Be a Bear: la creatività che non ha bisogno di nascondersi

Nell’epoca della musica digitale, è possibile fare tutto con un iphone? Scrivere, registrare, persino promuovere una canzone?

Ma soprattutto: è possibile essere un orso?

Queste le domande che si è posto l’artista bolognese Filippo Zironi, in arte Be a Bear. Nel 2015 è lui il vincitore del concorso organizzato dall’etichetta indipendente La Fame Dischi, e da lì ha successivamente pubblicato il suo primo album Push-e-bah e l’EP Time, portando in giro per l’Italia con oltre quaranta date il suo particolare “visual-live”.

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A maggio è uscito il secondo album di Be a Bear, dal titolo Climb Your Time. In queste nove tracce elettro-pop vi è un’atmosfera pura e una sonora espressione del proprio tempo. Tutta la creatività è impiegata in suoni che riescono a emozionare e suscitare un’intenzione di positività.

La spontaneità è ricercata dal musicista, che riesce a coinvolgere l’ascoltatore. La linea musicale rimane impressa: Be a Bear con la sua musica diverte e si diverte con il suo disco che alla fine ci lascia in uno stato di piacevole entusiasmo.

Le visioni immaginate dall’artista sono riportate nelle sperimentazioni video e risultano una parte essenziale del progetto. In maniera semplice, i video creano un contenuto ludico che completano la sezione sonora e ciò si può notare nel video della canzone About Links.

Le canzoni sono state scritte, suonate, cantate e mixate da Filippo Zironi con il suo iPhone. A questo assetto coraggioso ed essenziale si aggiungono alcuni collaboratori esterni, come Victor De Jonge (voce e testo di Say Goodbye), Marco Milani (testo di About Links e Give Me // Change Me), Gabriele “Grigio” Gaggioli (feat. in About Links) e Davide Degli Esposti (testo di Martin Doesn’t Agree).

È evidente sin dal primo ascolto di Climb Your Time che Be a Bear rimane fedele ad un proprio stile. Missione importante, che contraddistingue il proprio lavoro e funziona molto bene. La mission minimalista dà poi all’album un gusto particolare e permette la messa in atto di quei tipici espedienti che stimolano la creatività:  vengono usati anche due giocattoli della figlia, come strumenti musicali.

Un album che merita attenzione, composto da un’elettronica e una ricerca ritmica che fa ballare e a tratti anche molto profonda.

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Ma dicevamo: è possibile essere un orso?

Ci sono voluti due viaggi, in India e in Canada, per arrivare a tale quesito e far nascere Be a Bear. Lui intende l’orso come l’atto di alzarsi in piedi e mostrare la propria stazza, creare musica che fa divertire, riflettere e gioire nel rispetto di tutti i popoli e delle altre culture. La musica è vista come la natura selvaggia e libera. L’orso viene considerato anche come un padre e quindi una perosna forte che nei momenti difficili non ti abbandonerà mai.

Quindi si: To Be a Bear, è possibile. E quest’album dimostra che è anche possibile ricavarne un messaggio efficace.

“La maggior parte degli animali si presenta con pudore. L’orso pesa da sei a ottocento libbre e se ne compiace. Non ha bisogno di nascondersi. Se fosse una persona, riderebbe rumorosamente in ristoranti tranquilli, indosserebbe abiti sbagliati in occasioni speciali e probabilmente giocherebbe a hockey.”

Craig Childs

Be A Bear
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Etichetta: La Fame Dischi

Testo: Micael Dellecaccie

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