Luigi Tenco, che mai trovò il suo posto nel mondo

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Fotografare la realtà delle cose. Fissare un piccolo dolore, cercarne la radice, la soluzione. Prestare le parole di ogni giorno alle canzoni. È questo che ha fatto Luigi Tenco, quando ha scavato nella (sua) intimità perché la sua vita non restasse un’occasione intentata. Di fatto, i suoi pezzi più sofferti hanno la capacità di raccontare verità universali, pur restando nitidi fermo-immagine di fatti, sensazioni, sentimenti personali, intimi.

Quello che ha fatto Tenco è stato indagare la vita oltre la vita, abbattere ogni superficie per cercare la verità oltre gli stereotipi. Con un vocabolario colloquiale, quotidiano e una scrittura concreta, priva di qualsiasi artificio, ha dato voce ai sentimenti più potenti, profondi, per questo contraddittori, che ogni essere umano nutre verso se stesso.

L’origine della creatività di Tenco, infatti, deriva da una prospettiva esistenziale, che è la principale causa della sua solitudine. L’esistere, per Tenco, si pone come un faticoso ex-sistere: rappresenta, infatti, la necessità di uscire da un essere limitato e finito per assecondare un forte bisogno di illusione, di sogno. Come è evidente dai testi di alcune tra le sue canzoni più importanti, Io vorrei essere là, La mia valle, In qualche parte del mondo, questi elementi di estraniazione vengono utilizzati come strumenti di verità che superano la realtà. Il desiderio di sogno, dunque, si pone come alternativa alla percezione di precarietà della vita, che accompagna Tenco giorno dopo giorno.

Nel testo di Un giorno dopo l’altro, questa precarietà emerge, da una parte, dalla percezione del passare del tempo; dall’altra, invece, dall’opposta ripetitività delle cose e delle azioni che rendono la vita sempre uguale. Di fronte al suo scorrere monotono, Tenco sembra voler esprimere il suo senso di inadeguatezza di fronte ad un universo troppo grande e complesso da decifrare, che lo rende piccolo, invisibile e insignificante.

Un giorno dopo l’altro
il tempo se ne va
le strade sempre uguali,
le stesse case

Un giorno dopo l’altro
la vita se ne va
domani sarà un giorno uguale a ieri

Il primo aspetto che torna regolarmente nelle canzoni di Luigi, il suo vero nodo poetico ed esistenziale, è la sensazione di costante inadeguatezza del cantautore rispetto all’ambiente che lo circonda. Emerge, da una buona parte di testi, la figura di un uomo solo, estraneo alla realtà in cui vive e incapace di creare un ponte di collegamento tra sé e il mondo esterno. In un verso mai cantato, in quanto appartenente ad una versione rimasta inedita di Ciao amore, ciao, racconta “Ormai la mia vita è una prigione di vetro”.

Un esempio perfetto dell’inconciliabilità di Tenco con il mondo è ben riscontrabile nel brano Io vorrei essere là, in cui “Io vorrei essere là” si scontra con “Ma devo rimanere” e – insieme – raccontano esattamente la condizione di un uomo sospeso tra due realtà contrapposte. Il disagio di Tenco è evidente, dalla sua prigione metaforica osserva le prepotenze del mondo, sente il bisogno di prendere posizione, ma la sua volontà di agire di limita all’azione di denuncia che porta avanti con la sua musica e con i suoi testi.

Vorrei essere là
Per dire a quei soldati
“Chi mai coltiverà
Domani il vostro campo?”

Vorrei essere là
Però, io non ci posso essere
Perchè anche nel mio campo, qui
C’è ancor tanto da fare

In Io vorrei essere là, quindi, quel “là” si contrappone al “qui”, che – invece – rappresenta perfettamente la condizione di un uomo che non ha ancora trovato il proprio posto nel mondo. Tenco è prigioniero della propria idea utopica di vita, fermo in un costante atto di attesa. L’unica cosa che sa fare è scrivere: le sue canzoni nascono, quindi, da questo suo stato di ricerca e volontà di perfezione.

Dai testi dei suoi brani, tuttavia, si può intuire immediatamente una consapevolezza: sa di trovarsi in una posizione improduttiva, conosce le proprie contraddizioni e il proprio ideale di vita irrealizzabile. Il senso di inutilità e di inferiorità che vive, scaturito dall’obiettivo di diventare qualcuno, rivela lo sguardo più disincantato di Tenco, severamente autocritico e realistico. Il presente è un elemento effimero, col passare del tempo nemmeno il sogno sembra essere più una via di fuga, perché la vita si fa sempre più prorompente e la coscienza, a sua volta, sempre più sensibile nel constatare il passare degli anni. La mancanza di speranza, dunque, annulla i sogni. L’oggetto della sua riflessione resta il tempo, che avanza senza indugi. È il tempo che brucia i sogni, le ambizioni e i sentimenti.

Andare via lontano
A cercare un altro mondo
Dire addio al cortile
Andarsene sognando
E poi mille strade grigie come il fumo
In un mondo di luci sentirsi nessuno

Nell’ultima fase della sua carriera, il messaggio di Tenco arriva ancora più chiaro, sgonfio di retorica, fedele alla sua personalità. Ciao amore, ciao, a tal proposito, presentata al Festival di Sanremo del 1967, rappresenta l’emblema perfetto della condizione in cui si trova. Il tema del brano è quello di un contadino che abbandona la propria realtà per cercare fortuna lontano dalla propria terra natale. Lo sfondo del pezzo, tuttavia, è sempre quello della precarietà esistenziale, che Tenco – in questo caso specifico – trasferisce nel personaggio dell’emigrante, che si ritrova coinvolto in un mondo completamente altro, fatto di luci che annientano l’identità.

Luigi Tenco è l’esempio esatto di una persona onesta e libera, capace di fermare attimi di verità, sintetizzandoli in una forma che ha saputo resistere al tempo. Un cantautore che non ha mai smesso di essere innanzitutto un uomo. È per questo che oggi, a oltre cinquant’anni dalla sua morte, le sue canzoni restano necessarie, imprescindibili e insostituibili, perché ha raccontato l’essere umano nei suoi aspetti più intimi, le sue contraddizioni e il suo vissuto più sofferto. Tutto questo, è evidente, poco o nulla ha a che fare con le mode e le contingenze. Tenco è senza tempo perché ha scelto di restare fedele a se stesso. Soprattutto quando è stato incoerente con se stesso, perché la verità passa anche da lì. E questi pochi versi, tratti da Vorrei essere là, lo dimostrano:

Vorrei essere là
per dire a quei bambini
che pure tanta gente
non ha un posto per vivere

Vorrei essere là
però io non ci posso essere
perchè non ho trovato ancora
il mio posto nel mondo

 

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