Les Pieds sur Terre: un documentario su capitalismo e difesa della terra

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Les pieds sur terre (i piedi su terra) è un documentario girato tra dicembre 2012 e maggio 2015 nella piccola frazione de Notre Dame des Landes, Liminbout (Bretagna). Con un carattere rurale e un economia basata sull’agricoltura e l’allevamento, qui agricoltori storici, contadini, sindacalisti, persone venute a cercare un altra vita, squatters più o meno confermati, imparano a vivere e a lottare insieme. Il film ci immerge completamente nella vita quotidiana del paese che con il passare degli anni è diventato il simbolo della lotta contro l’ aeroporto e il suo mondo.

Un po’ di cifre sono dovute, per una chiara ricostruzione della storia: nell’ormai lontano 1970 si delinea un progetto di costruire un aeroporto in questa zona. Passano gli anni e nel 2000 l’idea dell’aeroporto è rilanciata. Finalmente inizio 2018 il progetto è abbandonato. Dopo questa decisione, lo stato mostra tutti i denti per sfollare gli zadisti, appunto dalla zona ZAD. Per capire chi sono, occorre un passo indietro.

Per gli urbanisti ZAD sta per “Zona a Pianificazione diversificata”, ma per tutti ora sta per Zone a difendere. Giunti da svariate regioni della Francia e dell’Europa per partecipare alla difesa del territorio contro quest’ idea folle di costruire un aeroporto internazionale.

Il loro desiderio è di abitare sul territorio in lotta, che permettesse di essere vicino alle persone che si oppongono da più o meno da 40 anni. Approfittare degli spazi in stato di abbandono per vivere insieme e coltivare la terra, essere autonomi contro il sistema capitalista. Non sono assolutamente degli hippie ma sono delle persone con un altro stile di vita, rifiutano la società capitalista, le loro regole, vivono aiutandosi e con molto poco. Unica pecca: non pagano lo stato. Hanno occupato le terre e questo in un sistema che sta per rispettare le proprie regole, è da condannare, il governo che vigila su tutti noi non può permetterlo. Per di più poi la potente federazione nazionale dei sindacati (FNSEA) auspica ad una buona fetta della torta, reclama ora, una volta che la terra è li’ il terreno occupato dagli zadisti e al solito vuole imporsi con i loro metodi di produzione intensiva e con tutto ciò’ che segue, come l ‘uso di pesticidi in maniera massificata.

Ìl documentario non è centrato sulla lotta ma segue il quotidiano delle persone che occupano lo stesso suolo, da una parte gli storici agricoltori, quelli del luogo, dall’altra gli Zadisti.

Il film mostra cosa accade in realtà quando dei giovani Zadisti vengono a installarsi accanto a dei contadini tradizionali, la convivenza di entrambi. Questa sinergia di persone così diverse, che con gli anni sono riusciti a instaurare un buon equilibrio. Tante le idee che emergono: una coppia di agricoltori che passerà al bio, un altra coppia che aprirà un chiosco, la giovane vicina “normale” e curiosa attirata per l’energia dei nuovi arrivati che osserva a distanza e che un giorno vedrà… tutti questi personaggi avvincenti, bene ancorati nel mondo reale, seppur con le loro proprie contraddizioni, compongono un concentrato di umanità e incoraggia a porsi delle domande sul proprio essere, sul proprio ruolo in seno a questa società. Seppur non si intende voler dare numeri ma alcune cifre sono importanti per ben afferrare il concetto, quindi un po’ un sunto è di seguito delineato.

Dopo l’abbandono da parte dello stato del progetto dell’aeroporto, l’after day è stato il seguente: pugno duro di Macron, 2500 poliziotti per far sloggiare si e no 150 ZADisti su una superficie di circa 1600 ettari. Inoltre nelle ultime settimane 11000 granate in dieci giorni, dei blindati, 272 feriti di cui dieci gravi e 29 squats distrutti. In pratica un martello enorme per schiacciare dei minuscoli moscerini.

Molti zad militano per una gestione collettiva delle terre, reclamano che la gestione della stessa deve essere gestita a chi l’ha difesa.

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“On est en plein choc des valeurs” (siamo in pieno crisi di valori) dice Marcel Thébault una delle figure di lotta chiave. Tutta una visione diversa del mondo è in gioco: da una parte le istituzioni dall’altra gli alternativi. In piena era di riscaldamento climatico, della distruzione dell’ambiente, lo scontro planetario tra l’avidità del capitalismo e la semplice sopravvivenza di questo modo alternativo è in atto. Il pianeta intero è, in buona sostanza, la “zona a difendere”.

Ma la lotta continua, in tanti sono arrivati per sostenere la causa degli ZADisti. Quindi l’affare non è ancora chiuso. Hanno distrutto ma sarà ricostruito. La ZAD è veramente la guerra delle idee, la guerra dell’individualismo contro il collettivismo.

 

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