbraccia il mondo, basato su un meccanismo che promuove i prodotti e il loro successo in base a dati numerici e di profitto che vengono rappresentati dalle visualizzazioni che nei vari social vengono registrate. L’astuzia di Signorino (o di chi per lui) sta in questo, ovvero nell’aver costruito un’identità che riveste quella dimensione di funzione dell’opera d’arte, che è funzione estetica, in quanto quei tatuaggi, quei capelli, quel vestiario insolito alimentano lo scalpore e lo stupore visivo di questa identità particolareggiata e creata su una razionale e voluta follia inesistente.

I suoi testi non asseriscono nulla di nuovo poiché, parlando di droga, follia e dimensioni psichiche malate, rientrano in quella dimensione del messaggio che Roman Jakobson ha definito come referenziale, ovvero, una dimensione che porta il messaggio a denotare cose reali senza aggiungere nulla di nuovo. Una dimensione, questa, molto simile alla logica che aleggia intorno ai giudizi analitici a priori di Kant che, per l’appunto, si riferiscono a quei giudizi sulle cose che tendono ad affermare soltanto ciò che di quel qualcosa è già noto.

Dunque, Signorino, non dice nulla di nuovo, però questo aver alimentato un’identità che rappresenta una rottura con il “normale” ha generato un fenomeno virale che ha raggiunto il successo mediatico immediato. Una società evoluta ha il compito di alzare il livello di categorie di interpretazione del reale per giungere all’essenza dei fenomeni, chiamiamoli pure “sociali”, come Signorino, poiché soltanto in virtù di un approccio volto ad arrivare al profondo della questione si può rispondere ai quesiti. Il successo di un qualcosa rappresenta sempre la risposta alla domanda di una società e ciò deve tenere in allarme chiunque si scandalizzi. Anche se lo si può reputare ignorante o stupido, chiunque si approcci al problema Signorino sbaglia ad armarsi di giudizi di qualità, poiché al fine di una decostruzione bisogna, prima di tutto, chiedersi il perché vi sia un successo così elevato per un soggetto artistico così appariscente e provocatorio.

La questione deve partire da una critica nei confronti di un sistema sociale che tende a promuovere le cose in virtù del concetto di una “novità” presunta. Benedetto Croce, scriveva nel Breviario di estetica di quell’altissimo concetto di cosmicità nell’arte, che nella rappresentazione artistica si percepisce come il respiro dell’intero cosmo:

[…] ogni schietta rappresentazione artistica è in se stessa l’universo, l’universo in quella forma individuale come l’universo. In ogni accento di poeta, in ogni creatura della sua fantasia, c’è tutto l’umano destino, tutte le speranze, tutte le illusioni, i dolori, le gioie, le grandezze e le miserie umane; il dramma intero del reale, che diviene cresce in perpetuo su se stesso, soffrendo e gioiendo. […] (B. Croce, 1913).

Nell’intenzionalità dell’opera d’arte si innesta la rappresentazione dell’universo con tutte le sue contraddizioni, con tutti i suoi drammi e con tutte le miserie dell’umano che costituiscono, come tessere di un mosaico, il mondo barbaro di cui ci serviamo per giungere alle lucide analisi sul divenire. Signorino rappresenta un astuto e abile sfruttatore del sistema di cui fa parte, ma rappresenta anche quella miseria dell’umano che una volta localizzata dovrebbe fungere da motore per un processo di autocoscienza. Un’autocoscienza che aiuta questo mondo, promotore di fenomeni che rappresentano più lo sviluppo che il progresso, a fuoriuscire da una condizione non basata sulla mancanza di criticità generale.

A suo tempo, Croce non evidenziava una fondazione rigorosa del sistema di interpretazione che porta l’uomo a scorgere la totalità nell’opera d’arte, ma evidenziava quanto nelle rappresentazioni artistiche e nell’intenzionalità dell’autore si incarna la visione del mondo. Su questa visione crociana dell’arte si può inserire il concetto di “apertura” dell’opera d’arte (Umberto Eco, 1962), in quanto essa diventa un’universo di possibili interpretazioni volute dall’autore. Nel caso di Signorino non si sa nell’effettivo se vi sia così tanta dedizione verso l’arte e verso la sua funzione, da far sì che diventi volutamente oggetto di studio sociologico e semiotico. Probabilmente, con la sua predisposizione verso tematiche che fanno scalpore, come droga e pazzia, non conoscerà le analisi qui citate riguardo l’arte, ma allo stesso tempo, sicuramente senza consapevolezza, ha fatto da specchio a un mondo che accetta e normalizza l’esistenza di tali cose, restando nell’assoluta “barbarie” intellettuale.

Dunque, il cambiamento non dovrebbe consumarsi nell’annientamento di fenomeni come Signorino, poiché forse questi potrebbero in qualche maniera risultare come un monito per chi si accinge a rifletterci sopra. Il cambiamento dovrebbe avvenire precedentemente, a livello antropologico e psicologico. Tra le folle che oggi lo acclamano, dovrebbe rimanifestarsi una mutazione antropologica dal sapore pasoliniano.

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4 comments

    1. E’ interessante perche’ l’artista propone una soluzione nichilista, involutiva, contro tutti i modelli commerciali ed estetici in uso. Il nome, il linguaggio, la gestualita’ suggeriscono un ricerca a ritroso di un punto zero da dove poter ricostruire se stessi, anche a costo di perdersi nel nulla. Vengono persino negati i bisogni primari.

      1. Lo hai letto l’articolo?
        No perchè io ammetto che ci ho capito poco, ma il succo di quello che ho capito è:
        Signorino è moneygrabber, sfrutta semplicemente il sistema per fare soldi, però diviene INCONSAPEVOLMENTE artista, perché mette in luce una società che lo reputa un cantante e lo ascolta pure, segno di una decadenza culturale e accettazione di qualsiasi cosa anche la peggiore purché sia “interessante” giustificandola come stai facendo tu dandogli dei meriti che non possiede(come dice più volte signorino è il vuoto, non esprime nulla gioca sulla stravaganza)

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