City of God: un doloroso spaccato sulla vita nella favela

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La Città di Dio, in portoghese Cidade de Deus, è un bairro (un quartiere) situato nella zona ovest di Rio de Janeiro. È una favela e lì ci vivono Buscapé e Dadinho. Sin da piccoli giocano assieme agli altri bambini e sanno che in quel luogo, da quando apri gli occhi, impari che non esistono regole, ma solo criminalità, omicidi, rapine. Impari che quella è la quotidianità, che devi farci i conti fin da subito se vuoi sopravvivere, e soprattutto che non devi mai pestare mai i piedi ai capi malavitosi vigenti.

Così ognuno cerca la propria strada in quel buco di mondo in cui sono capitati. Buscapé vuole a tutti i costi diventare un fotografo, e difatti comincia con una semplice macchina fotografica a fermare immagini di amici, uscite in spiaggia, momenti felici. Dadinho, invece, sin da piccolo manifesta il desiderio impulsivo e terribile di diventare un delinquente, ma non uno qualunque. Desidera diventare il padrone della Città di Dio, un temuto criminale. Nel suo intento ci riesce, comincia ad uccidere senza pietà assieme a pochi disperati e all’amico Bené chiunque si trovi in mezzo ai suoi piani, chiunque abbia una parvenza di potere in città. Comincia a farsi un gruppo sempre maggiore, ma più che altro di gente che chiede la sua protezione, per timore dello stesso o per vendicare qualche delitto, e che formano la sua banda. In tutto questo Dadinho, che in seguito prende il nome di Zé Pequeno, è circondato da un evidente alone di follia, irrefrenabile, sempre assecondato dai componenti della banda, che lo incitano e che farebbero di tutto per lui. Comincia la scalata al potere attraverso il narcotraffico e varie guerre tra bande.

Così è delineato l’ambiente che il regista Fernando Meirelles vuole raccontarci. Un resoconto delle sanguinarie battaglie che si sono susseguite tra gli anni Sessanta e Ottanta in alcune favelas del Brasile. Ci spara in un mondo che non è il nostro, un mondo che in Europa non può esistere e che neanche è immaginato probabilmente. La vita in una favela brasiliana, la crudeltà, la morte, la droga e la paura sono sempre presenti. Una vita in cui un gesto errato, una parola in più, uno sguardo alla persona sbagliata possono costare molto caro. Odio e vendetta creano di continuo un circolo vizioso interminabile, dall’inizio alla fine della storia, ma che in realtà non finirà mai. Ottenere del potere, uccidere per mantenerlo finché non verrà qualcun altro a prenderlo versando il tuo sangue. La vita non vale nulla, anzi è posta allo stesso livello di una gallina che corre per la strada.

Buscapè in questo orrore cerca comunque di costruirsi un futuro, ma soprattutto un presente. Ci si butta a capofitto con la sua macchina fotografica, scatta immagini forti, immagini di omicidi, violenze. È il fotografo perfetto per un giornale che vuole saperne di più sulla guerra tra bande, una persona che è dentro a questa vita più di chiunque altro. Le riprese dinamiche del film, le sequenze veloci, la camera a mano combinate con i sorrisi, i pianti, le urla, i momenti di gioia della popolazione della favela creano un caotico susseguirsi di emozioni, tra cui molta ansia e stupore, perché non sai mai chi rimarrà in piedi.

Gli attori non sono professionisti, alcuni di loro provengono proprio dalle favelas di Rio. Interpretano i personaggi, che sono realmente esistiti, attraverso le sensazioni vissute sulla loro pelle, le emozioni, le paure e così riescono a definire nel film dei caratteri forti e allo stesso tempo pietosi, in cui i bambini non hanno infanzia, ma si credono subito uomini, commettono omicidi per diventare subito grandi, rapinano, violentano. Non cercano un lavoro: secondo la loro coscienza, quella non è mai la strada da intraprendere, ma la soluzione più facile e redditizia è quella della vita da criminale, sin da quando se ne hanno le capacità, ovvero da quando si entra in possesso di un’arma. Lo spaccio e l’illegalità sono tutto, riempiono le loro giornate e la loro anima in un corpo che non vale nulla. Il denaro e la corruzione schiacciano come formiche chiunque ci si addentri cibandosi delle loro vite.

Il film è tratto dall’omonimo romanzo di Paulo Lins ed è stato presentato fuori concorso al 55° Festival di Cannes nel 2002. Dopo l’incredibile successo ne è stata tratta anche una serie TV e la pellicola City of Men, che dovrebbe essere un seguito ideale delle vicende avvenute nella Città di Dio.

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