Alt-J: alle volte uno si sente incompleto ed è soltanto giovane

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Alle volte uno si sente incompleto ed è soltanto giovane”.

Questa frase, tratta da Il Visconte Dimezzato di Calvino, definisce una condizione nota a tutti. Quella sensazione di incompletezza che affligge durante “gli anni più belli della nostra vita”, che dà la forza di trovare incessantemente un motivo per riempire quel vuoto, una lacuna che viene spesso colmata con l’arte. Una dedizione nei confronti della scrittura, della pittura, della musica, è sempre stata una delle soluzioni migliori per trasformare quell’incompletezza in qualcosa che abbia valore.

È proprio la musica ciò che ha permesso a Gwil, Gus, Joe e Thom, quattro studenti inglesi dell’Università di Leeds, di eliminare quella sensazione di incompletezza e di sentirsi finalmente “completi”. Misero su una band Alternative-rock e iniziarono a comporre brani nelle loro camere, utilizzando acidi per l’ispirazione e GarageBand per la composizione. La variazione, la trasformazione, stava alla base di tutto fin dal principio, fin da quella voglia di cambiare la routine. Modificarono il nome della band tre volte, passando da Dalijit Dhaliwal (in onore di una famosa giornalista inglese) a Films, fino ad arrivare al loro nome definitivo: ∆ (ALT-J).  In campo matematico questo simbolo (delta) sta a indicare una variazione, una mutazione, quella che è avvenuta nelle loro vite.

Il 25 maggio 2012 viene pubblicato l’album di debutto, An Awesome WaveUn album pieno di sonorità diverse, dal folk al ritmo hip-hop, il tutto abbellito da un ampio uso del sintetizzatore. Esso è una testimonianza della loro ampia cultura generale, il tema principale di quest’album è la cinematografia e per provarlo basta pensare al brano Matilda, che fin dall’inizio da espliciti riferimenti al film Leon di Luc Besson: “this is from Matilda”. Un’altra passione dei ragazzi è quella del viaggio, le storie dietro le città, i diversi punti di vista, le diverse culture, la geografia, e nel primo album c’è un elemento che riguarda proprio quest’ultima: la copertina, un’immagine radar del delta del fiume Gange.

Se nel primo album l’elemento principale era il cinema, in This is All Yours, secondo album pubblicato nel 2014, l’elemento principale diventa il viaggio, il rapporto tra uomo e natura.

È ambientato a Nara (capitale del Giappone durante gli anni 710-794), prima città giapponese entrata a far parte dell’UNESCO, diventata famosa per la leggenda in cui si narra che il Kami (divinità) del santuario di Kashima arrivò nella città in sella a un cervo bianco. Da allora i cervi vagano liberi per la città, vengono considerati sacri e messaggeri divini. Tema a parte, si notano le tipiche sonorità della band, influenzate come sempre da un uso massiccio del sintetizzatore.

Intorno al 05 marzo 2017 veniva pubblicato dalla band un teaser raffigurante un codice binario: “00110011 01110111 01110111”. Tradotto significa “3WW”, il primo singolo del terzo album: Relaxer (2017). Nessun annuncio ufficiale, soltanto un teaser seguito da frequenti immagini sui social.

Il video ufficiale viene pubblicata il 13 Aprile e mostra ancora una volta la loro passione per il cinema. Viene rappresentata una storia d’amore e di perdita sotto forma di cortometraggio, ambientata nelle montagne del Messico. Il sound di quest’album è caratterizzato da una fusione tra mondo acustico ed elettronico, con video raffiguranti paesaggi desertici virtuali e cupi, con collaborazioni di un certo spessore (Hans Zimmer), e con una prova del nove: una cover, l’ennesima nel mondo della musica, di The House of Rising Sun.  Arrangiata con l’intento di creare un’atmosfera “dark”, con un cantato che ricorda (in fondo, ma proprio in fondo) un certo Johnny Cash

Il sound degli Alt-J ha ricevuto molte critiche in questi anni, sia per i loro arrangiamenti, (“basta una loop-station e GarageBand” è una frase esempio che si legge spesso sul web), sia per i loro live, in cui si nota una certa abilità del cantante nello “stonare” durante certi pezzi. E se Frank Zappa aveva ragione nel dire che “ogni stecca ripetuta due volte è l’inizio di un nuovo arrangiamento”, che ben vengano ogni tanto questi problemi.

E se basta una LoopStation e un software, che ben venga anche quello. Perché gli Alt-J hanno creato un sound tutto loro, che piace, che continua a riempire palazzetti in tutto il mondo, e soprattutto che nonostante le critiche, ispira giovani musicisti.

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