Lucio Dalla, Ayrton: una canzone che oltrepassava il limite

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Le canzoni nascono per caso. Spesso la loro nascita è paragonabile ad un bisogno fisiologico, un modo per sentirci liberi, per sfogarci, quasi come un’urgenza. Nel caso di Ayrton fu proprio così, fu tutto frutto di un’urgenza di Paolo Montevecchi, un uomo che non lo conosceva personalmente, ma che restò colpito dalla notizia della sua morte e dalle interviste in cui Senna parlava del suo rapporto con Dio. Gli bastò una penna, un foglio di un corriere, e l’aver visto quell’intervista. Una canzone che oltrepassava il limite”: questa fu la frase pronunciata da Montevecchi dopo aver messo l’ultimo punto al brano, e il motivo per cui decise di conservarla gelosamente senza farla mai ascoltare a nessuno.

Il brano, come tutti sappiamo, è famoso grazie all’interpretazione di Lucio Dalla. Ma una cosa che non tutti invece sanno, è che quel brano, così perfetto per lo stile di Lucio, non era destinato a lui.

“Il caso volle che avessi con me una busta con il materiale audio e video del brano. Originariamente quel materiale era destinato ad un’altra persona, ma per caso suonai il campanello dell’ufficio di Lucio Dalla in via D’Azeglio, in un tardo pomeriggio di settembre del 1994 e lasciai ad un impiegato la busta contenente la mia canzone su Ayrton Senna. La mattina del giorno seguente l’editore della Pressing di Lucio Dalla, entrò in ufficio ed urtò inavvertitamente la pila di buste pervenute in quella settimana, facendole cadere a terra. La mia busta, essendo l’ultima arrivata era la prima in alto, posata al di sopra di tutte le altre e cadendo a terra si aprì facendo uscire il mio materiale audio e video. Il testo della canzone era scritto sul retro della copertina e catturò immediatamente l’attenzione dell’editore, che dopo averla ascoltata la fece ascoltare anche a Lucio Dalla nel giro di poche ore. Lucio Dalla mi telefonò intorno alle 13,30 del giorno stesso e fu una sorpresa assolutamente inaspettata.”

Montevecchi alla redazione di formulapassion

Questo è l’inizio della storia di Ayrton, di Ayrton Senna, e della prima traccia del nuovo album di Lucio: Canzoni (1996). Il brano, scritto e composto da Montevecchi, nasce inizialmente con il nome “Circo”. Venne cambiato da Lucio Dalla dopo aver chiesto il consenso a Paolo e alla famiglia di Ayrton, la stessa famiglia che si mise a piangere dopo aver sentito la voce di Dalla e le frasi del brano. Sembrava che Ayrton fosse lì a parlare con loro.

Il mio nome è Ayrton e faccio il pilota
E corro veloce per la mia strada
Anche se non è più la stessa strada
Anche se non è più la stessa cosa

L’intensità di Dalla, l’elegante testo di Montevecchi, l’assolo di Portera e gli effetti sonori inseriti, hanno permesso la nascita di un capolavoro così intenso da farci rivivere gli ultimi giri di Senna nel circuito di Imola. Il brano inizia con un rombo di motore in sottofondo accompagnato dal pianoforte di Dalla, e continua così fino alla “fine del primo tempo”, all’assolo di Portera, introdotto da alcuni battiti cardiaci e dalla frase “e io ho chiuso gli occhi”.

L’ultimo giro della sua ultima gara sul circuito della vita.

“La morte si, è la fine del primo tempo, e quando muore un grande come Ayrton è veramente la fine del primo tempo. Poi ne comincia un altro che non ha più fine: il secondo tempo, l’eternità.”

Lucio Dalla

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